Il Silenzio e la Preghiera

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Oggi 6 ottobre, in occasione della ricorrenza della festività di San Bruno, dopo aver ascoltato il contributo audio che ne riassume la figura e la vita, voglio proporvi una meditazione certosina sul silenzio. Il silenzio, uno dei componenti essenziali della vita certosina e del suo fondatore, elemento indispensabile per procedere alla ricerca dell’Assoluto.

Il silenzio è una partecipazione al silenzio divino e, per questo, è la matrice in cui nascono gli atteggiamenti fondamentali della persona umana, come l’amore, la pace interiore, la saggezza, la fortezza, la povertà di spirito, il valore, la solitudine, la lode, la gratitudine, l’avvicinamento a Dio, l’ascolto della sua parola e la gioia nello Spirito Santo. Tuttavia, la matrice, che è il silenzio, genera timore di Dio, la paura, il terrore dello spirito, la tristezza, l’accidia, il dolore, partecipazione a tutte le tribolazioni e le sofferenze dell’umanità. Egli, il silenzio, può portare tutta l’ambiguità del mondo e tutte le sua bellezze e le sue grandezze.

Il nostro silenzio ci insegnerà anche ad accettare il silenzio di Dio. Dio, che a volte sembra inesistente o sordo, ma non lo è. È solo silenzioso ed il suo silenzio è Parola d’amore. Silenzio divino che ci educa e ci rivela che il silenzio deve diventare il modo più profondo di comunicazione con Dio e con i fratelli, l’ambiente fondamentale del cuore che cerca Dio e si unisce a Lui nell’amore e lì trova i fratelli. Si tratta di un silenzio che nasce dal desiderio di Dio e si nutre di esso. San Giovanni della Croce parla del centro dell’anima, dove niente e nessuno può introdurre rumore e dove lo Spirito Santo celebra le sue feste d’amore (Fiamma I, 9). San Bruno parla dei frutti del Paradiso, della pace che il mondo ignora e della gioia dello Spirito Santo.

Chiediamo a Dio oggi, per l’intercessione del grande silenzioso San Bruno, la grazia di penetrare in questo silenzio di Dio, a cui siamo invitati e in cui Lui rivela il suo mistero di amore ineffabile.

In un tempo come il nostro in cui il rumore, la dispersione, il deterioramento di interiorità, la violenza in parole e opere, la mancanza di vera comunicazione, mettono in pericolo l’equilibrio umano ed anche il senso della vita, il monaco silenzioso è testimone di un’esistenza realizzata, serena, raggiante e unificata nell’amore.

Sappiamo che Dio nel suo amore concede questo silenzio interiore allo spirito attento e purificato. Il silenzio con Dio ha un valore in sé, perché Dio è Dio. E come un grande teologo ha scritto: “Ignorare la necessità del silenzio con Dio significa svuotare il cristianesimo della sua propria sostanza” (E. Schillebeeckx). Poiché Dio è Dio, perché Dio è la pienezza di fronte alla quale tutte le parole articolate diventano povertà e esitazione. “Anche se inizialmente ci costa tacere, se siamo fedeli, a poco a poco da questo nostro silenzio nascerà qualcosa in noi che attrarrà un silenzio maggiore” (Isacco di Ninive).

Mi rendo conto che ci sono molte parole sul silenzio. È un paradosso. Vorrei che siano piccoli veicoli che ci introducano nel silenzio maggiore di cui parla San Bruno: “Lo sanno solamente quelli che ne hanno fatto esperienza…La pace che il mondo ignora e la gioia nello Spirito Santo”. E se non ci introducono, farci almeno conoscerlo, desiderarlo, amarlo e scoprire in esso l’amore infinito di Gesù, che è la parola con cui Dio, nel suo amore, ha rotto il suo silenzio eterno.

Amen.

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