18 Settembre 2020 – 26° anniversario della Consacrazione dell’Altare

DALL’ALTARE AL CUORE DEL MONDO

Carl Rahner *

Il teologo tedesco, nato nel 1904, ci spiega come Dio entra nella nostra vita umana mediante il ministero sacerdotale, che testimonia la presenza trasfigurante del Signore nel mondo: il sacerdote attualizza il mistero di Cristo per mezzo dei sacramenti, l’Eucaristia soprattutto, e attraverso la proclamazione della Parola, che insieme prepara e sviluppa la parola sacramentale.

Il sacerdote scende dall’altare, si immerge nel mondo, annunzia il messaggio a tempo e contro tempo, opera e lotta per il Regno di Dio, cercando di sottomettere la terra al dominio di Dio. Al principio e al termine del suo agire c’è l’attualizzazione del mistero di Cristo nell’offerta del sacrificio e nell’amministrazione dei sacramenti; al principio e al termine della sua parola c’è la parola sacramentale. Ma è proprio per questo che egli ha l’obbligo di dire qualche altra cosa oltre la parola sacramentale. Quando non è in senso stretto «forma» del sacramento, la proclamazione del mistero cristiano, cioè la parola cristiana, in sé non è altro che la preparazione e lo sviluppo della parola propriamente sacramentale. Essa resta sempre subordinata a quest’ultima; costituisce l’insegnamento che preparerà i popoli alla recezione del battesimo; mentre, per quelli che l’hanno ricevuto, rappresenta l’insegnamento dei comandamenti di Dio, affinché la vita battesimale rimanga attiva in essi e porti i frutti dello Spirito.

Colui che mediante la sua parola offre a Dio l’Agnello sull’altare, deve anche proclamare ad alta voce verso il mondo: «Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!» Chi pronunzia su di un uomo le parole sacramentali della grazia e della vita – parole che esprimono la divina volontà di salvezza, ma che divengono efficaci solo a condizione che in esse si esprima anche la fede dell’uomo che accetta la salvezza – quegli le pronunzierà nel dovuto modo unicamente se con la sua propria testimonianza, l’insegnamento e le esortazioni, egli aiuta quell’uomo a sentirle scendere su di sé con una fede autentica. Colui che fa del pane e del vino di questa terra il segno visibile della presenza del Crocifisso e del Risorto, quegli assume proprio per questo fatto il compito di lavorare e combattere affinché questa terra, con gli uomini che la abitano, sia afferrata da Dio; affinché consacrata, introdotta nella sfera di Dio, essa rifletta visibilmente la gloria invisibile di Dio. Colui che rende presente in questo mondo l’amore di Dio, non solo non può mantenere il silenzio sull’importanza eccezionale dell’obbligo che ci deriva dalla volontà d’amore di Dio, ma è anche obbligato a dire agli uomini che Dio vuol prendere posto nella loro vita. Se il Regno di Dio si fa presente attraverso il ministero del sacerdote, allora bisogna che sia lui a proclamare: «Fate penitenza, il Regno di Dio è tra voi» (cfr. Mi. 3, 2).

Il Cristo ha dovuto rendere testimonianza di sé stesso con la Parola che era lui stesso: così anche il sacerdote dovrà rendere testimonianza della presenza di Cristo, che si manifesta grazie a lui e alla sua azione, in un determinato punto dello spazio e del tempo.

Se dunque l’uomo del culto è anche pastore delle anime, non lo è per semplice giustapposizione. Egli è pastore delle anime perché è l’uomo del culto attraverso una parola umana, che deve essere sviluppata, spiegata, difesa; che deve essere accolta nella fede, perché egli rende attuale la realtà di Cristo ‘Che è il principio della trasfigurazione del mondo’. Questa realtà è il lievito atto a sollevare l’intera creazione che, attraverso la consacrazione della storia del mondo, deve diventare per tutta l’eternità un santo segno indicante che Dio è tutto in tutti (I Cor. 15, 28).

 

* Sendung und Gnade, Tyrolia-Verlag, Innsbruck-Wien-Munchen, 3. Auflage 1961.

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