Chiesa di S. Maria di Castagneto

CHIESA DI S. MARIA DI CASTAGNETO

Tratto da:

“LE CHIESE DI FORMIA, dalle origini ai giorni nostri”, di Maurizio Liberace (prefazione di Cristoforo Sparagna). A cura del Centro Studi Archeologici “P. Mattej”, Formia – Prima edizione – Formia, gennaio 1981 – stampato dalle grafiche D’Arco, Formia.


Ha origine assai antica ed è ubicata presso l’attuale Cimitero di Formia, non lungi dalla strada per Maranola. Nel 1158 il Papa Adriano IV emanò una bolla in cui si indicano le Chiese appartenenti alla Diocesi di Gaeta[1]. Tra queste non fi­gura la Chiesa in oggetto, che troviamo, invece, nella bolla del Papa Alessandro III del 1170[2].

Questo ci fa pensare che sia stata costruita tra il 1158 ed il 1170, probabil­mente dalla famiglia Gattola di Gaeta[3].

Sappiamo che nel 1200 era juspatronato dei nobili gaetani Adenolfo Gattola e Giovanni da Ceccano[4]. Questi, all’inizio dello stesso anno, fecero ricorso al Papa Innocenzo III, poiché Pietro II, Vescovo di Gaeta, a loro insaputa, aveva do­nato la Chiesa ad un giovane di quattordici anni, figlio della concubina del chieri­co Giovanni[5]. Nel marzo del 1200 il Papa impose al citato Vescovo di annulla­re la donazione e di affidare la Chiesa a persona legittimamente scelta dai pre­detti Adenolfo Gattola e Giovanni da Ceccano.

Il primo maggio successivo, il detto Pietro II, con un decreto, precisò che, morto il prete Guido Basso, Priore della Chiesa di S. Maria di Castagneto, Ade­nolfo Gattola, Giovanni da Ceccano e Leone Scarano, in forza del loro diritto di juspatronato, avevano scelto come nuovo Priore del sacro luogo Ruggero, figlio di Giovanni Pagano[6]. La scelta del Priore fu approvata dal Vescovo e dallo stesso Pontefice[7].

S. Maria di Castagneto era aperta al culto nel XIV secolo. Se ne ha confer­ma dal fatto che, nel 1341, fu scelta dal notaio Angelo d’Angelo d’Andrea come sede per la redazione dell’atto di nomina del Frate Benedetto di S. Stefano ad Abate del Monastero di S. Erasmo di Castellone.

Nel 1450 ne era Priore il chierico Matteo Spataro[8], il quale fu insediato nel sacro ufficio il 21 giugno dell’anno seguente. Della Chiesa non si hanno più notizie fino al 1579, quando morì Don Dionisio Spirito al quale era stata affidata.

Nel dicembre dello stesso anno ne era Priore il chierico Alessandro Spataro[9].

Sul finire dell’anno 1658, il Vescovo di Gaeta, D. Gabriele Ortiz, visitò la Chiesa e si rese conto che il tetto aveva bisogno di riparazioni urgenti. Ordinò, di conseguenza, che i debitori e «i rendenti» della Chiesa pagassero all’Arciprete di Maranola, D. Francesco Marano, al più presto, le quote dovute.

Le riparazioni vennero eseguite l’anno successivo. L’8 maggio del 1728 a S. Maria di Castagneto veniva in Visita Pastorale Carlo Maria Pignatelli, Vescovo di Gaeta, mentre ne era beneficiario D. Tommaso Gattola. Nel «Ragionamento istorico genealogico della famiglia Gattola» si legge che nella Curia Vescovile di Gaeta esistevano tre volumi contenenti le nomine per la detta Chiesa: il primo conteneva 93 documenti, datati tra il 1579 e il 1662; il secondo 134 documenti tra il 1693 e il 1714; il terzo 64 documenti tra il 1718 e il 1731[10].

Nel 1731 ne era Priore D. Carlo Gattola[11]. Un certo diritto nella cura della Chiesa, fin dal 1 579, era stato acquisito dai Governatori della Chiesa dell’Annunziata e dal Vescovo[12].

L’8 giugno del 1748 il Vescovo di Gaeta, Gennaro Carmignani, visitò la Chiesa, di cui era beneficiario il suddetto Carlo Gattola. Dai verbali della Visita ri­sulta che il tempio veniva aperto solo il 1 5 agosto di ogni anno; che aveva biso­gno di essere ripulito, essendo rifugio di «pipistrelli, steglioni, topi ed altri immon­di animali» che lasciavano i loro rifiuti dovunque[13].

Nonostante accurate ricerche in archivi locali, non è stato possibile reperire documenti, che trattino della storia di questa Chiesa, tra la metà del XVIII e l’ini­zio del XX secolo.

È stata restaurata ed aperta al culto dopo l’ultimo conflitto mondiale. È ad una sola navata, con un campanile posto avanti nel mezzo della facciata[14].

Guardando attentamente i muri esterni, si nota che sono stati costruiti con materiale rinvenuto sul posto. Si scorgono pezzi di vasellame, di orci; alcune grosse pietre perfettamente squadrate; due pezzi di trabeazione con triglifi e metope contenenti, fra l’altro, figure di bucranio; pezzi di architrave con bassorilievi di figure floreali e visi umani. Il tutto è, senz’altro, di epoca romana e proviene, da un grande edificio, che doveva sorgere nei pressi.

Non bisogna dimenticare che la zona a sud della Chiesa, si chiama «Palaz­zo», ove si trovano alcuni grossi blocchi di pietra squadrati, con i segni dei ganci di ferro, che li univano. Più a sud si notano anche pezzi di colonne ed un bellissi­mo capitello corinzio.

È opportuno aggiungere che il nome di «Palazzo», dopo Augusto, veniva per antonomasia dato a tutte le residenze reali o sontuose[15].

 

[1] C.D.C. vol. Il, pag. 283.

[2] C.D.C. vol. Il, pag. 293.

[3] In un documento del marzo del 1200 è scritto testualmente «quod cum In Ecclesia Sanctae Mariae de Castagneto ius ad eos pertineat Patronatus».

[4] C.D.C. voi. Il, pagg. 325-326.

[5] Il Vescovo aveva compiuto la donazione anche dietro pressione del Conte Diopoldo, di cui il chie­rico Giovanni era fedele seguace.

[6] Ruggero rimase in carica fino al 1235.

[7] «Ragionamento istorico genealogico della famiglia Gattola» – Napoli 1788.

[8] La sua nomina viene proposta dai Patroni: Francesco Gattola, Giovanni Gattola, figlio di Renzo, Angelo di Ceccano, Angiolillo di Albito e Benedetto Spataro.

[9] La nomina è proposta dai Patroni: Lucrezia Squacquara, moglie di Luigi Spataro, Benedetto Squacquara, figlio di Angelo e Fabio Squacquara, figlio di anco, in qualità di eredi di Francesco da Ceccano; da Giovanni, Alessandro, Pietro e Torquato Gattola, quali discendenti del suddetto Francesco gattola;L infine, da Erasmo Prospero di Albito, discendenti di Angelillo di Albito.

[10] Durante i recenti lavori di riordinamento dell’A.D.G. sono stati trovati i suddetti volumi di nomine.

[11] La proposta è fatta dai Patroni: Francesco, Gabriello. Onofrio, Maria, Vincenzo. Riccardo, Roberto, Tiberio e Antonio Gattola; Salvatore Guastaferro; Nicola, Bernardo e Gasparre di Albito. Si ag­giungono a questi i Governatori della Chiesa dell’Annunziata ed il Vescovo.

[12] Successivamente, in seguito a discordia, sorta sul diritto di nomina, Antonio e Paola Gattola chie­sero, dopo aver consultato la Curia Vescovile ed i volumi di nomina, che il diritto di patronato fos­se diviso tra i discendenti: di Francesco Gattola, di Angiolillo di Albito, di Angiolillo di Francesco da Ceccano; con due parti a Paolo, Nicola ed Erasmo Gattola ed una parte a Pasquale Guastafer­ro. La richiesta fu esaminata nel 1767 e definitivamente approvata il 22 aprile 1786.

[13] Verbali della S. Visita di Mons. Carmignani del 1 748, conservati nell’A.D.G.

[14] Un esempio di struttura architettonica simile è offerto dalla Chiesa di S. Maria di Correano presso Selvacava.

[15] M. Kirchmayer, «L’Architettura Italiana» – Torino 1956.