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7 Marzo 2021 – III Domenica di Quaresima.

Vangelo

Gv 2,13-25

In quel tempo, 13si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà.
18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 19Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 20Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 21Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
23Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. 24Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: I mercanti nel tempio e quelli nel nostro cuore >>> 

…Non fate della casa del Padre mio un mercato… Mi domando qual è la vera casa del padre. Una casa di pietre? «Casa di Dio siamo noi se custodiamo libertà e speranza» (Eb 3,6). La parola di Gesù allora raggiunge noi: non fate mercato della persona! Non comprate e non vendete la vita, nessuna vita, voi che comprate i poveri, i migranti, per un paio di sandali, o un operaio per pochi euro. Se togli libertà, se lasci morire speranze, tu dissacri e profani il più vero tabernacolo di Dio. E ancora: non fate mercato della fede. Tutti abbiamo piazzato ben saldo nell’anima un tavolino di cambiamonete con Dio: io ti do preghiere, sacrifici e offerte, tu in cambio mi assicuri salute e benessere, per me e per i miei. Fede da bottegai, che adoperano con Dio la legge scadente, decadente del baratto, quasi che quello di Dio fosse un amore mercenario. Ma l’amore, se è vero, non si compra, non si mendica, non si finge….


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il Tempio alleggerito >>>

Il testo evangelico di questa III domenica di Quaresima si apre con l’annotazione che Gesù, in prossimità della Pasqua, si reca a Gerusalemme (Gv 2,13). Si tratta della prima delle diverse salite a Gerusalemme che Gesù compirà secondo il IV vangelo. Secondo i Sinottici, invece, vi è salito un’unica volta e al termine del suo ministero e della sua vita. Qui siamo all’inizio del ministero (e del vangelo) e il testo già si propone come anticipatore degli eventi della passione, morte e resurrezione di Gesù. In effetti, alla domanda sul segno che fonda la sua autorità per compiere i gesti profetici che ha operato nel Tempio, Gesù risponde: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19). E il verbo usato, eghéiro, significa anche rialzare, ma è tipico per indicare la resurrezione. Si tratta di un annuncio pasquale, come specifica il narratore: “Egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2,21). Il testo ha dunque una qualità rivelativa: il Cristo morto e risorto è il tempio escatologico, il luogo di incontro, alleanza e comunione tra Dio e uomo. Inoltre, nell’evento pasquale Cristo è la vittima e l’offerente. Egli, che dal Tempio non scaccia solo i cambiavalute, ma anche gli animali per i sacrifici, morirà come agnello pasquale a cui non è spezzato alcun osso (cf. Gv 19,33.36) e deporrà liberamente la propria vita per riprenderla di nuovo (cf. Gv 10,17-18). …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

“Dissolvete questo santuario e in tre giorni lo farò risorgere!” >>> 

Il vangelo è critica radicale a ogni immagine religiosa – e atea! – di Dio. Dio è amore e nient’altro che amore. Non è legge e punizione; tanto meno dominio o mercato. È amore e perdono, servizio e gratuità. Le persone religiose, che trasformano il vino in acqua, uccideranno Gesù. Ma il suo corpo, che vive pienamente l’amore del Padre e dei fratelli, sarà il nuovo santuario, dove si adora in Spirito e verità.

27 Febbraio 2021 – II Domenica di Quaresima.

Vangelo

Questi è il Figlio mio, l’amato.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Conservare la luce per quando viene il buio >>>

… Il monte della luce, collocato a metà del racconto di Marco, è lo spartiacque della ricerca su chi è Gesù. Come in un dittico, la prima parte del suo libretto racconta opere e giorni del Messia, la seconda parte, a partire da qui, disegna il volto altro del “Figlio di Dio”: vangelo di Gesù, il Cristo, il figlio di Dio (Mc 1,1).
Il racconto è tessuto ad arte con i fili dorati della lingua dell’Esodo, monte, nube, voce, Mosè, splendore, ascolto, cornice di rivelazioni. Nuovo invece è il grido entusiasta di Pietro: che bello qui! Esperienza di bellezza, da cui sgorga gioia senza interessi. Marco sta raccontando un momento di felicità di Gesù (G. Piccolo) che contagia i suoi. A noi che il fariseismo eterno ha reso diffidenti verso la gioia, viene proposto un Gesù che non ha paura della felicità. E i suoi discepoli con lui. Gesù è felice perché la luce è un sintomo, il sintomo che lui, il rabbi di Nazaret, sta camminando bene, verso il volto di Dio; e poi perché si sente amato dal Padre, sente le parole che ogni figlio vorrebbe sentirsi dire; ed è felice perché sta parlando dei suoi sogni con i più grandi sognatori della Bibbia, Mosè ed Elia, il liberatore e il profeta; perché ha vicino tre ragazzi che non capiscono granché, ma che comunque gli vogliono bene, e lo seguono da anni, dappertutto. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Vicini alla luce >>>

…Notiamo anche che i verbi di cui Gesù è soggetto nel v. 2 (“prendere con sé” e “portare su”) suggeriscono l’iniziativa di Gesù, quasi il suo sobbarcarsi i discepoli, come se li prendesse sulle spalle, e l’introdurli in alto, quasi in un movimento iniziatico. Si tratta di un salire che tende aun’unità, a una convergenza, a una comunione.

I Padri della Chiesa hanno molto sottolineato il movimento ascensionale come essenziale per giungere a una comunione e contemplazione di Dio in Cristo. Certe spiegazioni mistiche hanno anche colto i tre personaggi come riferimento ad attributi o virtù necessari per salire la montagna della contemplazione: Pietro indicherebbe la saldezza della fede, Giacomo la perseveranza e la costanza anche di fronte alla persecuzione, Giovanni rinvierebbe alla grazia e all’amore. Ma al di là di queste letture allegoriche, è vero che c’è un comune innalzarsi, ma guidati da Gesù, c’è un comune ascendere dei tre discepoli, ma trascinati da Gesù. Gesù li conduce verso un luogo in cui ciò che conosceranno (e di cui Gesù mostra di avere ben coscienza: 9,1), rasenterà l’indicibile, tanto che egli proibirà loro di dire a chicchessia ciò che avevano visto (Mc 9,9). Vi è qualcosa di intimo e di unico che si verifica: la comunicazione della propria identità e della propria unicità da parte di Gesù. La condivisione della sua solitudine più profonda. Qualcosa che rischia di essere micidiale anche per i discepoli.

Che significa entrare in questa intimità con Gesù? Che significa per la propria vita, cogliere la gloria del Signore sul volto di colui che ha appena annunciato la propria passione e morte? Che significa per i discepoli essere messi a parte della verità personale di Gesù? Non significa forse uno sprofondare nel cammino di sofferenza dietro a lui? Sì, i discepoli, così vicini alla luce (il nome Tabor, che è il monte che a partire dal IV secolo è stato identificato dalla tradizione bizantina come il monte della Trasfigurazione, significa “vicino alla luce”), comprendono oscuramente il destino di sofferenza e morte che è anche per loro, comprendono altresì che possono integrare questa prospettiva di sofferenza e morte nel loro cammino dietro a Gesù, comprendono ancora oscuramente che questa prospettiva è gravida anche di una promessa di resurrezione. Anche se per loro questa parola e questa prospettiva, “resurrezione”, come annota Marco, restano enigmatiche (Mc 9,10). ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

“Questo è il mio Figlio diletto: ascoltate lui!” >>>

Gesù è il vero volto di Dio e dell’uomo: il Padre ci ordina di ascoltare lui per diventare come lui. Gesù ha la gloria del Figlio perché si è fatto fratello di tutti, nelle vita e nella morte: ama noi con lo stesso amore del Padre …

Vangelo di Marco – p. Silvano Fausti s.j.

 

21 Febbraio 2021 – I Domenica di Quaresima.

Vangelo

Gesù, tentato da satana, è servito dagli angeli

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: La tentazione ti spinge a scegliere la tua bussola >>>

… L’arcobaleno, lanciato sull’arca di Noè tra cielo e terra, dopo quaranta giorni di navigazione nel diluvio, prende nuove radici nel deserto, nei quaranta giorni di Gesù. Ne intravvedo i colori nelle parole: stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Affiora la nostalgia del giardino dell’Eden, l’eco della grande alleanza dopo il diluvio. Gesù ricostruisce l’armonia perduta e anche l’infinito si allinea. E nulla che faccia più paura. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Spinto verso la fatica del deserto >>>

… La pagina evangelica inizia in modo inatteso e brusco: “E subito lo Spirito scaccia Gesù verso il deserto”. L’immediatezza dice che Gesù non si è preparato a questa andata nel deserto, che la cosa giunge improvvisa. E il verbo il cui soggetto è lo Spirito, il verbo greco ekballein (sospingere, scacciare) esprime una certa violenza, una costrizione. Lo Spirito getta fuori, spinge Gesù nel deserto. A dire che l’azione spirituale è un’azione non coincidente con il desiderio umano. Gesù si lascia trascinare, ma non è una sua iniziativa, una sua scelta l’andare nel deserto. Forse si vuol significare che solo la forza dello Spirito può consentire di reggere la prova del deserto e che andarvi per eroismo o protagonismo spirituale è un atto spiritualmente suicida. La radicalità del deserto può affascinare, ma essa rigetta chi vi si inizia senza la mozione dello Spirito. ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Fu tentato dal diavolo

a. Il diavolo tenta sempre chi fa una scelta buona: vuole toglierlo dalla via di Dio e condurlo su quella del male. La tentazione è segno che stiamo seguendo Gesù. Ogni testo del Vangelo mostra come Gesù ha vinto il male con il bene: ci libera dalla brama di possedere cose, persone e Dio stesso con la povertà, il servizio e l’umiltà. Questo è il regno di Dio.

b. Perché è bene avere tentazioni? Perché è male cadere nelle tentazioni?

c.Cosa avviene se, ogni testo del Vangelo che ascolto, prendo come chiave di lettura le prime parole di Gesù: “ È finito il tempo” di aspettare, perché “il regno di Dio è arrivato” – è ciò che lui fa in quel racconto – se io mi “converto” a lui e “credo al Vangelo”?     …

17 Febbraio – Mercoledì delle Ceneri

Vangelo

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Santa Messa ore 19.00 >>>           Omelia don Mario Testa >>>


 

14 Febbraio 2021 – VI Domenica del T.O.

Vangelo

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Omelia di don Mario Testa >>>


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Dio vuole guarire tutti. Non rifiuta mai nessuno >>>  

Entra in scena un lebbroso, un disperato che ha perso tutto: casa, lavoro, amici, abbracci, dignità e perfino Dio. Quell’uomo che si sta decomponendo da vivo, per la società è un peccatore, rifiutato da Dio e castigato con la lebbra. Viene e si avvicina a Gesù, e non deve, non può, la legge gli impone la segregazione assoluta. Ma Gesù non scappa, non si scansa, non lo manda via, sta in piedi davanti a lui e ascolta. Il lebbroso avrebbe dovuto gridare da lontano, a chi incontrava: “immondo, contagioso”; invece da vicino, a tu per tu, sussurra: se vuoi puoi rendermi puro!. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Un tu che ha a cuore la guarigione >>>

…Il brano evangelico di questa domenica presenta l’incontro di Gesù con un lebbroso. E per cogliere adeguatamente il senso di tale incontro occorre riflettere sulla condizione del lebbroso nella Bibbia. Anzitutto va ricordato che se per noi il termine “lebbra” designa la lebbra classica, il cui bacillo fu scoperto da Hansen nel 1871, per la Bibbia esso abbraccia un’ampia serie di affezioni cutanee e malattie della pelle: micosi, psoriasi, leucodermia, leucoplasia, dermatosi con calvizie, eczema, ecc. Si tratta di malattie che si evidenziano sulla pelle e divengono una sorta di marchio visibile, non solo della malattia stessa, ma anche della vergogna ad essa connessa.. ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Voglio, sii mondato!

Voglio, sii mondato!Il lebbroso è escluso dalla casa, dalla comunità e dalla società: è un morto vivente. Per legge deve stare lontano da tutti. La lebbra è come il peccato: ci pone lontani dai fratelli, in solitudine di morte. Chi, come la suocera di Pietro, si mette a servire, è guarito dalla lebbra: passa dalla morte alla vita perché ama i fratelli. >>>

7 Febbraio 2021 – V Domenica del T.O.

Vangelo

Guarì molti che erano affetti da varie malattie.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Omelia di don Mario Testa >>>


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Un “oltre” cui affidare la nostra speranza >>>  

All’inizio della vita pubblica Gesù attraversa i luoghi dove più forte pulsa la vita: il lavoro (barche, reti, lago), la preghiera e le assemblee (la sinagoga), il luogo dei sentimenti e dell’affettività (la casa di Simone). Gesù, liberato un uomo dal suo spirito malato, esce dalla sinagoga e “subito”, come incalzato da qualcosa, entra in casa di Simone e Andrea, dove “subito” (bella di nuovo l’urgenza, la pressione degli affetti) gli parlano della suocera con la febbre. Ospite inatteso, in una casa dove la responsabile dei servizi è malata, e l’ambiente non è pronto, non è stato preparato al meglio, probabilmente è in disordine. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Insieme per imparare >>>

…Il brano evangelico di questa domenica si trova all’interno di quell’unità di tempo e di luogo chiamata “giornata di Cafarnao” (Mc 1,21-39) che rappresenta una “giornata tipo” del ministero di Gesù e che svolge una funzione programmatica e sintetica dell’intera attività di Gesù. Se l’azione qui si svolge a Cafarnao (Mc 1,21), in verità essa si estende a tutta la Galilea (Mc 1,39). Se a Cafarnao Gesù predica (Mc 1,21-28) e compie guarigioni cacciando demoni (Mc 1,29-34), questo è ciò che egli farà anche “altrove” (Mc 1,38): “(Gesù) andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni” (Mc 1,39). In particolare, l’evangelo odierno ci presenta l’incontro di Gesù con persone malate nel corpo e nella mente e la sua attività di cura e di guarigione.. ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

La febbre la lasciò e serviva loro.

È il primo miracolo di Gesù, il più piccolo in apparenza, che dice il significato di tutti gli altri: la Parola, come ci libera dal male, ci rende liberi per il bene. La suocera di Pietro, guarita dalla febbre, è come Gesù, che è venuto per servire. Servire significa amare, non a parole, ma con i fatti. Nella casa di Pietro, che è la chiesa,quali sono le mie febbri che mi impediscono di servire? Perché, dove c’è amore e servizio, la sera e la notte, simbolo di morte, sono piene di vita?

 

2 Febbraio – Presentazione del Signore

Accogliamo la luce viva ed eterna

Dai « Discorsi » di san Sofronio, vescovo.

Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell’incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a lui. Nessuno se ne sottragga, nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola. Accresciamo anzi lo splendore dei ceri per significare il divino fulgore di lui che si sta avvicinando e grazie al quale ogni cosa risplende, dopo che l’abbondanza della luce eterna ha dissipato le tenebre della caligine. Ma le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell’anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo. Come infatti la madre di Dio e Vergine intatta portò sulle braccia la vera luce e si avvicinò a coloro che giacevano nelle tenebre, così anche noi, illuminati dal suo chiarore e stringendo tra le mani la luce che risplende dinanzi a tutti, dobbiamo affrettarci verso colui che è la vera luce.

La luce venne nel mondo (cfr. Gv 1, 9) e, dissipate le tenebre che lo avvolgevano, lo illuminò. Ci visitò colui che sorge dall’alto (cfr. Lc 1, 78) e rifulse a quanti giacevano nelle tenebre. Per questo anche noi dobbiamo ora camminare stringendo le fiaccole e correre portando le luci. Così indicheremo che a noi rifulse la luce, e rappresenteremo lo splendore divino di cui siamo messaggeri. Per questo corriamo tutti incontro a Dio. Ecco il significato del mistero odierno. La luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (cfr. Gv 1,9) è venuta. Tutti dunque, fratelli, siamone illuminati, tutti brilliamo. Nessuno resti escluso da questo splendore, nessuno si ostini a rimanere immerso nel buio. Ma avanziamo tutti raggianti e illuminati verso di lui. Riceviamo esultanti nell’animo, col vecchio Simeone, la luce sfolgorante ed eterna. Innalziamo canti di ringraziamento al Padre della luce, che mandò la luce vera, e dissipò ogni tenebra, e rese noi tutti luminosi. La salvezza di Dio, infatti, preparata dinanzi a tutti i popoli e manifestata a gloria di noi, nuovo Israele, grazie a lui, la vedemmo anche noi e subito fummo liberati dall’antica e tenebrosa colpa, appunto come Simeone, veduto il Cristo, fu sciolto dai legami della vita presente.

Anche noi, abbracciando con la fede il Cristo che viene da Betlemme, divenimmo da pagani popolo di Dio. Egli, infatti, è la salvezza di Dio Padre. Vedemmo con gli occhi il Dio fatto carne. E proprio per aver visto il Dio presente fra noi ed averlo accolto con le braccia dello spirito, ci chiamiamo nuovo Israele. Noi onoriamo questa presenza nelle celebrazioni anniversarie, né sarà ormai possibile dimenticarcene.

31 Gennaio 2021 – IV Domenica del T.O.

Vangelo

Insegnava loro come uno che ha autorità.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Omelia di don Mario Testa >>>


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Sì, davvero il Signore è venuto “a rovinarci” >>>  

… Molte volte anche noi siamo come degli scribi con noi stessi, ci basta accostare il Vangelo con la ragione, ci pare anche di averlo capito, spesso ci piace, ma l’esistenza non cambia. La fede non è sapere delle cose, ma farle diventare sangue e vita.

Nella sinagoga di Cafarnao ha luogo poi il primo miracolo. Un indemoniato sta pregando nella comunità, è un habituè del sabato. Ne aveva ascoltate di prediche… Si può passare tutta una vita andando ogni sabato in sinagoga, ogni domenica in chiesa, pregare e ascoltare la Parola, eppure mantenere dentro uno spirito malato, un’anima lontana che non si lascia raggiungere. Si può vivere tutta una vita come cristiani della domenica senza farsi mai toccare dalla Parola di Dio (G. Piccolo), senza che entri davvero a fare nuova la vita. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Una guarigione a caro prezzo >>>

…In questo senso è interessante osservare la struttura letteraria della nostra pericope evangelica in quanto riveste un significato teologico e simbolico rilevante. In Mc 1,21-28 è visibile un processo di progressivo restringimento a cui segue una dilatazione altrettanto progressiva. All’interno dell’unità letteraria costituita da Mc 1,21-34, una giornata di sabato a Cafarnao, unità aperta da un esorcismo e chiusa da un sommario che sottolinea le cacciate di molti demoni a cui Gesù proibiva di parlare (Mc 1,34), viene descritto il movimento di restringimento che porta Gesù anzitutto a Cafarnao, quindi nella sinagoga (v. 21), poi al gruppo di uomini colà presenti (v. 22) e tra di loro a un uomo preciso e finalmente allo spirito impuro che lo abita (vv. 23-24) e che Gesù raggiunge con la sua parola efficace. Matteo scriverà che Gesù “scacciava i demoni con la parola” (Mt 8,16). Raggiunta e sanata l’interiorità turbata e sconvolta dell’uomo alienato, ecco che inizia un processo inverso di dilatazione che dallo spirito impuro va all’uomo da cui esce (v. 26), quindi al gruppo di uomini presenti in sinagoga (v. 27) e infine a tutta la Galilea, “dovunque” (v. 28). Il racconto ha una valenza simbolica: ciò che si manifesta nella sinagoga di Cafarnao è destinato a diffondersi in tutta la Galilea che, dopo la Pasqua, diventerà il luogo della missione universale; è destinato perciò a verificarsi “in tutto il mondo” (Mc 14,9; 16,15), ovunque sarà predicato il vangelo che è destinato a “tutta la creazione” (Mc 16,15). Così Marco, mentre rivela che la venuta del Figlio di Dio tra gli uomini diventa subito una discesa negli inferi che sono sulla terra, una katabasi nelle profondità irredente di ciascun uomo, nel suo cuore abitato da demoni e fantasmi, mostra anche il carattere universale di ogni atto esorcistico compiuto da Gesù. ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Taci

Siamo alla prima giornata diGesù, abbiamo visto l’appello “Il tempo è finito, è giunto il momento, il regno di Dio è qui, convertitevi e credete al Vangelo”, è il suo appello ed è la chiave di letturadi tutto ciò che avverrà nel Vangelo, che finisce il tempo vecchio perché il Regno di Dio è qui e comincia finalmente un mondo nuovo. La volta scorsa abbiamo visto cosa vuol dire credere al Vangelo che non è avere due o tre idee in più ma è seguire Gesù, questa persona che è il Vangelo, è il Regno di Dio, come Lui vive. Oggi vediamo il primo frutto, che sarà poi l’ultimo, del programma di Gesù: se segui lui cosa capita.

Vediamo nella prima giornata di Gesù tutto il programma di tutto il Vangelo. Il primo è un esorcismo, liberare dallo spirito del male, trovare la pace che è la cosa più difficile. Il bene e il male non sta nelle cose, le cose sono tutte buone, il bene e il male stanno in noi, se facciamo il male. Che cos’è il male? Qui vedremo cos’è il male e cosa vuol dire la liberazione dal male. La volta prossima vedremo che una volta liberati dal male saremo liberi per il bene e poi viene la sera, simbolo della morte che non è però più male ma è illuminata da infiniti prodigi.

24 Gennaio 2021 – III Domenica del T.O.

Vangelo
Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Omelia di don Mario Testa >>>


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Chi lo segue sa che Dio dona tutto, riempie le reti >>>  

«Passando lungo il mare di Galilea» (il paesaggio d’acque del lago è l’ambiente naturale preferito da Gesù) «vide Simone e Andrea che gettavano le reti in mare». Pescatori che svolgono la loro attività quotidiana, ed è lì che il Maestro li incontra. Dio si incarna nella vita, al tempio preferisce il tempo, allo straordinario il piccolo. Come in tutta la Bibbia: Mosè e Davide sono incontrati mentre seguono le loro greggi al pascolo; Saul sta cercando le asine del padre; Eliseo ara la terra con sei paia di buoi, Levi è seduto allo sportello delle imposte… Nulla vi è di profano nell’amorosa fatica. E Gesù, il figlio del falegname, che si è sporcato le mani con suo padre, che sa riconoscere ogni albero dalle venature e dal profumo del legno, che si è fatto maturo e forte nella fatica quotidiana, lì ha incontrato l’esodo di Dio in cerca delle sue creature: «Dio si trova in qualche modo sulla punta della mia penna, del mio piccone, del mio pennello, del mio ago, del mio cuore, del mio pensiero» (Teilhard de Chardin) …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Gesù, Vangelo annunciato >>>

…Il testo evangelico esprime la vocazione come sguardo del Signore sull’uomo (Mc 1,16.19). Nella vocazione il chiamato si sente visto personalmente, cioè conosciuto e amato. Si sente abbracciato – nel proprio passato, presente e futuro – dallo sguardo del Signore, interpellato dalla sua promessa, si conosce e si vede con maggiore chiarezza, e risponde alla promessa con la santa follia della radicalità che lo porta a impegnare anche il proprio futuro. Il chiamato accetta di lasciare entrare nella propria vita la novità di Dio e di rispondervi senza tergiversare, senza porre condizioni, senza predeterminare le prestazioni: si tratta di seguire Cristo e basta, senza sapere prima dove questo potrà portare e cosa questo potrà comportare. La vocazione cristiana, che ha la sua figura necessaria e sufficiente nel battesimo, non si colloca sul piano del fare, ma dell’essere. Essa riguarda il senso radicale dell’esistenza, ha a che fare con il mistero della persona, concerne ciò che dà fondamento alla vita di una persona e coinvolge un’esistenza personale nell’insieme di tutte le sue relazioni: con Dio, con sé, con gli altri, con la realtà.

Contro ogni edulcorazione del messaggio cristiano (quasi che questo lo rendesse più accoglibile), l’annuncio cristiano non predica norme morali, né una massa di dogmi, ma la persona di Gesù Cristo e la sua “pretesa” sulla vita di un uomo. Il “sì” detto a tale chiamata si esplicita con la capacità di dire dei “no”, di rinunciare, di abbandonare, di lasciare. Come qui i chiamati lasciano il lavoro e la famiglia. Obbedire alla chiamata cristiana implica un rinascere a vita nuova e ogni nascita comporta il taglio di un cordone ombelicale, una dolorosa rottura. Dove trovare la forza per questo se non nell’amore di e per Colui che chiama e la cui parola dischiude all’uomo un orizzonte di sensatezza che abbraccia anche il futuro?

Il chiamato sperimenterà la forza trasformante della grazia che fa di un “pescatore” un “pescatore di uomini”, ovvero, che si innesta nell’umanità precisa del chiamato senza violentarla ma risignificandola nella sequela di Cristo. Lungi poi dall’essere qualcosa di predeterminato da scoprirsi in modo vagamente magico o fortunato, la vocazione cristiana è un evento spirituale che “accade” nell’incontro tra la radicalità delle esigenze evangeliche e una persona nella sua libertà e verità personali. Alla chiesa e alla sua predicazione il compito di farsi eco e testimone credibile delle esigenze del “vangelo di Dio” (Mc 1,14).

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Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini

Con Gesù è finito il tempo di aspettare: lui è il regno di Dio. Dobbiamo convertirci a luie crederealla sua parola che ci chiama a seguirlo. La Parola ci mostra il suo cammino: impariamo ogni giorno a conoscerlo per andare dietro ai suoi passi.Perché si segue una persona?Cosa hanno sentito i primi quattro discepoli?Cosa significa pescare uomini e tirarli fuori dall’acqua?

 

17 Gennaio 2021 – II Domenica del T.O.

Vangelo

Videro dove dimorava e rimasero con lui.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro – dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Lo sguardo del Maestro è il primo annuncio >>>  

I personaggi del racconto: un Giovanni dagli occhi penetranti; due discepoli meravigliosi, che non se ne stanno comodi e appagati, all’ombra del più grande profeta del tempo, ma si incamminano per sentieri sconosciuti, dietro a un giovane rabbi di cui ignorano tutto, salvo un’immagine folgorante: ecco l’agnello di Dio! …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: La chiamata dello sguardo >>>

… A noi interessa Giovanni Battista che, dopo una testimonianza negativa su di sé (“Io non sono il Cristo”: 1,19-28) e una positiva su Gesù (“Ecco l’Agnello di Dio”: 1,29-34), rivela davanti a due suoi discepoli l’identità di colui di cui egli è stato il precursore e li conduce a farsi discepoli di Gesù. Colui era stato inviato da Dio come testimone del Verbo “perché tutti credessero per mezzo di lui” (1,7) adempie così il suo mandato “cedendo” a Gesù i suoi discepoli, portandoli ad aderire a lui….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Venite e vedrete

Chi ascolta il Battista, si volge a Gesù: vuol sapere dove egli abita, per stare di casa con lui. E Gesù loinvita a seguirlo nel suo cammino, che il vangelo ci racconta. In questo modo vedrà che lui, mediante l’amore, dimora nel Padre e vuol dimorare nei suoi fratelli, perché diventino figli. Infatti si dimora solo dove si è amati: la casa di uno è l’affetto dell’altro. Fin dall’inizio la comunità cristiana è una catena di testimoni: chi conosce Gesù, invita l’altro all’incontro diretto con lui.