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12 Luglio 2020 – XV Domenica T.O.

 

Vangelo

Mt 13, 1-23

In quel tempo1 Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti». 10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».


… L’etica evangelica non cerca campi perfetti, ma fecondi. Lo sguardo del Signore non si posa sui miei difetti, su sassi o rovi, ma sulla potenza della Parola che rovescia le zolle sassose, si cura dei germogli nuovi e si ribella a tutte le sterilità.
E farà di me terra buona, terra madre, culla accogliente di germi divini. Gesù racconta la bellezza di un Dio che non viene come mietitore delle nostre poche messi, ma come il seminatore infaticabile delle nostre lande e sterpaglie. E imparerò da lui a non aver bisogno di raccolti, ma di grandi campi da seminare insieme, e di un cuore non derubato; ho bisogno del Dio seminatore, che le mie aridità non stancano mai.

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: La semina «divina» non esclude nessuno >>>  


… Nella nostra parabola, Gesù parla di una realtà teologica e spirituale (la parola di Dio e il suo ascolto da parte dell’uomo) narrando di un contadino che semina e che vede cadere il seme in vari tipi di terreno. Ciò che colpisce è che, a fronte di diverse affermazioni bibliche circa l’efficacia della parola di Dio (p. es., Is 55,10-11; Eb 4,12), la parabola evangelica del seminatore presenta una semina di parola di Dio in cui prevale decisamente l’inefficacia della stessa: su quattro casi, in tre la parola resta infeconda, mentre in un solo caso porta frutto, e inoltre in tre misure molto diverse. Dal testo possiamo far emergere due differenti considerazioni: la prima, circa le opposizioni che l’uomo pone al dispiegarsi dell’efficacia della parola di Dio; la seconda, circa il tipo di efficacia della parola di Dio.

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Ascoltare, comprendere, dare frutto >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Uscì il seminatore a seminare

Ogni volta che leggiamo un racconto, o leggiamo un miracolo, o leggiamo un discorso di Gesù, viene accennato un argomento, ma non è mai un argomento trattato esaurientemente, concluso, è sempre qualcosa di iniziale. Si rafforza questa impressione avendo sottocchio questa parabola.

Ogni brano di vangelo è qualcosa che assomiglia a un seme, non è mai qualcosa di concluso,come potrebbe essere per dire un frutto, ma qualcosa di iniziale, qualcosa che prende avvio,principia,e poi dovrà crescere, dovrà progredire, progredirà di fatto.

 

5 Luglio 2020 – XIV Domenica T.O.

Omelia di don Mario Testa – XIV Domenica del T. O.  – 5 Luglio 2020 >>>

Vangelo

Mt 11,25-30

25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto? Il Vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati. Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli. Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare “miracoli”. …

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Due braccia aperte, non un dito accusatore >>>  


Il testo evangelico odierno inizia con una notazione temporale (“In quel tempo”) che lega ciò che Gesù sta per dire agli eventi appena narrati, ovvero, la domanda del Battista sulla messianicità di Gesù (Mt 11,3ss.) e il fallimento, o almeno lo scarso successo, della sua predicazione e missione (Mt 11,20-24). Gesù ha appena rimproverato le città di Corazin, Betsaida e Cafarnao perché, pur avendo assistito ai gesti di potenza da lui compiuti, non si sono convertite. Si comprende così il senso del verbo “rispondere” che introduce il ringraziamento di Gesù. Dice letteralmente il testo: “In quel tempo, rispondendo, Gesù disse”. Questa risposta reagisce a degli eventi, non a una domanda esplicita che, appunto, nel testo non c’è. Gesù risponde allo scarso interesse suscitato dalla sua persona, dalla sua predicazione, dalle sue opere. E vi risponde con la preghiera, addirittura una preghiera di ringraziamento (“Ti benedico, Padre”). Gesù integra nella preghiera l’insuccesso, mette tutto davanti al Padre e conferma il suo “sì”, il suo “amen”, la sua decisione irrevocabile di adesione a Lui. Il suo “sì” al Padre non è condizionato dal successo della sua missione, ma è un’adesione radicale che anche situazioni sfavorevoli o contraddittorie non intaccano. Il “no” che la sua persona e il suo ministero hanno ricevuto, confermano, nella sua preghiera il suo “sì” al Padre. Sempre la preghiera è una risposta che reagisce alla parola di Dio così come a eventi della vita che non possono lasciare indifferente il credente. Con la preghiera anche il fallimento, o ciò che noi giudichiamo tale (il fallimento pastorale, l’assenza di frutti del ministero, la sterilità della predicazione, il rifiuto o il disinteresse degli altri…) diviene non causa di scoraggiamento o di abbandono, ma momento di paradossale conferma della sequela del Signore. ….

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Anche l’insuccssso si fa preghiera  >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Ti benedico, Padre

Prima di leggerlo il contesto: tutto il capitolo 11° è un capitolo di crisi, dove si pone l’umanità di Gesù che realizza il discorso del monte, realizza l’umanità del povero, dell’afflitto, del puro di cuore, di colui che realizza il Regno di Dio proprio in queste condizioni e questa situazione di Gesù nella sua umanità è lo scandalo, l’inciampo, il giudizio. Accogliere questo è accogliere la salvezza, non accoglierlo è la perdizione come abbiamo visto la volta scorsa. E se la volta scorsa abbiamo visto il lamento di Gesù che fa il lutto per chi non lo accoglie, questa sera vediamo la danza di gioia di Gesù per chi accoglie la sua rivelazione.

Venite a me

Gesù è venuto a rivelarci e a donarci il suo amore per il Padre, quell’amore che lui ha verso ciascuno di noi, e Gesù ci introduce nell’amore e nella vita della Trinità.Questa rivelazione è riservata ai semplici, ai piccoli, agli infanti a quelli che non conoscono legge, cioè ai figli.

28 Giugno 2020 – XIII Domenica T.O.

Omelia di don Mario Testa – XII Domenica del T. O.  – 21 giugno 2020 – S. Messa ore 09.00   >>>

Vangelo

Mt 10,37-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me;
38 chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. 40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me, non è degno di me. Una pretesa che sembra disumana, a cozzare con la bellezza e la forza degli affetti, che sono la prima felicità di questa vita, la cosa più vicina all’assoluto, quaggiù tra noi. Gesù non illude mai, vuole risposte meditate, mature e libere. Non insegna né il disamore, né una nuova gerarchia di emozioni. Non sottrae amori al cuore affamato dell’uomo, aggiunge invece un “di più”, non limitazione ma potenziamento. Ci nutre di sconfinamenti. Come se dicesse: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti dei tuoi cari per poter star bene, ebbene io posso offrirti qualcosa di ancora più bello. …

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Chi dona con il cuore rende ricca la sua vita >>>  


Nel discorso apostolico, parlando delle opposizioni e persecuzioni a cui i suoi inviati andranno incontro, Gesù ha appena rivelato che la sua persona e il suo ministero, chiedendo agli uomini una decisione e una scelta, di fatto operano anche una divisione, suscitano conflitti e separazioni. Anche all’interno dello spazio famigliare si verificano lacerazioni e si creano inimicizie (Mt 10,34-36). La sua predicazione itinerante ha portato persone a lasciare la famiglia, a mettere in crisi quel legame che era così fondante e basilare nella società dell’epoca e che comportava dimensioni sociali ed economiche non indifferenti. Ecco dunque che, da questa constatazione, Gesù passa a sottolineare la condizione del discepolo e le esigenze del discepolato, o, se vogliamo, a enunciare la “dignità” del discepolo. Per tre volte Gesù afferma che “non è degno di lui” chi ama padre o madre, figlio o figlia, più di lui, chi non prende la propria croce per seguirlo, chi tiene per sé (lett. chi “trova”) la propria vita (Mt 10,37-39). Il triplice “non è degno di me” non va inteso come valutazione morale, né significa che Gesù richieda prestazioni che rendono meritevoli chi le compie. Si tratta di una semplice constatazione: vive la sequela di Gesù chi antepone l’amore di Cristo ai legami famigliari e si dispone a vivere questo amore fino alla croce, alla morte infamante. Questi è degno di Gesù, cioè, suo discepolo. …

Luciano Manicardi, monastero di Bose: La dignità del discepolo >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

37Chi ama il padre o lamadre più di me, non è degno di me. Chi ama il figlio e lafiglia più di me, non è degno di me. 38Chi non prende la sua croce e non mi segue me, non è degno di me.

Chi è degno di Gesù, del Figlio? Ècolui che lo ama più del padre e della madre. Che cos’è la fede cristiana,anche quella ebraica? Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore con tutta la tua vita, con tutta la tua forza, con tutta la tua intelligenza.Ora il Signore è Gesù e il Signore va amato prima di tutto. Non si può amare come secondo Dio, se lo ami come secondo non è più Dio. Puoi non amarlo, odiarlo, ma non amarlo come secondo.

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21 Giugno 2020 – XII Domenica T.O.

Omelia di don Mario Testa – XII Domenica del T. O.  – 21 giugno 2020 – S. Messa ore 09.00   >>>

Vangelo

Mt 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.


Non temete, non abbiate paura, non abbiate timore. Per tre volte Gesù si oppone alla paura, in questo tempo di paura che mangia la vita, «che non passa per decreto-legge» (C.M. Martini), che come suo contrario non ha il coraggio ma la fede. Lo assicura il Maestro, una notte di tempesta: perché avete paura, non avete ancora fede? (Mc 4,40). Noi non siamo eroi, noi siamo credenti e ciò che opponiamo alla paura è la fede. E Gesù che oggi inanella per noi bellissime immagini di fede: neppure un passero cadrà a terra senza il volere del Padre. Ma allora i passeri cadono per volontà di Dio? È lui che spezza il volo delle creature, di mia madre o di mio figlio? Il Vangelo non dice questo, in verità è scritto altro: neppure un uccellino cadrà “senza il Padre”, al di fuori della sua presenza, e non come superficialmente abbiamo letto “senza che Dio lo voglia”. Nessuno muore fuori dalle mani di Dio, senza che il Padre non sia coinvolto. Al punto che nel fratello crocifisso è Cristo a essere ancora inchiodato alla stessa croce. Al punto che lo Spirito, alito divino, intreccia il suo respiro con il nostro; e quando un uomo non può respirare perché un altro uomo gli preme il ginocchio sul collo, è lo Spirito, il respiro di Dio, che non può respirare. Dio non spezza ali, le guarisce, le rafforza, le allunga. E noi vorremmo non cadere mai, e voli lunghissimi e sicuri. …

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Nessuno ci ama capello per capello come Dio >>>  


All’interno del discorso missionario contenuto nel capitolo decimo del vangelo secondo Matteo, il brano evangelico odierno si situa immediatamente dopo le parole sapienziali di Gesù che proclamano che un discepolo non è da più del suo maestro, anzi, è già tanto se un discepolo diventa come il suo maestro (Mt 10,24-25).

In particolare, introduce la nostra pagina evangelica l’avvertimento forte di Gesù: “Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia”. Ovvero, se il maestro è stato calunniato e osteggiato così avverrà anche al discepolo. Questo si devono aspettare i discepoli: un trattamento non certo migliore di quello riservato al loro Maestro e Signore. Qui si inserisce il ripetuto avvertimento a non avere paura (vv. 26.28.31) e, piuttosto, a temere il Signore (v. 28b). Il discepolo è colui che è stato istruito dal suo maestro, che ha ricevuto, anche nel nascondimento e nel segreto, insegnamenti e istruzioni: ma ora, ciò che il discepolo ha ascoltato nel piccolo gruppo deve essere annunciato in pubblico, apertamente. Dunque la prima conseguenza che deriva dall’essere il discepolo all’altezza del suo maestro, è che annunci il vangelo con franchezza, senza vergognarsene, senza ritrosie e timidezze, senza paura di chi gli si oppone e lo contrasta con intimidazioni e minacce (vv. 26-27). …

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il coraggio della parola libera >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

  • 39 – Mt 10,26-31 2

Domenica 14 Giugno 2020 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Omelia di don Mario Testa – Solennità del Corpus Domini, Sabato 13 giugno 2020 >>>

Vangelo

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore


Nella sinagoga di Cafarnao, il discorso più dirompente di Gesù: mangiate la mia carne e bevete il mio sangue. Un invito che sconcerta amici e avversari, che Gesù ostinatamente ribadisce per otto volte, incidendone la motivazione sempre più chiara: per vivere, semplicemente vivere, per vivere davvero. È l’incalzante convinzione di Gesù di possedere qualcosa che cambia la direzione della vita. Mentre la nostra esperienza attesta che la vita scivola inesorabile verso la morte, Gesù capovolge questo piano inclinato mostrando che la nostra vita scivola verso Dio. Anzi, che è la vita di Dio a scorrere, a entrare, a perdersi dentro la nostra. Qui è racchiusa la genialità del cristianesimo: Dio viene dentro le sue creature, come lievito dentro il pane, come pane dentro il corpo, come corpo dentro l’abbraccio. Dentro l’amore. …

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Con il suo «pane vivo» il Signore vive in noi >>>  


Questa festa celebra la memoria del corpo e del sangue del Signore, cioè del corpo donato, del corpo consegnato di Gesù per la vita degli uomini. Le parole di Gesù: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51) indicano anzitutto Gesù come colui che rivela il Padre e che dà la vita al mondo con la sua stessa vita, con l’interpretazione della vita umana che egli ha mostrato nella sua concreta esistenza. Il “mangiare me” (cf. Gv 6,57), il “mangiare la mia carne e bere il mio sangue” (cf. Gv 6,53.54.56) rinviano il discepolo all’operazione spirituale di assimilare nella propria vita la vita di Cristo. Di questa operazione fa parte la fede, il credere, fa parte l’ascolto della parola delle Scritture, fa parte la prassi, il fare concretamente la volontà del Padre. Non vi fa parte solo la manducazione eucaristica. La vita umana di Gesù (la sua carne e il suo sangue), come testimoniata nei vangeli, è il cibo di cui ogni credente è chiamato a nutrirsi affinché la vita di Gesù viva concretamente in lui. La chiesa è il luogo in cui la concreta umanità di ogni credente (la sua carne e il suo sangue) è chiamata a conformarsi all’umanità di Gesù, alla sua vita. Affinché sia vero che una sola vita, un’unica vita lega il Signore e il suo discepolo. Lì la chiesa si manifesta come luogo dell’alleanza tra il Signore e il credente. ….

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Un cibo donato che si fa vita >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo

La carne e il sangue di Gesù, il suo corpo totalmente donato ai fratelli, rende visibile quel Dio che è tutto amore e dono di sé : in lui si celebra l’alleanza nuova e definitiva tra cielo e terra. La Parola ci presenta questo corpo. Mangiarlo significa conoscerlo per assimilarlo e diventare come lui, capaci di amare come siamo amati.

7 Giugno 2020 – Domenica della SS. Trinità

Omelia di don Bernard Tondé Domenica della SS Trinità, Messa del sabato 06 06 2020.mp3

Santa Trinità
Giovanni 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: 16Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.


…I  nomi di Dio sul monte sono uno più bello dell’altro: il misericordioso e pietoso, il lento all’ira, il ricco di grazia e di fedeltà (Es 34,6). Mosè è salito con fatica, due tavole di pietra in mano, e Dio sconcerta lui e tutti i moralisti, scrivendo su quella rigida pietra parole di tenerezza e di bontà.
Che giungono fino a Nicodemo, a quella sera di rinascite. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio. Siamo al versetto centrale del Vangelo di Giovanni, a uno stupore che rinasce ogni volta davanti a parole buone come il miele, tonificanti come una camminata in riva al mare, fra spruzzi d’onde e aria buona respirata a pieni polmoni: Dio ha tanto amato il mondo… e la notte di Nicodemo, e le nostre, s’illuminano…..

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Trinità: Dio è legame, comunione abbraccio >>> 


L’intenzione della liturgia nella domenica successiva alla Pentecoste, che pone al suo cuore la Trinità, è quella di una celebrazione dossologica dell’azione del Dio trinitario che in realtà è sempre al cuore di ogni celebrazione per cui si pone il problema della specificità di questa festa. Tuttavia, al di là degli aspetti problematici che questa celebrazione pone, celebrazione accolta nel calendario romano da papa Giovanni XXII nella prima metà del XIV secolo anche se le prime tracce risalgono al IX-X secolo, noi possiamo cogliere un messaggio importante dalle letture bibliche che in essa ci sono presentate. Queste, infatti, e soprattutto la pagina evangelica, orientano verso la contemplazione del Dio estroverso, del Dio che si comunica all’uomo, del Dio il cui amore è per il mondo, insomma del Deus pro nobis. Del resto, come si è espresso un teologo, il dogma trinitario non è altro che “lo sforzo ostinato di andare sino in fondo all’affermazione giovannea per cui ‘Dio è amore’ (1Gv 4,8)” (Rémi Brague).

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Amare donando >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito

Nicodemo, vecchio maestro della legge, è chiamato a rinascere dall’alto per diventare figlio: deve levare lo sguardo e vedere l’amore di un Dio che tanto lo ama da dare la sua vita per lui. Guardando il Figlio innalzato sulla croce, guarirà dal veleno del serpente antico. Chi vede il suo amore, abbandona la falsa immagine di Dio: sbugiardata la menzogna che lo fece fuggire da lui, comincia il ritorno a lui.

31 Maggio 2020 – Domenica di Pentecoste

Omelia di don Mario Testa _ Solennità di Pentecoste – Messa della Vigilia 30-05-2020.mp3

Vangelo della Messa della Vigilia

Sgorgheranno fiumi di acqua viva.

Dal vangelo secondo Giovanni
Gv 7,37-39

Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».
Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato. 


Omelia di don Mario Testa Domenica di Pentecoste, Messa del gio… 31 maggio 2020.mp3

Vangelo della Messa del  Giorno

Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».


 

Ogni piccola creatura è riempita dal vento di Dio,
che semina santità nel cosmo:
santità della luce e del filo d’erba,
santità del bambino che nasce,
del giovane che ama,
dell’anziano che pensa.
L’umile santità del bosco e della pietra.
Una divina liturgia santifica l’universo.

La terza via della Pentecoste è data dalla seconda lettura.
Lo Spirito viene consacrando la diversità dei carismi:
bellezza, genialità, unicità proprie per ogni vita.
Lo Spirito vuole discepoli geniali, non banali ripetitori.

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Pentecoste, un vento di santità nel cosmo >>> 


La Pentecoste è il compimento della Pasqua. Di questo compimento la pagina evangelica odierna pone in luce una dimensione particolare che riguarda il rapporto tra lo Spirito santo e il corpo. Il Signore si fa presente ai discepoli la sera del giorno della resurrezione con il suo corpo ferito e con il suo soffio che dà vita: “Gesù disse ai discepoli: Pace a voi. Poi mostrò loro le mani e il costato, soffiò e disse loro, Ricevete lo Spirito santo: A chi perdonerete saranno rimessi i peccati” (cf. Gv 20,20-22). Il corpo crocifisso e risorto è per i discepoli memoria dell’amore vissuto fino alla fine per loro e lo Spirito è memoria delle parole di Cristo che si sintetizzano nel dare pace e nell’ispirare perdono.

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Lo Spirito: pace e perdono >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Se qualcuno ha sete, venga a me

Gesù si presenta come la Sapienza di Dio, il nuovo tempio, la roccia da cui scaturisce l’acqua viva promessa dai profeti. Tutto questo sarà chiaro solo dalla croce, dove comprenderemo il suo amore e riceveremo il suo Spirito. Allora nasceremo dall’alto e sapremo amare come siamoamati: avremo in noi stessi la sorgente dell’amore

 

24 Maggio 2020 – Ascensione del Signore

Ascensione del Signore, Bibbia di Avila

Omelia di don Mario Testa _ S. Messa Ascensione del Signore – Sabato 23-05-2020.mp3

Vangelo

Mt 28,16-20

In quel tempo, 16gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Se l’Incarnazione dice che Dio abita la terra e il corpo dell’uomo, l’Ascensione afferma che la carne umana è in Dio e la terra abita i cieli. “Colui che discese” – dice Paolo – “è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutto” (Ef 4,10), per colmare la distanza fra cielo e terra. Eppure proprio il testo evangelico di Matteo, che evoca la pienezza e la totalità del potere del Risorto in cielo e in terra e della presenza del Cristo con i suoi fino alla fine del mondo, tutti i giorni, svela anche le mancanze, le carenze della fede, le aporie della comunità cristiana, le distanze fra il credente e il Risorto. …

Luciano Manicardi, monastero di Bose: La carne umana di Dio >>>


I discepoli sono tornati in Galilea, su quel monte che conoscevano bene. Quando lo videro, si prostrarono. Gesù lascia la terra con un bilancio deficitario: gli sono rimasti soltanto undici uomini impauriti e confusi, e un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli. Lo hanno seguito per tre anni sulle strade di Palestina, non hanno capito molto ma lo hanno amato molto. E ci sono tutti all’appuntamento sull’ultima montagna. Questa è la sola garanzia di cui Gesù ha bisogno. Ora può tornare al Padre, rassicurato di essere amato, anche se non del tutto capito. Adesso sa che nessuno di quegli uomini e di quelle donne lo dimenticherà. Essi però dubitarono…

Ermes Ronchi, su Avvenire: Ascensione, Dio con noi fino alla fine del mondo >>> 


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Andate dunque e fate miei discepoli tuttii popoli

Il brano ha due parti. La prima è l’incontro con Gesù; la seconda è cosa nasce da questo incontro, è l’incontro ultimo. Dopo questo non c’è né nessun altro, nel vangelo e dopo questo incontro comincia la nuova presenza di Cristo nel mondo. Una presenza diversa, ormai presente in noi che facciamo il suo stesso cammino.

Quindi si chiude la storia di Gesù e inizia la storia dei discepoli che fanno lo stesso cammino e la storia del mondo intero. Incomincia la storia che è la presenza del Signore Gesù: io sono con voi. Una presenza particolare, che conclude in un certo senso il percorso stesso di Dio, che dal io sono, diventa: io sono con voi. La presenza del Signore nella comunità e attraverso la comunità nel mondo, quindi si capisce come anche l’Evangelo di Matteo, sia l’Evangelo della comunità, perché c’è lui: radice, fondamento della comunità. ….

17 Maggio – VI Domenica di Pasqua

Omelia di don Mario Testa _ Gv. 14,15-21 – VI Dom di Pasqua – 17-05-2020.mp3

Vangelo

Gv 14,15-21

1 In quel tempo, Gesù disse: «15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»


La VI domenica di Pasqua ha al suo centro la promessa dello Spirito del Signore ai discepoli. Così la liturgia ci avvicina all’Ascensione e alla Pentecoste. Agli eventi cioè che adempiono le parole di Gesù nel IV vangelo: l’Ascensione, “Io vado al Padre” (Gv 14,12; il testo evangelico di domenica scorsa) e la Pentecoste, “Il Padre vi darà un altro Paraclito” (Gv 14,16; il testo evangelico odierno). Il Paraclito designa lo Spirito santo definendolo con un termine che indica la vicinanza e la protezione: è il difensore che aiuta e sostiene come un avvocato in un processo. Questo termine greco, Parakletos, è riservato, da un lato, a Cristo, che è, secondo la I Lettera di Giovanni “il Paraclito (advocatus) che abbiamo presso il Padre” (1Gv 2,1) e, dall’altro, allo Spirito santo, che è, secondo il brano liturgico odierno, “l’altro Paraclito” (Gv 14,16), altro cioè rispetto a Cristo, che ne svolge la funzione nel tempo della chiesa, nel tempo dopo la resurrezione. …

Luciano Manicardi, monastero di Bose: La promessa dell’amore >>>


Un Vangelo da mistici, di fronte al quale si può solo balbettare, o tacere portando la mano alla bocca. La mistica però non è esperienza di pochi privilegiati, è per tutti, «il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà» (Karl Rahner). Il brano si snoda su sette versetti nei quali per sette volte Gesù ripropone il suo messaggio: in principio a tutto, fine di tutto, un legame d’amore. E sono parole che grondano unione, vicinanza, intimità, a tu per tu, corpo a corpo con Dio, in una divina monotonia: il Padre vi darà lo Spirito che rimanga con voi, per sempre; che sia presso di voi, che sarà in voi; io stesso verrò da voi; voi sarete in me, io in voi; mai orfani. Essere in, rimanere in: ognuno è tralcio che rimane nella vite, stessa pianta, stessa linfa, stessa vita. Ognuno goccia della sorgente, fiamma del roveto, respiro nel suo vento. Se mi amate. Un punto di partenza così libero, così umile. Non dice: dovete amarmi, è vostro preciso dovere; oppure: guai a voi se non mi amate. Nessuna ricatto, nessuna costrizione, puoi aderire o puoi rifiutarti, in totale libertà. Se mi amate, osserverete…

Ermes Ronchi, su Avvenire:Lo Spirito e la via della mistica >>> 


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola

Amare Gesù significa vivere come lui, nell’amore del Padre e dei fratelli. Andandosene da noi Gesù non ci lascia orfani: ci manda il suo Spirito, che ci permette di amare come lui. Se prima era con noi e presso di noi, d’ora in poi sarà in noi. Chi ama è dimora dell’amato: lo porta nel cuore, come sua vita. Noi da sempre siamo in Dio, che ci ama di amore eterno; se lo amiamo, anche lui è in noi come noi in lui.

 

10 Maggio – V Domenica di Pasqua

 

Vangelo

Gv 14,1-12
1 In quel tempo, Gesù disse: «1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via».
5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre


Ermes Ronchi, su Avvenire:La risposta è Gesù: via, verità e vita >>> 

Luciano Manicardi, monastero di BoseIl volto di Dio al cuore dell’umanità >>>

Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Non sia turbato il vostro cuore

Siamo turbati per l’assenza di Gesù. Lui, nel suo stare con noi, ci ha mostrato il Padre e ci ha aperto il cammino verso di lui; ora, con il suo andarsene in questo modo, ci dà la forza di seguirlo. Chi crede in lui, trova la via del ritorno a casa: partecipa alla sua vita di Figlio e conosce la verità di Dio come Padre