Archivi autore: lupin49

27 Settembre 2020 – XXVI Domenica del T.O.

Omelia don Mario Testa_26_09_2020_ 25° Roberta e Giuseppe >>>

Omelia_don Mario Testa_XXVI TO_27_09_2020 >>>

Vangelo

Mt 21,28-32

In quel tempo Gesù disse ai suoi dispepoli 28«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». 29Ed egli rispose: «Non ne ho voglia». Ma poi si pentì e vi andò. 30Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: «Sì, signore». Ma non vi andò. 31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Malgrado errori e ritardi Dio crede sempre in noi >>>  

La morale evangelica non è quella dell’obbedienza, ma quella della fecondità, dei frutti buoni, dei grappoli gonfi di mosto: volontà del Padre è che voi portiate molto frutto e il vostro frutto rimanga…
A conclusione: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti. Dura frase, rivolta a noi, che a parole diciamo “sì”, che ci vantiamo credenti, ma siamo sterili di opere buone, cristiani di facciata e non di sostanza. Ma anche consolante, perché in Dio non c’è condanna, ma la promessa di una vita buona, per gli uni e per gli altri.
Dio ha fiducia sempre, in ogni uomo, nelle prostitute e anche in noi, nonostante i nostri errori e ritardi nel dire sì. Dio crede in noi, sempre. Allora posso anch’io cominciare la mia conversione verso un Dio che non è dovere, ma amore e libertà. Con lui matureremo grappoli, dolci di terra e di sole.


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il ricredersi del credente >>>

Il testo evangelico è composto dalla parabola vera e propria (vv. 28-30) e da un’applicazione (vv. 31-32). Entrambe le parti sono introdotte da una domanda: “Che ve ne pare?” (v. 28); “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?” (v. 31). La domanda, frequente nel parlare di Gesù, appare come invocazione e come offerta. Invocazione e offerta di verità, di coinvolgimento, di relazione autentica. Al centro di entrambe le domande vi è la parabola: la prima chiede attenzione e la seconda, una presa di posizione. Così, la parabola stessa appare come domanda che agisce come terzo tra Gesù e i suoi interlocutori e cerca di condurli alla verità in modo rispettoso e delicato. La parabola diviene narrazione che parla di Giovanni Battista (“Giovanni venne a voi …”) sia in riferimento a prostitute e pubblicani che gli hanno creduto (“i pubblicani e le prostitute …”) sia ai suoi interlocutori che non gli hanno creduto (“voi invece …”). Il rovesciamento descritto nella parabola per cui chi ha risposto di sì al comando del padre in realtà non gli obbedisce e chi gli ha risposto di no alla fine gli obbedisce, diviene specchio della situazione esistenziale di emarginati e pubblici peccatori che scavalcano, “precedono” nel Regno coloro che sembravano gli obbedienti e i fedeli. Coloro cioè che tutto indicava avessero risposto di sì alla volontà di Dio Padre.


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Voi, pur avendo visto, neppure vi pentiste per credergli …

… Una piccola nota circa le parabole come tali e questa in particolare: rispetto a un ragionamento, magari anche logico, filato, che può evidenziare la situazione, la parabola pedagogicamente, didatticamente ha un vantaggio, perchéè come un messaggio che viene confezionato in modo adeguato, stabile e resta lì. Un ragionamento passa, se ha ottenuto effettibene, se no scade. La parabola invece è come un qualche cosa che a tempo e luogo, a un certo momento scarterai, guarderai  – scartare nel senso di aprire – e ti parlerà. …

l’illuminazione cristiana non consiste nell’avere luci particolari, vibrazioni straordinarie o altro, consiste nel conoscere la realtà e la prima realtà è che dico no e che sono lontano dalla mia verità e che mi resta molto cammino. È la distanza tra ciò che nel profondo sono come figlio di Dio e ciò che realizzo con le mie azioni.

È sostanzialmente il fallimento della mia impostazione delle mie azioni, che non corrisponde a ciò che sono.

Questa è la illuminazione: la coscienza del peccato che mi permette di camminare e scoprire la misericordia di Dio, l’amore gratuito e la mia verità più profonda e la verità più profonda di Dio.

Non è che uno è illuminato perché è così bravo da sentirsi tutto luce. Invece uno è sempre più vero, scopre sempre più la distanza e allora scopre la luce che è la sua distanza colmata dall’amore gratuito.

Questa è la luce: me amato infinitamente e gratuitamente.

E il passaggio è proprio questo no. … >>> pa.13

20 Settembre 2020 – XXV Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 20,1-16
In quel tempo Gesù disse ai suoi dispepoli questa parabola:” 1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Quel «dono» che mette l’uomo prima del mercato >>>  

La vigna è il campo più amato, quello in cui l’agricoltore investe più lavoro e passione, fatica e poesia. Senza poesia, infatti, anche il sorso di vino è sterile. Vigna di Dio siamo noi, sua coltivazione che non ha prezzo. Lo racconta la parabola del proprietario terriero che esce di casa all’alba, che già dalla prima luce del giorno gira per il villaggio in cerca di braccianti. E vi ritornerà per altre quattro volte, ogni due ore, fino a che c’è luce.
A questo punto però qualcosa non torna: che senso ha per un imprenditore reclutare dei giornalieri quando manca un’ora soltanto al tramonto? Il tempo di arrivare alla vigna, di prendere gli ordini dal fattore, e sarà subito sera. Allora nasce il sospetto che ci sia dell’altro, che quel cercatore di braccia perdute si interessi più degli uomini, e della loro dignità, che della sua vigna, più delle persone che del profitto. Ma arriviamo al cuore della parabola, la paga…


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Li hai fatti uguali a noi! >>>

Il testo evangelico di questa domenica è costituito da una parabola presente solamente nel primo vangelo e che urta la nostra sensibilità e per certi aspetti si presenta come irricevibile. La reazione che chiunque sente nascere spontaneamente in sé alla lettura di questa parabola è: “No, non è giusto”. Non è giusto che lavoratori che hanno faticato un’intera giornata sotto il caldo ricevano la stessa paga di chi ha lavorato un’ora sola, e per giunta la più fresca. Non è giusto che operai che hanno lavorato per tempi diversi impegnati nello stesso lavoro, ricevano la medesima retribuzione. Cerchiamo dunque di introdurci nella comprensione del testo. …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?.…

È il dramma del giusto. È quel dramma che ha vissuto Paolo, che era irreprensibile nell’osservanza della legge e ha capito che tutto questo che per lui era un guadagno, era una perdita, perché c’è qualcos’altro. Cioè: la retribuzione che Dio ci dà è se stesso, che è Amore e Grazia.E i giusti si arrabbiano che Dio dia se stesso per amore e per grazia: vorrebbero il salario del loro sudore. Ma qualunque salario del nostro sudore sarà un po’ di sudore, non sarà Dio. Dio non è oggetto di guadagno o di perdita. E i giusti si incattiviscono perché Dio è Grazia, Amore e Perdono.Quindi questi giusti fanno l’unico peccato vero contro Dio. È l’uomo religioso che non accetta che Dio sia misericordia. È l’uomo buono che non accetta che il cattivo sia graziato da Dio. Si indurisce. …

18 Settembre 2020 – 26° anniversario della Consacrazione dell’Altare

DALL’ALTARE AL CUORE DEL MONDO

Carl Rahner *

Il teologo tedesco, nato nel 1904, ci spiega come Dio entra nella nostra vita umana mediante il ministero sacerdotale, che testimonia la presenza trasfigurante del Signore nel mondo: il sacerdote attualizza il mistero di Cristo per mezzo dei sacramenti, l’Eucaristia soprattutto, e attraverso la proclamazione della Parola, che insieme prepara e sviluppa la parola sacramentale.

Il sacerdote scende dall’altare, si immerge nel mondo, annunzia il messaggio a tempo e contro tempo, opera e lotta per il Regno di Dio, cercando di sottomettere la terra al dominio di Dio. Al principio e al termine del suo agire c’è l’attualizzazione del mistero di Cristo nell’offerta del sacrificio e nell’amministrazione dei sacramenti; al principio e al termine della sua parola c’è la parola sacramentale. Ma è proprio per questo che egli ha l’obbligo di dire qualche altra cosa oltre la parola sacramentale. Quando non è in senso stretto «forma» del sacramento, la proclamazione del mistero cristiano, cioè la parola cristiana, in sé non è altro che la preparazione e lo sviluppo della parola propriamente sacramentale. Essa resta sempre subordinata a quest’ultima; costituisce l’insegnamento che preparerà i popoli alla recezione del battesimo; mentre, per quelli che l’hanno ricevuto, rappresenta l’insegnamento dei comandamenti di Dio, affinché la vita battesimale rimanga attiva in essi e porti i frutti dello Spirito.

Continua a leggere

6 Settembre 2020 – XXIII Doenica del T.O.

Vangelo

Mt 18,15-20

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:” 15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Se amiamo siamo capaci di correggere senza ferire >>>  

..Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro. In mezzo a loro, come collante delle vite. Essere riuniti nel suo nome è parola che scavalca la liturgia, sconfina nella vita, Quando due o tre si guardano con verità, lì c’è Dio. Quando gli amanti si dichiarano: tu sei la mia vita, osso delle mie ossa, lì c’è Dio, nodo dell’amore, legame saldo e incandescente. Quando l’amico paga all’amico il debito dell’affetto, lì c’è Cristo, uomo perfetto, fine ultimo della storia, energia per ripartire verso il fratello, che se commette una colpa, tu vai, esci, prendi il sentiero e bussi alla sua porta. Forte della tua pienezza. . …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Ascolto, correzione, perdono >>>

…Subito dopo aver narrato questa breve parabola, Gesù parla del comportamento intracomunitario nei confronti del fratello che pecca. Troviamo qui l’eco di una pratica disciplinare che cercava di regolare e risolvere situazioni comunitarie ferite da peccati avvenuti all’interno della comunità. I vv. 15-17 si presentano come una sorta di indicazione di percorso, di regola di comportamento nei confronti del peccatore. Si tratta di indicazioni che manifestano la loro origine nell’esperienza vissuta, in situazioni che sono insorte e che hanno interrogato i responsabili delle comunità e hanno condotto all’elaborazione di un processo disciplinare ispirato a gradualità, a discrezione e a rispetto. Ma anche a fermezza. Il ricorrere per cinque volte in tre versetti di proposizioni condizionali (“se tuo fratello … se ti ascolterà … se non ascolterà … se non ascolterà costoro … se non ascolterà neanche l’assemblea”) esprime la riflessione ecclesiale su casi che si sono verificati e che hanno impegnato le comunità a dotarsi di regole, di limiti, di procedure per arginare comportamenti che, qualora fossero degenerati o divenuti consuetudine, avrebbero rovinato la comunità rendendo impossibile la vita ecclesiale. Sì, perché anche una comunità ecclesiale ha dei limiti, delle possibilità limitate, delle debolezze e non è onnipotente. Di fronte ai casi che possono verificarsi, troviamo poi indicazioni precise di comportamento che, di nuovo, riflettono l’esperienza maturata nelle comunità ecclesiali: “va’ e ammoniscilo fra te e lui solo … prendi con te una o due persone … dillo alla comunità … sia per te come il pagano e il pubblicano”.….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Avrai guadagnato il tuo fratello.…

… Questa sera siamo al puntopiù delicato del discorso sulla comunità, del discorso sullo stare insieme. Il fondamento è sempre l’accettazione incondizionata dell’altro, il fare la verità nella carità, far verità ma con amore. Il pericolo è di dimenticare però la verità in nome dell’amore e allora non è amore dimenticare la verità, perché fa male all’altro la menzogna.

Questa sera vedremo la cosiddetta correzione fraternache certamente è l’arte piùdifficile dello stare insieme.Stavo pensando che correzione fraternaimplica proprio forse questo binomio inscindibile anche se sta in termini un poco dialettici. Correzione fa pensare a qualcosa che sa di verità ma magari di durezza, ma c’è fraternache vuol dire quell’accoglienza, quell’accettazione, quel dato di amore che consente di fare la verità nella carità e di esercitare come servizio di amore e di carità anche qualcosa che aiuta uno a camminare, ad arrivare alla verità, ad una verità maggiore. . …

30 Agosto 2020 – XXII Doenica del T.O.

Se il Signore è il pastore allora non è che lo si debba precedere ma seguire.

Vangelo

Mt 16,21-27


In quel tempo 21Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». 24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire:Quell’invito impegnativo di Gesù a seguirlo >>>  

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Vivere una storia con lui, ha un avvio così leggero e liberante: se qualcuno vuole. Se vuoi. Tu andrai o non andrai con Lui, scegli, nessuna imposizione; con lui «maestro degli uomini liberi», «fonte di libere vite» (D.M. Turoldo), se vuoi. Ma le condizioni sono da vertigine. La prima: rinnegare se stessi. Un verbo pericoloso se capito male. Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi, mortificare quelle cose che ti fanno unico. Vuol dire: smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno. Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi. Martin Buber riassume così il cammino dell’uomo: «a partire da te, ma non per te». …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Volontà di Dio e libertà >>>

…Ma le parole di Gesù suscitano la reazione indignata di Pietro. Reazione verbale ma anche fisica. Pietro “prende con sé” Gesù, lo “trae a sé”, e accompagna questo gesto con le parole scandalizzate e di rimprovero: “(Dio) ti preservi, Signore, questo non ti accadrà mai!” (Mt 16,22). Per Pietro, ciò che Gesù ha detto è semplicemente irricevibile. L’idea di Messia che Pietro ha in mente è assolutamente inconciliabile con il destino di sofferenza e di morte. Ma Pietro sta proiettando su Gesù i propri desiderata, la propria immagine del Messia. Già il profeta Isaia avvertiva che i pensieri degli uomini non sono i pensieri di Dio: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” (Is 55,8), ora Gesù rivolge lui questo rimprovero a Pietro: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”, o forse anche: “Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma di quelle degli uomini” (Mt 16,23). E Gesù reagisce anche con un gesto: Gesù “si sottrae”, “si volta” e rispedisce Pietro dietro a sé, nella posizione del discepolo che segue il maestro. E Gesù non lesina le parole dure a Pietro: il beneficiario della rivelazione del Padre ora è apostrofato come “satana”, il destinatario della beatitudine è ora motivo di scandalo, la roccia è ora pietra d’inciampo. In Pietro queste dimensioni contraddittorie convivono, come convivono in ogni credente possibilità di fede e di non-fede, di comprensione e di ignoranza, di fedeltà e di abbandono, di umiltà e di supponenza. In particolare, di fede e di sufficienza, di adesione al Signore e di presunzione di sé….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Se il Signore è il pastore allora non è che lo si debba precedere ma seguire.…

… Chi sono io per te? È il momento in cui si finisce di interrogare il Signore e si accetta di essere interrogati da lui. E Pietro dà la risposta piena di gioia, piena di amore: ha scoperto chi è Gesù. Gesù è il suo Signore, è il Cristo, è colui che realizza tutte le sue speranze, è il Figlio di Dio. Dopo questa scoperta, Gesù comincia a mostrarsi apertamente. Prima voleva che i discepoli lo riconoscessero, gli volessero bene, gli fossero attaccati. E dopo che i discepoli gli vogliono bene, allora Lui comincia a rivelarsi. E il brano di questa sera è particolarmente importante, perché in modo molto concentrato contiene tutta la rivelazione di Gesù, la rivelazione cristiana circa Gesù stesso e circa anche la nostra vita di discepoli. …

23 Agosto 2020 – XXI Domenica T.O.

Vangelo

Mt 16,13-20
In quel tempo 13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: La domanda con cui Gesù getta in noi un amo >>>  

Ogni anno, verso la fine dell’estate, la liturgia ripropone la bellissima domanda di Gesù, ogni anno con un evangelista diverso: ma voi chi dite che io sia? Inizia con un «ma», una avversativa, quasi in opposizione a ciò che dice la gente, perché non si crede per sentito dire, né per tradizione o per allinearsi alla maggioranza. Come un amo da pesca (la forma del punto di domanda ricorda quella di un amo), che scende in noi per agganciare la risposta vera: ma voi, voi dalle barche abbandonate, voi che camminate con me da anni, voi amici che ho scelto a uno a uno, che cosa sono io per voi?…


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Gesù si fa domanda >>>

L’episodio evangelico della “confessione di Pietro” è collocato da Matteo nei dintorni (lett. “verso le parti di”) di Cesarea di Filippo, all’estremo nord della terra d’Israele, alle pendici del monte Hermon, là dove nasce il Giordano, nei pressi di quella città che nel suo stesso nome porta le tracce delle sue origini romane e della sua nobiltà imperiale. Cesarea è l’Imperiale. Fu chiamata Cesarea proprio da Filippo, il tetrarca, in onore dell’imperatore. E proprio lì avviene la confessione che proclama Gesù quale Messia. È interessante notare che siamo molto distanti da Gerusalemme, praticamente al vertice geografico, ma anche simbolico, opposto rispetto a dove si trova la “città santa”. È in questa zona eccentrica, periferica, paganizzata, che risuona la confessione messianica di Pietro. Anzi, con questa statio nelle parti di Cesarea di Filippo, il viaggio che ha condotto Gesù a Gennèsaret (14,34), poi verso le parti di Tiro e di Sidone (15,21), quindi lungo il mare di Galilea (15,29) e nella regione di Magadan (15,39), raggiunge la sua ultima tappa. Subito dopo, il cammino di Gesù prenderà tutt’altra direzione dirigendosi verso Gerusalemme: “Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme” (Mt 16,21)


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Chi sono io per te?

… Tutto il vangelo èpervaso da una domanda: Chi è Gesù? Ci si domanda sempre chi è lui. In questo brano è presenteun giro di boa: non ci si chiede più chi è lui, è lui che chiede a ciascuno di noi: Chi sono io per te? Ed è molto diverso fino a quando io metto in questione una persona e quando accetto di mettermi in questione io e di rispondere… …

 

16 Agosto 2020 – XX Domenica T.O.

Vangelo

Mt 15,21-28

In quel tempo 21Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. 22Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». 23Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». 24Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». 25Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». 26Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27«È vero, Signore – disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.


La donna delle briciole, la cananea pagana, sorprende e converte Gesù: lo fa passare da maestro d’Israele a pastore di tutto il dolore del mondo. La prima delle sue tre parole è una preghiera, la più evangelica, un grido: Kyrie eleyson, pietà, Signore, di me e della mia bambina. E Gesù non le rivolge neppure una parola. Ma la madre non si arrende, si accoda al gruppo, dice e ridice il suo dolore. Fino a che provoca una risposta, ma scostante e brusca: sono venuto per quelli di Israele, e non per voi. Fragile ma indomita, lei non molla; come ogni vera madre pensa alla sua bambina, e rilancia. Si butta a terra, sbarra il passo a Gesù, e dal cuore le erompe la seconda preghiera: aiutami! E Gesù, ruvido: Non si toglie il pane ai figli per gettarlo ai cani. Ed ecco l’intelligenza delle madri, la fantasia del loro amore: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Fai una briciola di miracolo, per noi, i cagnolini del mondo! È la svolta del racconto. Dolcemente, la donna confessa di essere là a cercare solo briciole, solo avanzi, pane perduto.

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Un cuore di madre che niente può fermare >>>  


…Come i cani domestici e i figli, così i non-giudei e i giudei hanno un’unica casa e un’unica tavola. L’osservazione della donna si innesta sulla visione di Gesù, la prosegue e la approfondisce osando trarne le conseguenze: nell’unica casa e attorno a un’unica tavola vi è possibilità di una contemporaneità di pasto tra figli d’Israele e stranieri, contemporaneità in cui il primato di Israele è riconosciuto e ridimensionato al tempo stesso. In tutto questo va rilevato che l’appartenenza giudaica, la “fierezza ebraica” di Gesù, così come la coscienza del disegno salvifico di Dio e della sua missione riservata ai figli d’Israele, lo porta a incontrare questa donna a partire da un’identità certamente salda, ma anche aperta, non fissa, non bloccata in nazionalismi o sciovinismi e neppure in principi teologici intangibili.

La pratica di umanità di Gesù è talmente ispirata a libertà che non diviene schiava nemmeno degli elementi culturali dominanti della sua epoca che potevano degenerare nel pregiudizio. Assistiamo in questo testo a una sorta di conversione di Gesù: la donna, ha dato scacco matto a Gesù e questi, pieno di ammirazione, ne riconosce la fede e vi fa fiducia: “Grande è la tua fede, ti avvenga come tu vuoi” (Mt 15,28). E poiché “da quell’istante sua figlia fu guarita” (Mt 15,28), potremmo perfino chiederci chi sia che compie il miracolo.

Luciano Manicardi, monastero di Bose: La conversione di Gesù >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… dalle parti di Tiro e di Sidone… una donna cananea…

… questa donna Cananea grida, grida dicendo. Piace sottolineare questo grido, questa preghiera che è gridata. È vero la preghiera pian piano si evolve, si è condotti con pazienza da parte di Dio; allora se ci si lascia condurre la preghiera diventa ascolto, diventa ascolto profondo che non ha bisogno neanche di parole, però direi che inizialmente soprattutto è come confezione, spesse volte la preghiera è grido, è grido di espressione delle difficoltà, delle angustie.. …

14 Agosto – Assunzione della Beata Vergine Maria – Messa della Vigilia

Commento al Vangelo –

La solennità dell’Assunzione di Maria è una celebrazione della sua risurrezione. Per essere stata la Madre di Gesù, Figlio Unigenito di Dio, e per essere stata preservata dalla macchia del peccato, Maria, come Gesù, fu risuscitata da Dio per i gaudi della vita eterna. Maria fu la prima, dopo Cristo, a sperimentare la risurrezione. Tutti sono corruttibili, cioè, ogni essere umano è composto di carne e di sangue destinati a perire. Dopo la morte e sepoltura, avviene la decomposizione. Nel giro di pochi anni, rimane ben poco ad indicare che quel tale una volta camminava su questa terra. Tutti sono mortali, cioè, per ciascuno viene il giorno della morte. Nessuno vive per sempre. La medicina moderna e la tecnologia riusciranno forse a prolungare la vita fino a ottanta, novanta, o anche cento anni, ma, prima o poi, la sorte di ogni essere umano è quella di morire. La morte è un evento a cui nessuno riesce a sfuggire. Però, grazie alla risurrezione di Gesù, Dio ha trasformato ciò che era corruttibile e mortale in incorruttibile e immortale. Quando Dio ha risuscitato Gesù dai morii e gli ha elargito una nuova vita eterna, ha anche reso possibile che ogni essere umano fosse risuscitato dai morti e partecipasse alla vita nuova ed eterna. Il corpo umano morirà e si decomporrà, ma Dio ha dimostrato che questa non è la fine. Dio ha sconfitto la morte risuscitando Gesù dai morti. Ha rivestito il corpo risorto di Gesù di incorruttibilità e di immortalità. La morte ha perduto la battaglia; Dio ha riportato vittoria. Dopo Gesù, Maria è stata la prima a risorgere e ad essere rivestita della vita incorruttibile ed immortale di Dio. Quello che Dio ha fatto per Gesù e per Maria sarà fatto per ogni credente.

9 Agosto 2020 – XIX Domenica T.O.

Vangelo

Mt 14,22-33

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù 22costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


.. Perché il posto vero dei credenti non è nei successi e nei risultati trionfali, ma in una barca in mare, mare aperto, dove prima o poi, durante la navigazione della vita, verranno acque agitate e vento contrario. Ma non saranno lasciati soli.….

Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Il Signore ci salva oltre ogni nostro dubbio >>>  


La pericope evangelica di questa domenica costituisce il seguito del racconto della prima moltiplicazione dei pani, evento straordinario in cui Gesù ha sfamato con cibo in abbondanza una folla numerosissima a partire da cinque pani e due pesci (Mt 14,13-21). Questa contestualizzazione ci permette di accordare un significato speciale a quella annotazione “E subito” (v. 22) che apre la nostra pericope raccordandola a ciò che precede e che normalmente è una semplice formula di transizione senza particolari e ulteriori significati. Se la uniamo al fatto che Gesù “costringe” i discepoli a salire sulla barca (v. 22) e a “precederlo sull’altra riva” (v. 22) mentre lui “congeda la folla”, atto a cui Matteo accorda particolare importanza ripetendolo due volte (vv. 22.23), forse possiamo intravedere un significato recondito e interessante….

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Una compassione intelligente >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

O tu di poca fede, perché dubitasti?

… Il centrodel brano, come vedete, è il camminare sulle acque: è ripetuto quattro volte, due volte per Gesù e due volte per Pietro. Il camminare sulle acque è il desiderio fondamentale dell’uomo -le acque rappresentano l’abisso, la morte -il non essere inghiottiti dalla morte, il vincere il male e la morte. E la fede è ciò che permette di camminare sulle acque e vedremo quale fede. Questo è il centro. …