7 Agosto 2022 – XIX DOMENICA del T.O.

Omelia don Mario Testa_Domenica 7 agosto Lc. 12, 32-48 >>>

Omelia di don Mario Testa _Sabato 6 agosto Lc. 12, 32-48 >>>

Vangelo

Anche voi tenetevi pronti.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,32-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: È il servizio la chiave per entrare nel Regno >>>

(…) Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa gli aprano subito (…).
Il fondale unico su cui si stagliano le tre parabole (i servi che attendono il loro signore, l’amministratore messo a capo del personale, il padrone di casa che monta la guardia) è la notte, simbolo della fatica del vivere, della cronaca amara dei giorni, di tutte le paure che escono dal buio dell’anima in ansia di luce. È dentro la notte, nel suo lungo silenzio, che spesso capiamo che cosa è essenziale nella nostra vita. Nella notte diventiamo credenti, cercatori di senso, rabdomanti della luce. L’altro ordito su cui sono intesse le parabole è il termine “servo”, l’autodefinizione più sconcertante che ha dato di se stesso. I servi di casa, ma più ancora un signore che si fa servitore dei suoi dipendenti, mostrano che la chiave per entrare nel regno è il servizio. L’idea-forza del mondo nuovo è nel coraggio di prendersi cura. Benché sia notte. Non possiamo neppure cominciare a parlare di etica, tanto meno di Regno di Dio, se non abbiamo provato un sentimento di cura per qualcosa.
Nella notte i servi attendono. Restare svegli fino all’alba, con le vesti da lavoro, le lampade sempre accese, come alla soglia di un nuovo esodo (cf Es 12.11) è “un di più”, un’eccedenza gratuita che ha il potere di incantare il padrone. …. >>>


Luciano Manicardi – Comunità di Bose: Non temere, piccolo gregge >>>

Il brano evangelico odierno (Lc 12,32-48) riunisce diverse parole (detti, sentenze, parabole) rivolte da Gesù ai suoi discepoli (12,22). Esso si apre con la frase che Gesù rivolge al “piccolo gregge” esortandolo a “non temere” perché il Padre si è compiaciuto di dare loro il Regno (12,32). Chiamando “piccolo gregge” la comunità dei suoi discepoli, da un lato Gesù ne rileva l’esiguità numerica, come anche l’irrilevanza, la pochezza sul piano storico, dall’altro però rinvia al pastore del gregge, al Dio che sempre ha guidato e protetto il suo popolo, anche quando questo era un piccolo “resto”. Ecco dunque l’invito: “Non temere” (12,32), che si pone in linea di continuità con le esortazioni a “non preoccuparsi” del corpo, del cibo, del vestito, perché Dio si prende cura delle sue creature anche più piccole, dei corvi e degli uccelli, dei gigli e dell’erba dei campi e dunque: “Quanto più farà per voi … Quanto più degli uccelli valete voi” (12,28.24). Il testo è un invito alla fiducia ed è come se Gesù dicesse: la vostra piccolezza non sia per voi motivo di paura o di sconforto, perché il Regno di Dio non è questione di visibilità e di grandi numeri, anzi, “il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione” (17,20). Ora, poiché la questione del numero è spesso ancora oggi al cuore dei patemi pastorali di tanti nella chiesa, occorre anche chiedersi: qual è il numero che distingue tra piccolezza e non più piccolezza? Gesù ricorda che, dove due o tre sono riuniti nel suo nome, egli è in mezzo a loro (cf. Mt 18,20). Le parole di Gesù ai discepoli vanno allora comprese come una messa in guardia contro l’aspirazione a essere grandi e importanti, forti e potenti, ammirati e considerati, insomma a cercare vie mondane di riuscita ecclesiale. Significativa, a questo proposito, la lezione della piccola Teresa di Lisieux: “La santità non risiede in questa o quella pratica di pietà, ma in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli nelle braccia di Dio, coscienti della nostra debolezza e fiduciosi nella sua bontà di Padre. Ciò che piace a Dio nella mia anima è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la cieca speranza che ho nella sua misericordia. Non temere: più sarai povera più Gesù ti amerà”. …. >>>


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html)

Uomini in attesa del loro Signore
Per lo stolto proprietario (cf Lc 12,13-21) la morte è un ladro
che gli ruba tutto. Per noi invece è l’incontro con lo Sposo cha
attendiamo. Siamo saggi se, da padroni che accumulano per sé,
diventiamo amministratori che usano i beni per ringraziare Dio
e condividere con i fratelli. Guai a noi se ricadiamo nella
mentalità di padroni stolt
.

Lc 12, 35-48 

31 Luglio 2022 – XVIII DOMENICA del T.O.

Omelia don Mario Testa >>>

Vangelo

Quello che hai preparato, di chi sarà?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Siamo ricchi solo di ciò che sappiamo condividere >>>

La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante: una doppia benedizione secondo la bibbia, eppure tutto è corroso da un tarlo micidiale. Ascolti la parabola e vedi che il fondale di quella storia è vuoto. L’uomo ricco è solo, chiuso nel cerchio murato del suo io, ossessionato dalla logica dell’accumulo, con un solo aggettivo nel suo vocabolario: “mio”, i miei raccolti, i miei magazzini, i miei beni, la mia vita, anima mia.
Nessun altro personaggio che entri in scena, nessun nome, nessun volto, nessuno nella casa, nessuno alla porta, nessuno nel cuore. Vita desolatamente vuota, dalla quale perfino Dio è assente, sostituito dall’idolo dell’accumulo. Perché il ricco non ha mai abbastanza. Investe in magazzini e granai e non sa giocare al tavolo delle relazioni umane, sola garanzia di felicità. Ecco l’innesco del dramma: la totale solitudine.
L’accumulo è la sua idolatria. E gli idoli alla fine divorano i loro stessi devoti. Ingannandoli: “Anima mia hai molti beni per molti anni, divertiti e goditi la vita”. È forse questo, alla fin fine, l’errore che rovina tutto? Il voler godere la vita? No. Anche per il Vangelo è scontato che la vita umana sia, e non possa che essere un’incessante ricerca di felicità. Ma la sfida della felicità è che non può mai essere solitaria, ed ha sempre a che fare con il dono…..


Luciano Manicardi – Comunità di Bose: Uno sguardo sul nostro essere mortali >>>

L’odierna pagina evangelica è un testo (Lc 12,13-21) presente nel solo vangelo secondo Luca, che non ha paralleli negli altri Sinottici. E le tematiche affrontate, di rilevanza sociale, sono particolarmente care a Luca: il lavoro, il possesso di beni, il rapporto con il denaro. La narrazione lucana ci mostra Gesù mentre parla ai discepoli e a una numerosa folla (Lc 12,1). La richiesta di un anonimo che, di mezzo alla folla, gli chiede di farsi arbitro su una questione di eredità e la secca risposta negativa di Gesù, costituiscono la prima parte (12,13-15) della nostra pericope che poi, attraverso una frase di transizione con cui Gesù mette in guardia i suoi uditori dalla cupidigia (12,15), prosegue e si conclude con una parabola (12,16-20) seguita da un commento applicativo che ne trae la morale (12,21). La parabola ha al suo centro un “uomo ricco” (12,16) e “stolto” (12,20). …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

La sua vita non è dalle cose che ha.
Dio é Padre: oltre la vita e i mezzi per vivere, dona ai figli se
stesso. Chi non lo riconosce, perde la propria identità e la cerca
non in ciò che è, ma in ciò che ha. I beni che accumula
diventano un male: non sono più mezzi, ma fine della sua vita.
Sono idoli ai quali sacrifica sé e gli altri: invece di creare
comunione con il Padre e con i fratelli, dividono da lui e dagli
altri. Chi accumula beni, vive male lui e vivono male i suoi figli:
lascia loro in eredità di litigare … per l’eredità.

Lc 12, 13-21 

24 Luglio 2022 – XVII DOMENICA del T.O.

Omelia di don Bernard Tondé >>>

Vangelo

Chiedete e vi sarà dato.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».


 

17 Luglio 2022 – XVI DOMENICA del T.O.

Omelia don Mario Testa –  Celebrazione  17_97_2022 – ore 19.00  >>>

Vangelo

Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Marta cuore del servizio, Maria cuore dell’ascolto >>>

La casa è piena di gente, ci sono Gesù e i suoi; Maria, la giovane, seduta ai piedi dell’amico, i discepoli intorno, forse Lazzaro tra loro; Marta, la generosa, è nella sua cucina, alimenta il fuoco, controlla le pentole, si alza, passa e ripassa davanti al gruppo a preparare la tavola, affaccendata per tutti. Maria seduta ascoltava Gesù. Un uomo che profuma di cielo e una donna, seduti vicinissimi. Una scena di maestro-discepola così inconsueta per gli usi del tempo che pare quasi un miracolo. Tutti i pregiudizi sulle donne saltati in aria, rotti gli schemi. Presi l’uno dall’altra: lui totalmente suo, lei totalmente sua. La immagino incantata davanti alle parole del maestro e amico, come se fosse la prima volta. Conosciamo tutti il miracolo della prima volta. Poi, lentamente ci si abitua. L’eternità invece è non abituarsi mai, è il miracolo della prima volta che si ripete sempre, come nella casa dell’amicizia, a Betania. ….


Luciano Manicardi – Comunità di Bose: Uno spazio per l’altro   >>>

… Ora, in questo testo noi possiamo anche vedere la polarità fra azione e relazione, tra il molto fare di Marta e la relazione in cui entra Maria, o possiamo vedervi il confronto tra l’illusione di sé di Marta, la sua fuga da sé e il suo stordimento nel molto servire e nel troppo parlare che diviene uno sparlare, un far rumore, e la forza di Maria che abita il silenzio, è interamente raccolta nell’atto dell’ascolto, e suscita il discernimento di Gesù che vede in lei la persona che, a differenza di Marta, ha operato una scelta. E la scelta di ciò che nessuno mai le potrà togliere (10,42). Maria sceglie l’essenziale, ciò senza cui tutto perde senso, Maria sceglie e abita l’unica cosa di cui c’è bisogno. …..


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Seduta accanto, ascoltava la sua parola
Ci sono due forme di religiosità: quella di Marta, che vuol
piacere al Signore, e quella di Maria, alla quale piace il Signore.
La prima è tutta presa da ciò che deve fare per lui, la seconda
da ciò che fa lui per lei. La prima è la religione della legge, la
seconda è il vangelo dell’amore. Se prima non accogliamo
l’amore del Samaritano per noi, il nostro fare è sempre simile a
quello del lo scriba, del sacerdote e del levita.

Lc 10, 38-42 

10 Luglio 2022 – XV DOMENICA del T.O.

Omelia don Paolo Andrea Natta (Diocesi di Verona), celebrazione ore 19.00 >>>

Vangelo

Chi è il mio prossimo?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Attraversare con fiducia la terra dei lupi >>>

Invece un samaritano, che era in viaggio, vide, ne ebbe compassione, si fece vicino. Un samaritano, gente ostile e disprezzata, che non frequenta il tempio, si commuove, si fa vicino, si fa prossimo. Tutti termini di una carica infinita, bellissima, che grondano umanità. Non c’è umanità possibile senza compassione, il meno sentimentale dei sentimenti, senza prossimità, il meno zuccheroso, il più concreto. Il samaritano si avvicina. Non è spontaneo fermarsi, i briganti possono essere ancora nei dintorni. Avvicinarsi non è un istinto, è una conquista; la fraternità non è un dato ma un compito.
I primi tre gesti concreti: vedere, fermarsi, toccare, tracciano i primi tre passi della risposta a “chi è il mio prossimo?”. Vedere e lasciarsi ferire dalle ferite dell’altro. Il mondo è un immenso pianto, e «Dio naviga in questo fiume di lacrime» (Turoldo), invisibili però a chi ha perduto gli occhi del cuore, come il sacerdote e il levita. Fermarsi addosso alla vita che geme e si sta perdendo nella polvere della strada….


Luciano Manicardi – Comunità di Bose: Comunione che si comunica   >>>

Ora, è importante cogliere la parabola in continuità con il dialogo tra il dottore della legge e Gesù. In questo modo, apparirà evidente che Gesù cerca di far percorrere al dottore della Legge un cammino di conversione. Gesù predispone un percorso che cerca di far passare il dottore della Legge dalla domanda segno di disimpegno e deresponsabilizzazione – “Chi è il mio prossimo?” – al farsi lui attivamente prossimo, e più in generale cerca di smuoverlo conducendolo dall’intellettualismo alla prassi, dal sapere al fare. Una volta che Gesù ha narrato la parabola e ha posto la domanda al suo interlocutore su chi tra i personaggi della parabola sia stato veramente prossimo per l’uomo ferito dai briganti, il dottore della Legge risponde bene, in modo ortodosso (orthôs: v. 28), ma non arriva a fare il legame tra sapere e fare, tra conoscenza delle Scritture e sofferenza dell’uomo, tra corpo delle Scritture e corpo dell’uomo ferito, tra spirito e mano. Capiamo così l’ammonimento che Gesù ripete due volte e che insiste sull’agire, sul fare: “Fa’ questo e vivrai!” (Lc 10,28); “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” (Lc 10,37). Il racconto di questa parabola ha dunque valenza di rivelazione anche per il dottore della Legge e sconvolge una credenza diffusa all’epoca: la domanda “chi è il mio prossimo?” aveva come frequente risposta la successione in ordine di importanza “il sacerdote, il levita, il figlio d’Israele”, mentre il Samaritano era annoverato tra coloro che meritavano l’odio e il rigetto. Nella parabola vi è rovesciamento di situazioni: quelli che bisognava amare in quanto prossimo (il sacerdote e il levita) si rivelano essere quelli che non amano, non esercitano alcuna solidarietà, non fanno misericordia (v. 37), mentre colui che si poteva e doveva odiare (il Samaritano) è colui che concretamente esercita la solidarietà, perché è preso da compassione. Di certo qui Gesù insegna che la solidarietà è un reale farsi prossimo all’altro nella sua sofferenza. …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Amerai…
Per avere la vita dobbiamo amare Dio con tutto il cuore e il
prossimo come noi stessi. Ma nessuna legge e nessun rito ci dà
la vita: possiamo amare solo se siamo amati. Il Samaritano è
Gesù che ama me e ciascuno di noi. Nella misura in cui
sperimento il suo amore per me, posso fare agli altri ciò che lui
ha fatto a me

Lc 10, 25-37 

3 Luglio 2022 – XIV DOMENICA del T.O.

Omelia don Mario Testa – 03_07_2022 ore 19.00 >>>

Vangelo

La vostra pace scenderà su di lui.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-12.17-20

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Attraversare con fiducia la terra dei lupi >>>

Vanno i settantadue discepoli, a due a due, quotidianamente dipendenti dal cielo e da un amico; senza borsa, né sacca, né sandali, senza cose, senza mezzi, semplicemente uomini. «L’annunciatore deve essere infinitamente piccolo, solo così l’annuncio sarà infinitamente grande» (G. Vannucci). Non portano niente e dicono: torniamo semplici e naturali, quello che conta è davvero poco. I discepoli sono dei ricostruttori di umanità, e il loro primo passo contiene l’arte dell’accompagnamento, mai senza l’altro. Due non è la somma di uno più uno, è l’inizio della comunione. Allora puoi anche attraversare la terra dei lupi, passarvi in mezzo, con coraggio e fiducia: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Che forse sono più numerosi ma non più forti, che possono azzannare e fare male, ma che non possono vincere….


Luciano Manicardi – Comunità di Bose: Comunione che si comunica   >>>

Il testo evangelico odierno presenta le disposizioni che Gesù dà ai discepoli inviandoli in missione (Lc 10,1-12) e le parole che rivolge loro una volta ritornati dalla missione stessa (Lc 10,17-20). Il testo ha dunque una valenza ecclesiologica in quanto riguarda la missione e la presenza della chiesa tra gli uomini, tuttavia, se si tiene conto del fatto che il messaggio che Gesù, tramite i discepoli, fa giungere alle città e ai villaggi nei quali si sarebbe recato nel suo cammino verso Gerusalemme, è annuncio di pace e proclamazione che il regno di Dio si è fatto vicino, comprendiamo che il testo ha una portata cristologica fondamentale. Pace e Regno di Dio, infatti, si manifestano in Gesù stesso. …


Vangelo di Luca
p. Filippo Clerici e p. Silvano Fausti

Luca 10, 1-3
Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi

Nei vv.1-12 si parla della nostra missione di discepoli, uguale a
quella dei Dodici (Lc 9,1ss) e a quella di Gesù. Povertà, gratuità
e umiltà, sono le condizioni per essere agnelli, come l’Agnello
di Dio che vince il male del mondo. Diversamente siamo lupi,
travestiti da agnelli.

Lc 10, 1-3 

26 Giugno 2022 – XIII DOMENICA del T.O.

Omelia don Mario Testa – Celebrazione 26 giugno 2022 – ore 19.00 >>>

Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».


 

Domenica 19 Giugno – SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO – Solennità

Omelia don Mario Testa – Celebrazione ore 19.00 >>>

Vangelo

Tutti mangiarono a sazietà.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,11b-17

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


 

Domenica 12 Giugno 2022 – SANTISSIMA TRINITÁ – Solennità

Vangelo

Tutto quello che il Padre possiede, è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: La Trinità è sorgente di sapienza del vivere >>>

Trinità: un solo Dio in tre persone. Dogma che non capisco, eppure liberante perché mi assicura che Dio non è in se stesso solitudine, che l’oceano della sua essenza vibra di un infinito movimento d’amore. C’è in Dio reciprocità, scambio, superamento di sé, incontro, abbraccio. L’essenza di Dio è comunione.
Il dogma della Trinità non è una teoria dove si cerca di far coincidere il Tre e l’Uno, ma è sorgente di sapienza del vivere. E se Dio si realizza solo nella comunione, così sarà anche per l’uomo. Aveva detto in principio: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza». Non solo a immagine di Dio: molto di più! L’uomo è fatto a somiglianza della Trinità. Ad immagine e somiglianza della comunione, di un legame d’amore, mistero di singolare e plurale. In principio a tutto, per Dio e per me, c’è la relazione. In principio a tutto qualcosa che mi lega a qualcuno, a molti. Così è per tutte le cose, tutto è in comunione. ….


Comunità di Bose: Comunione che si comunica   >>>

Il mistero della Trinità divina, al centro della celebrazione odierna, sottolinea che il Dio che si comunica all’umanità nello Spirito e nel Figlio Gesù Cristo è il Dio che è comunione e comunicazione in sé stesso. La Trinità, che esprime il “come” dell’unità di Dio e la esprime in termini di comunione interpersonale, fonda il fatto che noi possiamo parlare di Dio solo in termini di comunione. Se Dio è comunione nel suo stesso essere, se lo Spirito è Spirito di comunione e se Cristo è “persona comunitaria” inscindibile dal suo corpo che è la chiesa, allora la comunione è la natura stessa della chiesa: la chiesa di Dio o è comunione o non è.

Dalla Trinità divina discende anche la visione della persona umana come relazionale: nella Trinità ogni persona è per l’altro e la persona umana si realizza nella relazione con l’altro. E discende la concezione dell’intangibilità e inalienabilità della persona umana: come i nomi delle tre persone trinitarie non sono confusi né interscambiabili, così la persona umana è un valore in sé, è un fine e non un mezzo, è una grandezza non sacrificabile a interessi sociali o pubblici o di altro tipo. …


Conviene a voi che io me ne vada.
Se non me ne vado, il Consolatore non verrà da voi
I discepoli sono tristi perché Gesù se ne va. Ma proprio nel suo
andarsene ci dimostrerà tutto il suo amore e ci darà il suo
Spirito. Questi sarà il nostro consolatore: non ci lascerà mai
soli, ci farà entrare nel mistero del Figlio e ci farà capire tutta la
verità, di Dio e di noi stessi. E l’unica verità che conta è che lui
ci ama di amore infinito e noi siamo infinitamente amati da lui.

 

Gv 16, 4b-15 

5 Giugno 2022 – Pentecoste – Solennità

Vangelo

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-16.23b-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Il vento dello Spirito che porta la libertà >>>

Lo Spirito Santo, il misterioso cuore del mondo, il vento sugli abissi, l’Amore in ogni amore, è Dio in libertà, un vento che porta pollini dove vuole primavere, che non lascia dormire la polvere, che si abbatte su ogni vecchia Gerusalemme. Dio in libertà, che non sopporta statistiche, che nella vita e nella Bibbia non segue mai degli schemi. Libero e liberante come lo è il vento, la cosa più libera che ci sia, che alle volte è una brezza leggera, alle volte un uragano che scuote la casa; che è voce di silenzio sottile, ma anche fuoco ardente chiuso dentro le ossa del profeta (Ger 20,9). Pentecoste è una festa rivoluzionaria di cui non abbiamo ancora colto appieno la portata. Lo Spirito «vi insegnerà ogni cosa»: lui ama insegnare, accompagnare oltre, far scoprire paesaggi inesplorati, portare i credenti a vivere in «modalità esplorativa», non come esecutori di ordini, ma come inventori si strade.  …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: La vita secondo lo Spirito   >>>

Con la Pentecoste noi contempliamo il compimento della Pasqua del Signore e il compimento implica l’inclusione del credente nella Pasqua. Il dono dello Spirito opera il passaggio da Cristo al cristiano, dalla missione di Gesù alla missione dei discepoli, dalla predicazione e dall’azione di Gesù alla predicazione e all’azione dei credenti nella storia. Opera il passaggio da Cristo alla Chiesa. Grazie allo Spirito il credente comprende e ricorda la parola di Gesù e grazie allo Spirito la annuncia, vi risponde con la preghiera e vi obbedisce con la testimonianza. Così l’evento pentecostale ci dice chi è il credente. Compimento del mistero pasquale, la Pentecoste è anche compimento della vocazione cristiana, del discepolato. Infatti, lo Spirito insegnerà e farà ricordare, come un maestro al discepolo, e il fine di tale insegnamento è che il Cristo sia nel discepolo, ne divenga presenza interiore e intima. Non esteriore, estrinseca, funzionale. Il compimento della vocazione cristiana è che la vita di Cristo viva in noi. E la vocazione, o, se si vuole, l’essenziale della vita cristiana sotto la guida dello Spirito, è la vita interiore come capacità di far abitare in sé la parola del Signore, meditarla, comprenderla, interpretarla. La parola poi, vivificata dallo Spirito, diviene magistero interiore del credente: “Lo Spirito vi insegnerà tutto e vi ricorderà tutto ciò che io ho detto” (Gv 14,26). La congiunzione “e” è esplicativa: l’insegnamento dello Spirito consisterà nel ravvivare presso i discepoli il ricordo delle parole di Gesù. Accanto alla vita interiore c’è poi la preghiera che risponde a tale parola e che diviene non solo un invocare Dio come Abbà, “Padre”, ma un vivere da “figli di Dio”. “Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio” (Rm 8,14), “per mezzo dello Spirito noi gridiamo Abbà, Padre” (Rm 8,15). Questo vivere da figli di Dio richiede la capacità della lotta interiore, ovvero la capacità di rompere con la carne, cioè con l’egoismo e l’autoreferenzialità. Infine c’è la testimonianza, l’annuncio, la capacità di rendere eloquente per tutti gli uomini il messaggio evangelico. Ciò che avviene quando i discepoli parlano la lingua dello Spirito (At 2,1-12). Vediamo così che la festa della Pentecoste ci introduce all’arte della vita secondo lo Spirito santo, ci introduce ai movimenti fondamentali della vita spirituale: l’ascolto della parola, la preghiera, la lotta spirituale, l’annuncio e la testimonianza. …