11 Giugno 2021, Sacratissimo Cuore di Gesù – Solennità

Vangelo

Uno dei soldati gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 19,31-37

Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.
Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Domenica 06 Giugno 2021 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Vangelo

Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 14,12-16.22-26

Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Il flusso della vita divina nelle nostre vene >>>

Prendete, questo è il mio corpo. Nei Vangeli Gesù parla sempre con verbi poveri, semplici, diretti: prendete, ascoltate, venite, andate, partite; corpo e sangue. Ignote quelle mezze parole la cui ambiguità permette ai potenti o ai furbi di consolidare il loro predominio. Gesù è così radicalmente uomo, anche nel linguaggio, da raggiungere Dio e da comunicarlo attraverso le radici, attraverso gesti comuni a tutti. .  …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Un’alleanza di vita per tutti >>>

La festa odierna, che ha al suo cuore la memoria eucaristica, ci sollecita a considerare il senso di una parola e di una realtà che spesso non è presente nel nostro vocabolario e nella nostra sensibilità, ma che svolge un ruolo decisivo nel vissuto dei cristiani. Questa parola è alleanza. Il vangelo mostra Gesù che, durante l’ultima cena, compie l’alleanza riprendendo ma anche modificando l’espressione usata da Mosè al momento della stipulazione dell’alleanza sinaitica. Mosè aveva detto: “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole” (Es 24,8). Il sangue delle vittime animali che Mosè sparse in parte sull’altare e in parte sul popolo simbolizzava l’unica vita che doveva ormai scorrere tra i due contraenti l’alleanza: Dio e il popolo. ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Prendete, questo è il mio corpo

L’eucaristia è il senso della vita. Gesù ci dice di prendere e “mangiare il suo corpo”: ci dà se stesso perché viviamo di lui. Così possiamo “bere il suo sangue”: avere il suo Spirito e vivere come lui, da figli di Dio e fratelli di ogni uomo.

Domenica 30 Maggio 2021 – SANTISSIMA TRINITÀ – Solennità

Omelia di don Mario Testa >>>

Vangelo

Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: In principio a tutto un legame d’amore >>>

Il Vangelo non offre, per parlare della Trinità, formule razionali o simboliche, ma il racconto di un appuntamento e di un invio. Le attribuisce nomi di famiglia e di affetto: Padre, Figlio, Respiro santo. Nomi che abbracciano e fanno vivere. Ci sono andati tutti all’appuntamento sul monte di Galilea. Tutti, anche quelli che dubitavano ancora, comunità ferita che ha conosciuto il tradimento, la fuga e il suicidio di uno di loro…
Ma il maestro non li molla, e compie uno dei suoi gesti più tipici: si avvicinò e disse loro… quando ama Dio compie gesti molto umani.  …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Una sparizione che non abbandona >>>

La prima domenica dopo la Pentecoste è celebrazione della Trinità. Una celebrazione che può suscitare perplessità. Si tratta di una festa relativamente recente in quanto è solo nell’VIII secolo che Alcuino redasse una messa in onore del mistero trinitario come sostegno alla pietà privata, tanto che ancora nell’XI secolo papa Alessandro II non ritenne affatto obbligatoria questa celebrazione per la chiesa universale per il fatto che “ogni giorno l’adorabile Trinità è senza posa invocata con la ripetizione delle parole: Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto, e in tante altre formule di lode”. In effetti, questa festa non celebra un evento della storia della salvezza, ma colui che è all’origine di ogni evento di salvezza e che dunque è sempre al cuore di tutte le celebrazioni e di ogni celebrazione. )….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Andate dunque e fate miei discepoli tuttii popoli

Siamo all’ultimo brano di Matteo, dove ci si racconta l’esperienza fondamentale, definitiva alla quale il vangelo ci vuole portare. Èquell’esperienza che uno in questi anni di cammino si accorge di aver fatto e viene formalizzata alla fine. In questo breve brano, come nel finale di una sinfonia, risuonano riarmonizzati tutti i temi del vangelo, quindi ci fermeremo con una certa attenzione.

Lunedì 24 Maggio 2021 – BEATA VERGINE MARIA, MADRE DELLA CHIESA – memoria


Vangelo

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 19,25-34

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Mi lascio ispirare >>> https://getupandwalk.gesuiti.it/2021/05/24/figlio-e-padre/

Ai piedi della croce, simbolo di morte, fiorisce una nuova vita. Il vecchio e il nuovo, Gesù che muore è l’anello di congiunzione fra ci che è stato e ciò che sarà.
Chi è rimasto, è rimasto fino alla fine ed rimasto in piedi – ci dice il verbo utilizzato dall’evangelista – davanti alla croce: tre donne e il discepolo amato.

Parte da lì la nuova Comunità: da una madre, da una donna, e dal discepolo amato. Il discepolo non ha un nome, è riconosciuto per relazione e la relazione è data dall’amore di Cristo in lui, “il discepolo che egli amava”. Forse siamo noi quel discepolo?

Gesù, sulla croce è figlio ed è padre e in questa veste da una parte fa dono alla madre di un figlio, e dall’altra promette al discepolo amato che non rimarrà orfano, qui sulla terra, perché gli (ci) fa dono di una Madre e lo (ci) invita a prenderci cura di lei.

Gesù ci insegna che basta essere in due per fare famiglia, per fare comunità, fare Chiesa.

Francesca Carraro …..

 

Domenica 23 Maggio 2021 – PENTECOSTE

Omelia di don Mario Testa >>>

Vangelo

Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,26-27; 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: L’umanità ha bisogno che lo Spirito la scuota >>>

… Che cos’è lo Spirito Santo? È Dio in libertà. Che inventa, apre, scuote, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un
figlio profeta, e che in noi compie instancabilmente la medesima opera di allora: ci rende grembi del Verbo, che danno carne e sangue e storia alla Parola. Dio in libertà, un vento nomade, che porta pollini là dove vuole, porta primavere e disperde le nebbie, e ci fa tutti vento nel suo Vento.Dio in libertà, che non sopporta statistiche. Gli studiosi cercano ricorrenze e schemi costanti; dicono: nella Bibbia Dio agisce così. Non credeteci. Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue mai degli schemi. Abbiamo bisogno dello Spirito, ne ha bisogno questo nostro mondo stagnante, senza slanci. Per questa Chiesa che fatica a sognare. Lo Spirito con i suoi doni dà a ogni cristiano una genialità che gli è propria. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Una sparizione che non abbandona >>>

… La Presenza di Gesù si compie nell’invisibilità dello Spirito. La Parola di Gesù si compie nel silenzio dello Spirito. Questo significano le due promesse del Paraclito presenti nella pagina del IV vangelo: “è bene per voi che io me ne vada perché se non me ne vado non verrà a voi il Paraclito” (Gv 16,7); e ancora: “Molte altre cose ho da dirvi, ma per il momento non siete in grado di portarne il peso; ma quando verrà lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà alla verità intera” (Gv 16,12-13)….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Conviene a voi che io me ne vada. Se non me ne vado, il Consolatore non verrà da voi

I discepoli sono tristi perché Gesù se ne va. Ma proprio nel suo andarsene ci dimostrerà tutto il suo amore e ci darà il suo Spirito. Questi sarà il nostro consolatore: non ci lascerà mai soli, ci farà entrare nel mistero del Figlio e ci farà capire tutta la verità, di Dio e di noi stessi. E l’unica verità che conta è che lui ci ama di amore infinito e noi siamo infinitamente amati da lui

Domenica 16 Maggio 2021 – ASCENSIONE DEL SIGNORE

Omelia don Mario Testa >>>

Vangelo

Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: La missione di fare del mondo un Battesimo >>>

…Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù compie un atto di enorme, illogica fiducia in uomini e donne che dubitano ancora, affidando proprio a loro il mondo e il Vangelo. Non rimane con i suoi ancora un po’ di tempo, per spiegare meglio, per chiarire meglio, ma affida loro la lieta notizia nonostante i dubbi. I dubbi nella fede sono come i poveri: li avremo sempre con noi. Gesù affida il vangelo e il mondo nuovo, sognato insieme, alla povertà di undici pescatori illetterati e non all’intelligenza dei primi della classe. Con fiducia totale, affida la verità ai dubitanti, chiama i claudicanti a camminare, gli zoppicanti a percorrere tutte le strade del mondo: è la legge del granello di senape, del pizzico di sale, della luce sul monte, del cuore acceso che può contagiare di vangelo e di nascite quanti incontra. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Speranza e responsabilità >>>

… Mentre dunque nel Cristo asceso al cielo il credente contempla la ricapitolazione in Dio di tutta l’umanità, nella storia egli vede la missione della chiesa che annuncia il vangelo a ogni creatura. Questo, pertanto, il messaggio che dall’Ascensione discende alla chiesa: speranza e responsabilità. Speranza della trasfigurazione universale, responsabilità di rendere presente Cristo a ogni creatura. Anzi, la speranza diviene la responsabilità che i credenti hanno nei confronti di tutta l’umanità. …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Nel mondo avrete tribolazione; ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo

Gesù, andandosene, ci dà la sua stessa intimità di Figlio con il Padre e ci abilita a fareil suo stesso cammino. Siamo chiamati a vivere nella storia il passaggio pasquale dalla croce alla gloria, dall’afflizione alla gioia. Le nostre tribolazioni, come quelle di Gesù, sono le doglie del parto per la nascita dell’uomo nuovo.

 

 

VI Domenica di Pasqua – 9 Maggio 2021

Omelia don Bernard Tondé >>>

Omelia don Mario Testa  >>>

Vangelo Gv 15,9-17

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Se tu ami, la tua vita è comunque un successo >>>

….Amatevi come io vi ho amato. Non dice “quanto me”, perché non ci arriveremmo mai, io almeno; ma “come me”, con il mio stile, con il mio modo unico: lui che lava i piedi ai grandi e abbraccia i bambini; che vede uno soffrire e prova un crampo nel ventre; lui che si commuove e tocca la carne, la pelle, gli occhi; che non manda via nessuno; che ci obbliga a diventare grandi e accarezza e pettina le nostre ali perché pensiamo in grande e voliamo lontano. Chi ti ama davvero? Non certo chi ti riempie di parole dolci e di regali. L’amore è vero quello che ti spinge, ti incalza, ti obbliga a diventare tanto, infinitamente tanto, a diventare il meglio di ciò che puoi diventare (Rainer Maria Rilke)….. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Amici del Signore >>>

…..Il nostro testo è una sorta di inno all’amore e contiene un profondo insegnamento sull’arte di amare. Dice Gesù: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. Non dice: “così io ho amato Lui”, ma: “così io ho amato voi”. E più avanti, dopo aver affermato di aver amato i discepoli, non aggiunge, “così voi amate me”, ma: “Amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,17). Ecco la logica dell’amore che viene da Dio. L’amore vissuto e poi chiesto da Gesù ai discepoli non è la reciprocità, non è un moto circolare che si snoda in “va e vieni” tra amato e amante. Infatti, come l’amore del Padre per Gesù diviene l’amore con cui Gesù ama i suoi, così l’amore di Gesù per i suoi è chiamato a diffondersi come amore di ciascuno per gli altri. Questa affermazione, che fonda la libertà dei rapporti nella vita comunitaria cristiana, è invito a non pretendere mai reciprocità, ma ad amare nella più assoluta gratuità. Non dice qualcosa di analogo l’evangelista Matteo quando scrive: “Se amate quelli che vi amano, … cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?” (Mt 5,46-47). La rivelazione dell’amore che viene da Dio va ben oltre la logica della reciprocità. Gesù aggiunge, secondo il terzo evangelista: “Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla” (Lc 6,35).. …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

IO-SONO la vita e voi i tralci

Gesù, veravite, porta il dolce frutto che a tutti dà gioia, a Dio per primo: vive pienamente l’amore di Dio per l’uomo e l’amore dell’uomo per Dio. Amando lui e dimorando in lui, portiamo il suo stesso frutto: diventiamo come lui, partecipando alla sua vita e alla pienezza della sua gioia.

V Domenica di Pasqua – 2 Maggio 2021

Omelia di don Mario Testa >>>

Vangelo

Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Più che pulite, Dio chiede mani colme di vendemmia >>>

Gesù ci comunica Dio attraverso lo specchio delle creature più semplici: Cristo vite, io tralcio, io e lui la stessa pianta, stessa vita, unica radice, una sola linfa.
E poi la meravigliosa metafora del Dio contadino, un vignaiolo profumato di sole e di terra, che si prende cura di me e adopera tutta la sua intelligenza perché io porti molto frutto; che non impugna lo scettro dall’alto del trono ma la vanga e guarda il mondo piegato su di me, ad altezza di gemma, di tralcio, di grappolo, con occhi belli di speranza. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Rimanere nell’amore di Cristo >>>

Ebbene, il vangelo odierno pone l’accento sulla dimensione di interiorità essenziale alla vita di fede: “rimanere in Cristo” è espressione che parla di un’attività che si svolge nell’intimo del credente. Ovvero, la fede deve diventare vita nel profondo della persona, altrimenti sarà la stessa vita di relazione e di comunione che ne scapiterà. La vita di relazione contrassegnata dal “con” gli altri e dal “per” gli altri è resa possibile dal radicamento della vita di Cristonel profondo della persona. Questo radicamento è espresso nel testo giovanneo con l’immagine del legame fra tralcio e vite e con il verbo “rimanere”. …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

IO-SONO la vita e voi i tralci

Gesù, veravite, porta il dolce frutto che a tutti dà gioia, a Dio per primo: vive pienamente l’amore di Dio per l’uomo e l’amore dell’uomo per Dio. Amando lui e dimorando in lui, portiamo il suo stesso frutto: diventiamo come lui, partecipando alla sua vita e alla pienezza della sua gioia.