24 Maggio 2020 – Ascensione del Signore

Ascensione del Signore, Bibbia di Avila

Omelia di don Mario Testa _ S. Messa Ascensione del Signore – Sabato 23-05-2020.mp3

Vangelo

Mt 28,16-20

In quel tempo, 16gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Se l’Incarnazione dice che Dio abita la terra e il corpo dell’uomo, l’Ascensione afferma che la carne umana è in Dio e la terra abita i cieli. “Colui che discese” – dice Paolo – “è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutto” (Ef 4,10), per colmare la distanza fra cielo e terra. Eppure proprio il testo evangelico di Matteo, che evoca la pienezza e la totalità del potere del Risorto in cielo e in terra e della presenza del Cristo con i suoi fino alla fine del mondo, tutti i giorni, svela anche le mancanze, le carenze della fede, le aporie della comunità cristiana, le distanze fra il credente e il Risorto. …

Luciano Manicardi, monastero di Bose: La carne umana di Dio >>>


I discepoli sono tornati in Galilea, su quel monte che conoscevano bene. Quando lo videro, si prostrarono. Gesù lascia la terra con un bilancio deficitario: gli sono rimasti soltanto undici uomini impauriti e confusi, e un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli. Lo hanno seguito per tre anni sulle strade di Palestina, non hanno capito molto ma lo hanno amato molto. E ci sono tutti all’appuntamento sull’ultima montagna. Questa è la sola garanzia di cui Gesù ha bisogno. Ora può tornare al Padre, rassicurato di essere amato, anche se non del tutto capito. Adesso sa che nessuno di quegli uomini e di quelle donne lo dimenticherà. Essi però dubitarono…

Ermes Ronchi, su Avvenire: Ascensione, Dio con noi fino alla fine del mondo >>> 


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Andate dunque e fate miei discepoli tuttii popoli

Il brano ha due parti. La prima è l’incontro con Gesù; la seconda è cosa nasce da questo incontro, è l’incontro ultimo. Dopo questo non c’è né nessun altro, nel vangelo e dopo questo incontro comincia la nuova presenza di Cristo nel mondo. Una presenza diversa, ormai presente in noi che facciamo il suo stesso cammino.

Quindi si chiude la storia di Gesù e inizia la storia dei discepoli che fanno lo stesso cammino e la storia del mondo intero. Incomincia la storia che è la presenza del Signore Gesù: io sono con voi. Una presenza particolare, che conclude in un certo senso il percorso stesso di Dio, che dal io sono, diventa: io sono con voi. La presenza del Signore nella comunità e attraverso la comunità nel mondo, quindi si capisce come anche l’Evangelo di Matteo, sia l’Evangelo della comunità, perché c’è lui: radice, fondamento della comunità. ….

17 Maggio – VI Domenica di Pasqua

Omelia di don Mario Testa _ Gv. 14,15-21 – VI Dom di Pasqua – 17-05-2020.mp3

Vangelo

Gv 14,15-21

1 In quel tempo, Gesù disse: «15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»


La VI domenica di Pasqua ha al suo centro la promessa dello Spirito del Signore ai discepoli. Così la liturgia ci avvicina all’Ascensione e alla Pentecoste. Agli eventi cioè che adempiono le parole di Gesù nel IV vangelo: l’Ascensione, “Io vado al Padre” (Gv 14,12; il testo evangelico di domenica scorsa) e la Pentecoste, “Il Padre vi darà un altro Paraclito” (Gv 14,16; il testo evangelico odierno). Il Paraclito designa lo Spirito santo definendolo con un termine che indica la vicinanza e la protezione: è il difensore che aiuta e sostiene come un avvocato in un processo. Questo termine greco, Parakletos, è riservato, da un lato, a Cristo, che è, secondo la I Lettera di Giovanni “il Paraclito (advocatus) che abbiamo presso il Padre” (1Gv 2,1) e, dall’altro, allo Spirito santo, che è, secondo il brano liturgico odierno, “l’altro Paraclito” (Gv 14,16), altro cioè rispetto a Cristo, che ne svolge la funzione nel tempo della chiesa, nel tempo dopo la resurrezione. …

Luciano Manicardi, monastero di Bose: La promessa dell’amore >>>


Un Vangelo da mistici, di fronte al quale si può solo balbettare, o tacere portando la mano alla bocca. La mistica però non è esperienza di pochi privilegiati, è per tutti, «il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà» (Karl Rahner). Il brano si snoda su sette versetti nei quali per sette volte Gesù ripropone il suo messaggio: in principio a tutto, fine di tutto, un legame d’amore. E sono parole che grondano unione, vicinanza, intimità, a tu per tu, corpo a corpo con Dio, in una divina monotonia: il Padre vi darà lo Spirito che rimanga con voi, per sempre; che sia presso di voi, che sarà in voi; io stesso verrò da voi; voi sarete in me, io in voi; mai orfani. Essere in, rimanere in: ognuno è tralcio che rimane nella vite, stessa pianta, stessa linfa, stessa vita. Ognuno goccia della sorgente, fiamma del roveto, respiro nel suo vento. Se mi amate. Un punto di partenza così libero, così umile. Non dice: dovete amarmi, è vostro preciso dovere; oppure: guai a voi se non mi amate. Nessuna ricatto, nessuna costrizione, puoi aderire o puoi rifiutarti, in totale libertà. Se mi amate, osserverete…

Ermes Ronchi, su Avvenire:Lo Spirito e la via della mistica >>> 


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola

Amare Gesù significa vivere come lui, nell’amore del Padre e dei fratelli. Andandosene da noi Gesù non ci lascia orfani: ci manda il suo Spirito, che ci permette di amare come lui. Se prima era con noi e presso di noi, d’ora in poi sarà in noi. Chi ama è dimora dell’amato: lo porta nel cuore, come sua vita. Noi da sempre siamo in Dio, che ci ama di amore eterno; se lo amiamo, anche lui è in noi come noi in lui.

 

10 Maggio – V Domenica di Pasqua

 

Vangelo

Gv 14,1-12
1 In quel tempo, Gesù disse: «1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via».
5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre


Ermes Ronchi, su Avvenire:La risposta è Gesù: via, verità e vita >>> 

Luciano Manicardi, monastero di BoseIl volto di Dio al cuore dell’umanità >>>

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Non sia turbato il vostro cuore

Siamo turbati per l’assenza di Gesù. Lui, nel suo stare con noi, ci ha mostrato il Padre e ci ha aperto il cammino verso di lui; ora, con il suo andarsene in questo modo, ci dà la forza di seguirlo. Chi crede in lui, trova la via del ritorno a casa: partecipa alla sua vita di Figlio e conosce la verità di Dio come Padre

 

3 Maggio -IV Domenica di Pasqua

Omelia don Mario Testa –IV Domenica di Pasqua.mp3

Vangelo

Gv 10,1-10

1 In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.


Ermes Ronchi, su Avvenire: Il pastore che chiama ogni pecora per nome >>> 

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Gesù, la porta aperta sulla vita >>>

Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

IO-SONOla porta, IO-SONO il pastore

Quando viene giorno, le pecore restano nell’ovile solo per essere munte, tosate o portate al macello. Gesù, luce del mondo, le conduce fuori da ogni steccato religioso, verso i pascoli della vita: ne fa un solo gregge di persone libere, di figli e fratelli tutti simili a lui e diversi tra loro. Egli è l’agnello che sa esporre, deporre e disporre la sua vita a favore degli altri. È capo perché servo di tutti: è il Pastore bello, diverso dai capi-briganti che seguiamo come modello.

 

26 Aprile -III Domenica di Pasqua

Vangelo

Lc 24,13-35

13In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.  28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.


Ermes Ronchi, su Avvenire: Il viandante di Emmaus che si ferma a casa nostra >>> 

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Riconoscere Gesù  >>>

Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Davvero è risorto il Signore e fu visto da Simone. Come fu riconosciuto da loro nello spezzare del pane

Il cammino dei due discepoli è quello di tutti noi: incontriamo il Vivente nella Parola che ci accende il cuore e nel Pane che ci apre gli occhi. Nella Parola e nell’Eucaristia noi stessi passiamo dalla morte alla vita e riconosciamo che è vero quanto i primi testimoni oculari ci hanno raccontato: sappiamo che Gesù è risorto perché anche noi l’abbiamo incontrato e siamo risorti a una vita nuova nell’amore..

19 Aprile -II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Vangelo

Gv 20,19-31

19La sera del primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». 30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


Ermes Ronchi, su Avvenire: Le ferite del Signore e la gioia di credere >>> 

Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il Risorto ci viene incontro  >>>

Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Il Signore mio e il Dio mio

Noi, come Tommaso, non c’eravamo il giorno di Pasqua. Pur rimproverandolo per la sua incredulità, Gesù si fa vedere anche da lui: è uno dei Dodici, di quelli che l’hanno visto per testimoniarlo a noi. E proclama beati noi che crediamo senza aver visto. Accettando la testimonianza di quelli che hanno visto, facciamo anche noi la loro stessa esperienza: “tocchiamo” e siamo toccati dalle sue ferite d’amore nella celebrazione

 

12 Aprile 2020 – Pasqua di Resurrezione

Il Papa: il Risorto ci dona il diritto ad una speranza nuova

Nella Veglia pasquale nella Notte santa, Papa Francesco eleva un inno alla vita, che Dio fa uscire “persino dalla tomba”. L’invito è a non cedere alla rassegnazione e a chiedere a Gesù di incoraggiarci “nelle nostre paure”. Solo con Lui, davvero, “tutto andrà bene”. I cristiani si facciano “annunciatori di vita in tempo di morte”, si fermino le guerre e gli aborti

Nell’ora più buia, la luce di Gesù risorto ci dona “il diritto ad una speranza nuova”, che viene da Dio e non svanirà, perché Lui “persino dalla tomba fa uscire la vita”. Basta “aprire il cuore nella preghiera” e niente “potrà mai rubarci l’amore” che il Signore nutre per noi. E ricevuto l’annuncio di speranza, non teniamolo “nei nostri recinti sacri”, ma siamo “cristiani che incoraggiano, annunciatori di vita in tempo di morte!”.  >>> 

 

5 Aprile – Domenica delle Palme

Dalla CEI “Il Sussidio per vivere in famiglia la Settimana Santa e il Triduo Pasquale”

 

Mt 21,1-11 Domenica delle Palme >>>

Vangelo La passione del Signore. >>>

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo Mt 26,14 -27,66


Ermes Ronchi, su Avvenire: La Croce è l’innesto del cielo nella terra >>> 

Luciano Manicardi, monastero di Bose: La grande forza di un Messia mite >>>

Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

Il Signore ne ha bisogno ecco il tuo re viene a te

Matteo 21, 1-11     85 – Mt 21,1-11