Domenica 24 ottobre 2021 – XXX del T.O.

SABATO 23 OTTOBRE 2021 – ORE 16.00

Santa Messa di inizio Anno Pastorale (YouTube) >>>

con la partecipazione delle Lavoratrici Missionarie dell’Immacolata

(https://www.restaurant-eauvive.it/chi-siamo/)

Vangelo

Rabbunì, che io veda di nuovo!

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Siamo tutti mendicanti di amore e di luce >>>

Vangeli di strade e di incontri, in queste settimane. «Mentre partiva da Gerico…». Siamo alle porte della città, dove le carovane dei pellegrini si ricompongono, dove si aggirano i mendicanti, sperando in una monetina tra i tanti che si danno appuntamento alle porte. Un cieco, seduto, a terra, immobile, sta lì a mendicare la sua sopravvivenza da chi passa. Ma ecco che «sentendo che era Gesù il Nazareno» Bartimeo è come investito da un brivido, da una scossa: alza la testa, si rianima, comincia a gridare il suo dolore. Non si vergogna di essere il più povero di tutti, anzi è la sua forza. Siamo tutti come lui, mendicanti di affetto o di amore o di luce. La mendicanza è la sorgente della preghiera: Kyrie eleison, grida. Tra tutte, la preghiera più cristiana ed evangelica, la più antica e la più umana. Che nelle nostre liturgie abbiamo confinato all’atto penitenziale, mentre è la richiesta di nascere di nuovo. La ripetono lebbrosi, donne, ciechi e non è richiesta di perdono per i peccati, ma di luce per gli occhi spenti, di una pelle nuova che riceva carezze ancora. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Un cieco che sa ascoltare >>>

… Insomma possiamo vedere sintetizzate nella cecità due atteggiamenti che oscillano tra la stupidità e l’acquiescenza inconsapevole. La stupidità è la fiducia irragionevole posta in se stessi: chi rimprovera il cieco perché taccia, chi rimprovera i bambini perché non disturbino il Maestro, chi critica la donna perché ha sprecato il prezioso olio di unzione, chi non sa discernere che le decime sono meno importanti della giustizia e della misericordia, è in situazione di stupidità. Che si manifesta come certezza indubitabile del proprio agire e parlare. Agire e parlare che è sempre contro un altro a nome di un terzo. Contro il cieco in nome di Gesù, contro i bambini in nome di Gesù, contro la donna di Betania in nome dei poveri. Dove la radice della cecità stupida è nell’estraniamento della persona da sé, nell’inconsistenza di chi riesce ad agire solo a nome di altri. Al tempo stesso colpisce che coloro che hanno speso energie e zelo nel rimproverare Bartimeo, obbediscano poi immediatamente e senza fiatare quando Gesù li smentisce apertamente dicendo loro: “Chiamatelo”. Ecco allora che gli zelanti che stavano rimproverando, diventano i docili esecutori dell’ordine, e dicono al cieco: “Coraggio! Alzati, ti chiama”. Con sconcertante cambiamento di tono e di attitudine essi, come se niente fosse, si adeguano a ciò che Gesù dice ma come se questo fosse solo un ordine da eseguire e non un’indicazione per scoprire il buio interiore che li abita e che impedisce loro di vedere.

Quando poi Bartimeo si sente chiamato da Gesù, la disperazione che lo aveva spinto a gridare si muta in prontezza di risposta, in decisione nell’obbedire al Signore sbarazzandosi di tutto ciò che poteva intralciare l’incontro con lui. Al contrario dell’uomo ricco che non ha saputo liberarsi della zavorra della ricchezza (cf. Mc 10,21), il cieco getta via il mantello su cui erano le monete ricevute in elemosina e così mostra la sua disponibilità a seguire il Signore nel cammino del dono di sé. Esattamente come avverrà per Paolo, quando la chiamata del Signore lo renderà cosciente della sua cecità (cf. At 22,11-13) e lo condurrà a gettare via tutto ciò che prima costituiva per lui un guadagno per seguire Cristo in modo risoluto (cf. Fil 3,7-14).


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Cosa vuoi che io faccia per te?

Vedere significa venire alla luce: è nascere. È l’ultimo miracolo
di Gesù, punto d’arrivo della sua opera: aprirci gli occhi per
vedere la sua gloria sulla croce e seguirlo nel suo cammino di
vita. A differenza di Giacomo e Giovanni, il cieco sa di non
vedere e sa cosa chiedere. E lo ottiene. Subito dopo inizia
l’ultima settimana di Gesù.

Domenica 17 ottobre 2021 – XXIX del T.O.

Vangelo

l Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Così Gesù ci spiazza: sono venuto per servire >>>

… Sono venuto per dare la mia vita in riscatto per la moltitudine… Gesù riscatta l’umano, ridipinge l’icona di cosa sia la persona, cosa sia vita e cosa no, tira fuori un tesoro di luce, di sole, di bellezza da ciascuno. Libera il volto nuovo dell’umanità, riscatta l’umano dagli artigli del disumano; riscatta il cuore dell’uomo dal potere mortifero della indifferenza. Gesù è il guaritore del peccato del mondo, che ha un solo nome: disamore. Giacomo e Giovanni, i “figli del tuono”, gli avevano chiesto, con quel tono da bambini: Vogliamo che tu ci faccia quello che vogliamo noi… Gli altri apostoli si indignano, lo fanno per rivalità, per gelosia, perché i due fratelli hanno tentato di manipolare la comunità. Ma Gesù non li segue, va avanti, salva la domanda dei due e anche l’indignazione degli altri: Li chiama a sé, nell’intimità, cuore a cuore, e spiega, argomenta. Perché dietro ad ogni desiderio umano, anche i più storti, c’è sempre una matrice buona, un desiderio di vita, di bellezza, di armonia. Ogni desiderio umano ha sempre dietro una parte sana, piccolissima magari. Ma quella è la parte da non perdere. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Nostri desideri e promesse di Dio >>>

… La loro domanda, poi (“Noi vogliamo che tu ci faccia ciò che ti chiederemo”), esprime la distorsione più frequente della preghiera cristiana: se la preghiera, come appare dal Padre nostro, dispone il discepolo a fare la volontà del Signore (“sia fatta la tua volontà”: Mt 6,10), la domanda dei due discepoli va nel senso contrario: si chiede che Dio faccia ciò che noi vogliamo. La preghiera allora non è più dialogo tra due libertà, ma imposizione umana a un Dio che non è più il Signore, ma colui che deve soddisfare i nostri bisogni. Non è più il Signore, ma un idolo. Occorre che il cristiano impari a domandare, perché la domanda esaudita è quella che chiede “nel nome del Signore”. Ha scritto magnificamente Dietrich Bonhoeffer: “Tutto ciò che dobbiamo chiedere a Dio e dobbiamo attendere da lui si trova in Gesù Cristo. Occorre cercare di introdurci nella vita, nelle parole, negli atti, nelle sofferenze, nella morte di Gesù, per riconoscere ciò che Dio ha promesso e realizza sempre per noi. Dio infatti non realizza tutti i nostri desideri, ma realizza le sue promesse”. L’esaudimento della preghiera è nella nostra umanità resa più simile all’umanità di Gesù di Nazaret. .……


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Cosa volete che io faccia per voi?

I Discepoli vogliono una cosa buona: sedere vicino a Gesù nella
sua gloria. Solo che pensano che lui sarà ricco, potente e
acclamato. Questa è la gloria del mondo, chiuso nell’egoismo.
Ma Dio è amore: la sua gloria è dare e servire in umiltà. I
discepoli vogliono bene a Gesù, ma non lo conoscono: sono
ancora ciechi.

Domenica 10 ottobre 2021 – XXVIII del T.O.

Omelia di don Mario Testa >>>

Vangelo

Vendi quello che hai e seguimi.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Dall’origine il Signore congiunge le vite >>>

… Per tre volte oggi si dice che Gesù “guardò”: con amore, con preoccupazione, con incoraggiamento. La fede altro non è che la mia risposta al corteggiamento di Dio, un’avventura che nasce da un incontro, quando Dio entra in te e io gli do tempo e cuore.
Ecco allora una delle parole più belle di Gesù: tutto è possibile presso Dio. Egli è capace di far passare un cammello per la cruna di un ago. Dio ha la passione dell’impossibile. Dieci cammelli passeranno.

Don Milani sul letto di morte lo ha capito: adesso finalmente vedo il cammello passare per la cruna dell’ago. Era lui, il cammello, lui di famiglia ricca e potente, che passava per la cruna della piccolezza.

Signore, ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa avremo in cambio? Avrai in cambio cento fratelli e un cuore moltiplicato.

«Con gli occhi nel sole
a ogni alba io so
che rinunciare per te
è uguale a fiorire» (M. Marcolini).


Luciano Manicardi, monastero di Bose: La ricchezza di uno sguardo d’amore >>>

… Amare è volere che l’altro esista: “Amo, volo ut sis”, scrive Agostino. Ora, lo sguardo e le parole di Gesù possono liberare quest’uomo dalla visione unidimensionale che egli ha di sé come uno che ha molto, e questo restituendolo a una dimensione di molteplicità e complessità: uno che può essere amato, che può farsi soggetto della propria vita, che può mostrare la sua libertà scegliendo, che può donare, che può manifestare il suo dominio sui suoi beni, che può osare il proprio futuro… .……


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Tutto è possibile presso Dio

Se noi dobbiamo servire le cose, allora le cose diventano idoli,
sono l’assoluto e allora si crea una società ingiusta, le ingiustizie, sacrifichi la tua vita, uccidi gli altri per possedere le cose. Quindi è la morte.

Se invece le cose sono un bene che ci serve per vivere e che si
condivide, allora le cose sono strumenti e non fini. Se sono
strumenti, sono strumenti di mediazione della vita che si riceve e
della vita che si dà e anche delle relazioni con gli altri.

Domenica 3 Ottobre 2021 – XXVII del T.O.

Omelia don Mario Testa >>>

Vangelo

L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,2-16

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Dall’origine il Signore congiunge le vite >>>

…. A Gesù non interessa spostare avanti o indietro i paletti della morale, disciplinare la vita, ma ispirarla, accenderla, rinnovarla: il Vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione (G. Vannucci). Ci prende per mano e ci accompagna nei territori di Dio, dentro il suo sogno iniziale, sorgivo, originario; ci insegna a guardare non dal punto di vista della fine dell’amore, ma del suo inizio: per questo l’uomo lascerà il padre e la madre, si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Il sogno di Dio è i due che si cercano, i due che si trovano, i due che si amano e che diventano uno..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: L’amore secondo l’intenzione di Dio >>>

… L’odierno brano evangelico è costituito da un primo episodio in cui a Gesù si avvicinano dei farisei e lo interrogano (Mc 10,2-12) e da un secondo in cui a Gesù vengono portati dei bambini per ricevere da lui la benedizione (Mc 10,13-16). Il tutto avviene mentre Gesù, in cammino verso Gerusalemme, continua a insegnare (Mc 10,1). Ma ecco che gli si avvicinano dei farisei al fine, dice il narratore onnisciente, di “metterlo alla prova” (Mc 10,2). Lo interrogano, ma non sono interessati a imparare, bensì a tendere un tranello. E lo interrogano su una questione halakika, cioè inerente l’etica. Si tratta di una questione di liceità o meno del ripudio. Gesù non sottostà alla domanda, ma controinterroga i suoi interroganti. Questo metodo dice che l’interesse di Gesù non è tanto la questione di halakah, ma la verità delle persone che incontra. Emerge il differente approccio dei farisei e di Gesù al delicato problema del matrimonio, dell’amore dell’uomo e della donna che diviene storia. I farisei interrogano Gesù su una questione di liceità: “È lecito?” (Mc 10,2). La mentalità scrupolosa rischia di ridurre la relazione dell’uomo con Dio e con gli altri a una questione di liceità o meno. Se le leggi sante, se le leggi della chiesa lo consentono, allora “sono a posto con Dio” e con la coscienza. Gesù pone invece il problema sul piano della relazione con Dio e con l’altra persona.……


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Non sono più due, ma una carne sola

Il “nome” di Gesù è principio di ogni azione e decisione: ci
permette di servire i fratelli senza recare danno a loro o a noi
stessi.

Domenica 26 Settembre 2021 – XXVI del T.O.

Omelia di don Mario Testa >>>

Vangelo

Chi non è contro di noi è per noi. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: È di Dio chi regala un sorso di vita >>>

…. È grande cosa vedere che per Gesù la prova ultima della bontà della fede non sta in una adesione teorica al “nome”, ma nella sua capacità di trasmettere umanità, gioia, salute, vita. Chiunque regala un sorso di vita, è di Dio. Questo ci pone tutti, serenamente e gioiosamente, accanto a tanti uomini e donne, diversamente credenti o non credenti, che però hanno a cuore la vita e si appassionano per essa, che sono capaci di inventarsi miracoli per far nascere un sorriso sul volto di qualcuno. Il vangelo ci chiama a «stare accanto a loro, sognando la vita insieme» (Evangelii gaudium, 74).

Chiunque vi darà un bicchiere d’acqua… non perderà la sua ricompensa.

Un po’ d’acqua, il quasi niente, una cosa così semplice e povera che nessuno ne è privo.

.….


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Nel modo che Dio conosce >>>

… Ma Gesù stronca sul nascere questi sentimenti che nelle parole di Giovanni si rivestono di sentimenti pii verso Gesù, di difesa del suo santo nome, e di zelo e di rigore verso chi è fuori dal giro della comunità. In verità, dietro sembra esserci anche la pretesa di essere gli unici detentori di quel nome, di averne l’esclusiva e usarlo come un potere e un diritto. Del resto, è strano anche il modo in cui Giovanni si presenta a Gesù a dirgli ciò che lui e i discepoli facevano. Non gli chiede nulla, ma solo gli racconta un episodio: perché? Con quale scopo? La risposta di Gesù che proibisce di proibire, mostra che Gesù non si sente minimamente minacciato dalla presenza di un uomo che fa riferimento al suo nome per compiere il bene. Con la sua risposta, Gesù chiede ai discepoli di aver fiducia, di non aver paura. Per lui non è decisivo il criterio dell’appartenenza al gruppo dei Dodici per l’abilitazione a compiere il bene nel suo nome. È talmente aperta la sua concezione della comunità che arriva a dire che chi non è contro è per (Mc 9,40). La non opposizione è già vista da Gesù come aperto favore. Criterio posto da Gesù è il parlare bene o male di lui: “Chi nel mio nome compie il bene non può subito dopo parlare male di me” (cf. Mc 9,39). Dunque, questi non sarà un detrattore della via percorsa da Gesù, del cammino cristiano, un bestemmiatore del nome. Gesù mostra fiducia nella potenza del nome come forza benefica che agisce ben oltre i confini comunitari. Il nome ha una forza benedicente che influenza chi lo pronuncia, il quale non potrà, almeno subito, parlar male di Gesù. Così, con poche parole, Gesù capovolge la logica e lo sguardo dei discepoli, di Giovanni in specie: dal noi contro gli altri, si passa agli altri che, non essendo contro di noi, sono per noi. Di più. Gesù mostra i discepoli come beneficiari della bontà e dei gesti di carità degli altri (“Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome …”: Mc 9,41). ……


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Nel nome di Gesù

Se agiamo nel nostro nome, personale o comunitario, ci
dividiamo tra noi e escludiamo gli altri. E scandalizziamo i
fratelli, facendo cadere i “piccoli” e deboli nella fede. Se
agiamo in nome di Gesù, accogliamo gli altri e giudichiamo noi
stessi: ci tagliamo le mille mani che fanno il male, i mille piedi
che ad esso portano e i mille occhi che lo desiderano, per
tenere solo la mano, il piede e l’occhio dell’amore

Mc 9,38-40 

Domenica 19 Settembre 2021 – XXV del T.O.

Omelia di don Bernard Tondè >>>

Vangelo

Il Figlio dell’uomo viene consegnato… Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Chi accoglie e abbraccia un bambino accoglie Dio >>>

…. Un’alternanza di strade e di case: i tre anni di Galilea sono raccontati così da Marco. Sulla strada si cammina al ritmo del cuore; si avanza in gruppo; qualcuno resta un po’ indietro, qualcun’altro condivide chiacchiere leggere con un amico, lasciando fiorire parole autentiche e senza maschere. Gesù ha lasciato liberi i discepoli di stare tra loro, per tutto il tempo che vogliono, con i pensieri che hanno, con le parole che sanno, senza stare loro addosso, controllare tutto, come un genitore ansioso. .….


Luciano Manicardi, monastero di Bose: La regola di una vita consegnata >>>

… Ma il suo primo insegnamento è sul suo prossimo destino di consegna nelle mani degli uomini e sulla sua morte violenta. Non si tratta di un’informazione, ma di qualcosa che deve essere imparato, perché riguarda da vicino la vita dei discepoli. L’insegnamento di Gesù è pratico: pratico, perché volto alla vita concreta che il discepolo deve seguire; pratico, perché connesso inestricabilmente alla vita che Gesù stesso vive. Che cosa insegna Gesù? Non cose che riguardino altri, ma il suo futuro. Un futuro che diverrà il presente dei discepoli, ciò che dovranno vivere. Facendo della sua consegna a morte un insegnamento, Gesù presenta l’esempio che diventerà norma di vita per ogni discepolo di Gesù e per ogni lettore del vangelo. E qui capiamo anche perché questo insegnamento sia ripetuto. Il passo di Mc 9,31 costituisce il secondo annuncio della passione, morte e resurrezione di Gesù. Queste parole di Gesù dischiudono il suo mistero profondo, il tragitto della sua vita, e costituiscono l’insegnamento per eccellenza che i discepoli devono imparare. Esse sono decisive per la formazione del discepolo. ……


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Se uno vuol essere primo, sia ultimo e servo di tutti

Mentre Gesù dice che si consegnerà nelle mani di tutti, i
discepoli discutono su chi è il più grande. Dio è amore: la sua
grandezza è donarsi, mettersi nelle mani e farsi servo di tutti.
Satana ci propone l’egoismo: prendere gli altri, dominarli e
servirsi di loro. Questa è la sorgente di ogni male, nella chiesa e
nella società.

Mc 9,30-37

Domenica 12 Settembre 2021 – XXIV del T.O. – Santissimo Nome della beata Vergine Maria

FESTA DELLA MADONNA DI CASTAGNETO


Vangelo

Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».


Omelia del Parroco don Mario Testa >>>

 

Domenica 5 Settembre 2021- XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Vangelo

Fa udire i sordi e fa parlare i muti.  Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: «Effatà»: quando apri la tua porta la vita viene >>>

…. Portarono a Gesù un sordomuto. Un uomo prigioniero del silenzio, una vita senza parole e senza musica, ma che non ha fatto naufragio, perché accolta dentro un cerchio di amici che si prendono cura di lui: e lo condussero da Gesù. La guarigione inizia quando qualcuno mette mano all’umanissima arte dell’accompagnamento. .….


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Ascoltare per comunicare >>>

… Ed ecco che viene condotto a lui un “sordomuto”, o meglio, un uomo “sordo” e “balbuziente”, “che parla con difficoltà”. Troviamo qui lo stesso verbo che nel greco dei Settanta (che traduce un termine ebraico che indica i muti) designa i balbuzienti in Is 35,6: “la lingua dei balbuzienti griderà di gioia”. In effetti, a guarigione avvenuta, si dirà di quest’uomo non tanto che aveva ritrovato la parola, ma che “parlava correttamente” (Mc 7,35). Incapace di ascoltare, egli non sa neppure esprimersi correttamente e perde la capacità comunicativa trovandosi in un isolamento doloroso. È l’incapacità di comunicare che affligge quest’uomo privandolo della sua soggettività: egli è totalmente passivo. Condotto da altri a Gesù, è oggetto di gesti e parole da parte di Gesù finché viene liberato dai vincoli che lo imprigionavano impedendogli di comunicare. Ed è significativo che, per guarire dalla sua incapacità comunicativa e ritrovare la sua soggettività, egli debba essere separato dalla folla e portato in disparte: lì può essere restituito a se stesso e diventare soggetto della sua parola. Lì avviene l’incontro personale con Cristo……


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Effathà, cioè: Apriti!
Se siamo sordi, non riusciamo a parlare: se siamo sordi
all’amore che il Figlio ci ha mostrato, non riusciamo a
comunicare correttamente con i fratelli. È lento e faticoso il
cammino di guarigione dalle chiusure che ci rendono insensibili
all’amore.?

Domenica 29 Agosto 2021- XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Vangelo

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,1-8.14-15.21-23

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate
la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Il segreto per avere più amore e più libertà >>>

…. è dal cuore degli uomini che escono le intenzioni cattive… È la grande svolta: il ritorno al cuore. Passando da una religione delle pratiche esteriori a una religione dell’interiorità, perché l’io esiste raccogliendosi non disperdendosi, e perché quando ti raccogli fai la scoperta che Dio è vicino: «Fuori di me ti cercavo e tu eri dentro di me» (sant’Agostino). .….


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il criterio dell’agape >>>

… Una seconda avvertenza preliminare è opportuna prima di leggere il nostro testo. Mc 7,1-13 presenta una discussione di Gesù con i farisei e gli scribi, dunque con rappresentanti religiosi del giudaismo dell’epoca. La specificazione che gli scribi erano “venuti da Gerusalemme” (Mc 7,1; cf. Mc 3,22), sottolinea il carattere ufficiale e autorevole di una delegazione inviata dal Sinedrio. Il testo presenta una discussione in cui Gesù entra in aperto conflitto con scribi e farisei arrivando anche ad apostrofarli come “ipocriti” (Mc 7,6). Di fronte a tutto questo, è importante non fare di questo brano evangelico l’occasione di predicazioni oannotazioni antigiudaiche o anche solo di commenti caricaturali che presentino un giudaismo legalista, esteriore e formale, a differenza di un cristianesimo spirituale e interiore. Già il testo di Marco si esprime con una certa approssimazione (si pensi alla generalizzazione “tutti i giudei” del v. 3: in realtà la prassi di lavarsi le mani prima di mangiare, all’epoca di Gesù, era solo di una parte e probabilmente minoritaria di gruppi farisaici che estendevano al quotidiano le norme di purificazione sacerdotale), e comunque, da un lato, la tradizione cristiana ha conosciuto essa stessa fenomeni analoghi a quelli qui denunciati e, dall’altro, importante è cogliere queste parole come rivolte a noi oggi e trovarne un’ermeneutica adeguata. Non ci si dimentichi mai che Gesù è ebreo e lo è per sempre..…


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Il loro cuore è lontano da me
Ciò che ci impedisce di “mangiare il Pane” e di vivere
l’eucaristia nella vita quotidiana è osservare le leggi, ma senza
amare. Il nostro cuore indurito, schiavo dell’egoismo, può
anche fare belle liturgie, senza però vivere ciò che celebra.
La mia legge è quella dell’eucaristia: amare i fratelli come Gesù
ci ama?
Penso più a criticare gli altri o a purificare il mio cuore dal
male?

Domenica 22 Agosto 2021- XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Beata Maria Vergine Regina, memoria

Vangelo

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,60-69

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Dio, non c’è nessun altro a cui affidare la nostra vita>>>

…. Giovanni mette in scena il resoconto di una crisi drammatica. Dopo il lungo discorso nella sinagoga di Cafarnao sulla sua carne come cibo, Gesù vede profilarsi l’ombra del fallimento: molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. E lo motivano chiaramente: questa parola è dura. Chi può ascoltarla? Dura era stata anche per il giovane ricco: vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri. Dure le parole sulla montagna: beati i perseguitati, beati quelli che piangono. Ma ciò che Gesù ora propone non è una nuova morale, più ardua che mai, ma una visione ancora più rivoluzionaria, una fede ancor più sovversiva: io sono il pane di Dio; io trasmetto la vita di Dio; la mia carne dà la vita al mondo. Nessuno aveva mai detto “io” con questa pretesa assoluta. Nessuno aveva mai parlato di Dio così: un Dio che non versa sangue, versa il suo sangue; un Dio che va a morire d’amore, che si fa piccolo come un pezzo di pane, si fa cibo per l’uomo. Finita la religione delle pratiche esterne, dei riti, degli obblighi, questa è la religione dell’essere una cosa sola con Dio: io in Lui, Lui in me. La svolta del racconto avviene attorno alle parole spiazzanti di Gesù: volete andarvene anche voi? Il maestro non tenta di fermarli, di convincerli, non li prega: aspettate un momento, restate, vi spiego meglio. C’è tristezza nelle sue parole, ma anche fierezza e sfida, e soprattutto un appello alla libertà di ciascuno: siete liberi, andate o restate, ma scegliete! .….


Luciano Manicardi, monastero di Bose: All’altezza della libertà >>>

… La reazione dei discepoli alle parole di Gesù si esprime come mormorazione (Gv 6,61). E così essi si trovano nella stessa posizione spirituale dei “Giudei” che avevano contestato Gesù mormorando contro di lui (Gv 6,41.43). Ora, poiché il termine “Giudei” in Giovanni designa solitamente chi si oppone a Gesù, i suoi avversari, il testo qui indica che anche i discepoli possono divenire avversari di Gesù, opporsi, coscientemente o meno, alla sua missione, e uscire dallo spazio dell’adesione e della fede. Gesù dunque rileva lo scandalo subito dai suoi discepoli (Gv 6,61) e pone provocatoriamente una domanda: se vi scandalizza l’annuncio del Cristo che è il pane disceso dal cielo, che cosa vi avverrà se doveste vedere il Figlio dell’uomo salire là dove era prima? La domanda sembra suggerire: il vostro scandalo aumenterebbe o si placherebbe? La risposta è implicita nelle parole che Gesù pronuncia subito dopo: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla” (Gv 6,63). E lo Spirito sarà il dono che il Figlio dell’uomo disceso dal cielo e innalzato da terra, salito al cielo, ritornato al Padre, darà. Non la carne, ma lo Spirito consente di superare lo scandalo. Si ripropone con i discepoli la problematica che Gesù ha affrontato con Nicodemo quando gli ha detto: “Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo” (Gv 3,12-13). E l’accoglienza del dono di Dio inizia già ora con l’operazione spirituale basilare ed essenziale che è l’ascolto delle parole di Gesù. Infatti, dice Gesù: “Le parole che io vi ho detto sono spirito e vita” (Gv 6,63). Questo passo costituisce l’unica volta in cui Giovanni identifica la parola di Gesù con lo Spirito.…


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Questo vi scandalizza?
Lo scandalo della croce è giudizio e salvezza del mondo: ne
svela la menzogna e lo salva, rivelandogli un Dio che ama sino a
dare la sua vita per chi lo uccide. Pure noi, anche se chiamati a
vivere del pane che riceviamo nell’eucaristia, subiamo
scandalo: siamo sempre esposti a tradimento, rinnegamento e
fuga, come Giuda, Pietro e gli altri