29 Novembre 2020 – I Domenica di Avvento

Vangelo

Mc 13,33-37

In quel tempo Gesù disse alle folle: 33Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. 34È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 37Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: L’Avvento è come un orizzonte che si allarga >>>  

…C’è da innamorarsi di questo Dio innamorato e bisognoso, mendicante di pane e di casa, che non cerca venerazione per sé, ma per i suoi amati. Li vuole tutti dissetati, saziati, vestiti, guariti, liberati. E finché uno solo sarà sofferente, lo sarà anche lui. Davanti a questo Dio mi incanto, lo accolgo, entro nel suo mondo. 2). L’argomento del giudizio non è il male, ma il bene. Misura dell’uomo e di Dio, misura ultima della storia non è il negativo o l’ombra, ma il positivo e la luce. Le bilance di Dio non sono tarate sui peccati, ma sulla bontà; non pesano tutta la mia vita, ma solo la parte buona di essa. Parola di Vangelo: verità dell’uomo non sono le sue debolezze, ma la bellezza del cuore. …..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Vigilare nellignoranza   >>>

L’annata liturgica B che oggi inizia presenterà come testo evangelico domenicale pericopi tratte essenzialmente dal vangelo secondo Marco. E la prima domenica di Avvento si apre con la conclusione del discorso che Gesù rivolge a quattro suoi discepoli (Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea) stando sul monte degli Ulivi, “seduto di fronte al tempio” (Mc 13,3). La breve pericope marciana (appena cinque versetti: Mc 13,33-37) si presta perfettamente a orientare lo sforzo spirituale richiesto a ogni credente nel tempo di Avvento: vigilare. L’imperativo “vegliate” ricorre in tre versetti (33.35.37) e, in quello finale, viene esteso a un uditorio che va ben oltre i quattro primi destinatari delle parole di Gesù e raggiunge tutti i lettori del vangelo e tutte le comunità cristiane: “Quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!” (Mc 13,37)..….


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…Lo dico a tutti: vegliate! … >>>

Il mondo tiene gli occhi chiusi: vive nelle tenebre e dorme. Noi teniamo gli occhi aperti e abbiamo molto da fare. Il Signore ci ha dato tutto il suo potere: nella notte del mondo siamo responsabili di vivere da figli della luce, amando come lui ha amato …

15 Novembre 2020 – Gesù Cristo Re dell’Universo – XXXIV Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 25,31-46

In quel tempo Gesù disse alle folle: 31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch’essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: La verità ultima del vivere: l’amore >>>  

…C’è da innamorarsi di questo Dio innamorato e bisognoso, mendicante di pane e di casa, che non cerca venerazione per sé, ma per i suoi amati. Li vuole tutti dissetati, saziati, vestiti, guariti, liberati. E finché uno solo sarà sofferente, lo sarà anche lui. Davanti a questo Dio mi incanto, lo accolgo, entro nel suo mondo. 2). L’argomento del giudizio non è il male, ma il bene. Misura dell’uomo e di Dio, misura ultima della storia non è il negativo o l’ombra, ma il positivo e la luce. Le bilance di Dio non sono tarate sui peccati, ma sulla bontà; non pesano tutta la mia vita, ma solo la parte buona di essa. Parola di Vangelo: verità dell’uomo non sono le sue debolezze, ma la bellezza del cuore. …..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il nostro sguardo a giudizio   >>>

..La pagina di Matteo ci pone di fronte allo sguardo di Cristo che vede ciò che gli umani non vedono o faticano a vedere. E questo sguardo non solo dà rilievo agli invisibili della storia, che sono spesso anche i senza voce, ma spiazza anche i destinatari del giudizio che restano tutti sorpresi nel ricevere la rivelazione di ciò che hanno o non hanno fatto. Sia i benedetti che i maledetti dicono: “Quando mai ti abbiamo visto affamato o malato e abbiamo fatto o non abbiamo fatto?” (vv. 37.38.39.44). E così lo sguardo del Giudice escatologico interpella anche noi sullo sguardo e sul giudizio che portiamo sugli altri. Il giudizio del Figlio dell’uomo giudica il tipo di sguardo che abbiamo sul povero e sul bisognoso. Giudica il nostro giudicare l’altro per cui il carcerato è uno che ha ricevuto ciò che si merita, lo straniero è uno che disturba la nostra tranquillità, il malato è uno che sconta i suoi peccati, il povero uno che potrebbe lavorare di più … Il giudizio divino giudica il nostro chiudere le viscere a chi è nel bisogno (cf. 1Gv 3,17). Giudica il nostro sguardo che vede nell’altro un colpevole e non una vittima. Lo sguardo che Gesù ha sempre avuto nei suoi incontri con tante persone nel corso sua vita ha sempre visto la sofferenza degli umani ben più e ben prima che il loro peccato.….


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… Quanto faceste a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a me.. … >>>

Questo brano è molto drammatico, è un brano splendido, unico, si trova solo in Matteo e ci offre la sintesi di tutta la sua teologia. Il giudizio di Dio sulla storia, il giudizio di Dio futuro, dipende da quello che faccio ora verso il più piccolo dei fratelli. Il centro del brano non è: Venite a me o maledetti, lontano da me. Il centro del brano è, che nessuno sa: Quando mai ti abbiamo visto? E Gesù spiega: Ogni volta che l’avete fatto ad uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me. Quindi il brano è un richiamo perché noi oggi riconosciamo nel più piccolo fra tutti, il Signore e questo è il centro della fede cristiana e dell’azione, della prassi del cristiano. Il mistero del povero che, fra due giorni, appunto, Gesù sarà affamato, assetato in croce, nudo, legato, ultimo di tutti. Si è fatto così per noi e nella storia si identifica sempre con l’ultimo, con quelli che portano il male del mondo. E allora noi troveremo sempre il Cristo, il Nostro Signore,il nostro Re, nell’ultimo degli uomini e ciò che facciamo all’ultimo è fatto a Lui ma non per modo di dire: veramente l’ultimo è il Signore, non per un travestimento strano o perché noi siamo pii e devoti, no: è il Signore, lo dice espressamente l’identificazione e la misura di validità delle nostre azioni è la nostra attenzioneverso l’ultimo.

15 Novembre 2020 – XXXIII Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 25,14-30

In quel tempo Gesù disse alle folle:14avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito 16colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 20Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: «Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque». 21«Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». 22Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: «Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due». 23«Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». 24Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: «Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. 25Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo». 26Il padrone gli rispose: «Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. 28Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. 30E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti»


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Il Signore ci invita a entrare nella gioia >>>  

…C’è un signore orientale, ricchissimo e generoso, che parte in viaggio e affida il suo patrimonio ai servi. Non cerca un consulente finanziario, chiama i suoi di casa, si affida alle loro capacità, crede in loro, ha fede e un progetto, quello di farli salire di condizione: da dipendenti a con-partecipi, da servi a figli. Con due ci riesce. Con il terzo non ce la fa. Al momento del ritorno e del rendiconto, la sorpresa raddoppia: Bene, servo buono! Bene! Eco del grido gioioso della Genesi, quando per sei volte, «vide ciò che aveva fatto ed esclamò: che bello!». E la settima volta: ma è bellissimo! I servi vanno per restituire, e Dio rilancia: ti darò potere su molto, entra nella gioia del tuo signore. In una dimensione nuova, quella di chi partecipa alla energia della creazione, e là dove è passato rimane dietro di lui più vita. L’ho sentito anch’io questo invito: «entra nella gioia». Quando, scrivendo o predicando il Vangelo, il lampeggiare di uno stupore improvviso, di un brivido nell’anima, l’esperienza di essere incantato io per primo da una grande bellezza, mi faceva star bene, io per primo. …..


Luciano Manicardi, monastero di BoseIl dono che mi rivela   >>>

.. La parabola evangelica di questa domenica aggiunge una specificazione al significato della vigilanza. Se nella parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13) vigilare significa essere previdenti, essere pronti, prepararsi, dotarsi del necessario mettendo in conto una lunga attesa, ora, nella parabola dei talenti (Mt 25,14-30), la vigilanza viene specificata come attenzione e responsabilità nel quotidiano, come fedeltà nelle piccole cose (“sei stato fedele nel poco”: Mt 25,21.23). Dunque, la vigilanza non riguarda solo l’attesa escatologica ma investe in pieno il rapporto con il quotidiano, con le realtà di ogni giorno. La parabola di Matteo, che ha un parallelo un po’ differente e più complesso in Luca 19,11-27, è certamente inserita in un contesto escatologico (il v. 30 la situa nell’orizzonte del giudizio finale: “Il servo inutile gettatelo nelle tenebre, là sarà pianto e stridor di denti”), ma questo non fa che ribadire che il giudizio finale lo si prepara qui e ora, nell’oggi storico, cosa che apparirà in tutta la sua evidenza nella parabola del giudizio universale (Mt 25,31-46) domenica prossima. Là apparirà chiaramente l’autorità escatologica dei piccoli e dei poveri. Il giudizio finale si baserà sulle azioni di carità e di giustizia compiute in loro favore oppure omesse. Il quotidiano appare così luogo escatologico per eccellenza.….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Servo cattivo e pauroso.. … >>>

…I talenti non sono le capacità –anche quelle, quelle contano poco –il talento è qualcosa di più profondo: ciò che ho e sono è dono di Dio. O lo vivo come dono d’amore e la mia vita decuplica l’amore, è una risposta all’amore che mi ha dato il dono, oppure io mi possiedo, voglio tenermi come sono e il mio talento va sotto terra e se non rispondo all’amore con l’amore, l’amore muore e io distruggo me stesso.Quindi la vita che ci è data è per rispondere nella responsabilità al dono ricevuto .…. E poi ci sono tre tipi di persone: chi ha cinque, chi ha due, chi ha uno e c’è l’atteggiamento opposto di chi traffica, investe e raddoppia rispondendo all’amore con l’amore e di chi invece per paura non risponde. Sono praticamente due modi diversi di impostare la vita: o la vita la intendo come un debito da restituire, allora mi comporto correttamente senza amare né Dio né il prossimo e alla fine restituisco la vita dicendo: come me l’hai data te la rendo, ho fatto nulla di male! Oppure la vita è un dono di amore che si investe amando, allora proprio si raddoppia; l’altro ti ama, il Signore ti ama e questa è la tua realizzazione. E il tempo che ci è accordato in questa vita è per realizzare noi stessi come figli di Dio. Il brano successivo mostrerà ancor più da vicino com’è che si realizza. …

8 Novembre 2020 – XXXII Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 5, 1-12

In quel tempo Gesù disse alle folle:1 Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

 


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Qualcuno ci attende in fondo a ogni notte >>>  

…Il Regno dei cieli, il mondo come Dio lo sogna, è simile a chi va incontro, è simile a dieci piccole luci nella notte, a gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare il buio e il ritardo del sogno; e che ha l’attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, «uno sposo», un po’ d’amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla notte. Ci crede. Ma qui cominciano i problemi. Tutte si addormentarono, le stolte e le sagge. Perché la fatica del vivere, la fatica di bucare le notti, ci ha portato tutti a momenti di abbandono, a sonnolenza, forse a mollare. La parabola allora ci conforta: verrà sempre una voce a risvegliarci, Dio è un risvegliatore di vite. Non importa se ti addormenti, se sei stanco, se l’attesa è lunga e la fede sembra appassire. Verrà una voce, verrà nel colmo della notte, proprio quando ti parrà di non farcela più, e allora «non temere, perché sarà Lui a varcare l’abisso» (D.M. Turoldo).. …..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il desiderio dell’incontro   >>>

.. Da subito le vergini sono distinte in stolte e sagge (Mt 25,2), potremmo dire, in stupide e sapienti. Se entrambe prendono con sé le lampade, ciò che le distingue è che le sapienti prendono con sé anche l’olio, prevedendo dunque la possibilità di un’attesa che si prolunghi, mentre le altre non lo fanno. Per “lampade” si deve pensare a fiaccole di stoffa imbevuta d’olio e issate su pertiche che restavano sempre accese e che dovevano pertanto essere nuovamente cosparse d’olio quando questo si consumava. La prudenza delle vergini si è manifestata dunque nel prevedere, nel pensare a ciò che avrebbe potuto accadere e nel premunirsi, nel dotarsi di una riserva d’olio per non fallire l’incontro con lo sposo. L’accento è più su questa disposizione interiore, su questa intelligenza, che non su una materiale vigilanza: tutte infatti si addormentarono (Mt 25,5). O forse, della vigilanza (a cui esorta il versetto 11 che conferisce un’applicazione della parabola), fa parte questo atteggiamento di sapienza, di prudenza, di intelligenza. ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro fiaccole, uscirono incontro allo sposo.. … >>>

…In questo vita e c’è da preoccuparsi l’olio che è il dono dello Spirito che arde in eterno ed è la nostra identità di figli. Poi la parabola successiva è quella dei talenti. Allora, bisogna darsi da fare per acquistare questo oggi, cioè per amare come siamo amati. Poi l’ultima quella del giudizio finale: qual è il segno nel quale riconosciamo il Signore? L’affamato, l’assetato, l’umiliato, il nudo, il carcerato, l’ammalato. Cioè tutti quei segni della lontananza dalla vita e da Dio nei quali lui si è messo dentro nella croce per essere riconosciuto e amato. Ed è proprio amando questi, suoi fratelli più piccoli, che amiamo lui, acquistiamol’olio, la sapienza dello Spirito in questa vita.Quindi come vedete tutto il discorso sulla fine del mondo ci richiama a vivere oggi il presente con amore verso i fratelli, perché li incontriamo il Signore e lì viviamo il dono dello Spirito.. .….

 

 

1 Novembre – XXXI Domenica del T.O. – Solennità di Tutti i Santi

Vangelo

Mt 5, 1-12

In quel tempo1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Quel Dio che ha scelto come beati gli ultimi >>>  

Cosa significa beato, questo termine un po’ desueto e scolorito? La mente corre subito a sinonimi quali: felice, contento, fortunato. Ma il termine non può essere compresso solo nel mondo delle emozioni, impoverito a uno stato d’animo aleatorio. Indica invece uno stato di vita, consolida la certezza più umana che abbiamo e che tutti ci compone in unità: l’aspirazione alla gioia, all’amore, alla vita. Beati, ed è come dire: in piedi, in cammino, avanti, voi poveri (A. Chouraqui), Dio cammina con voi; su, a schiena dritta, non arrendetevi, voi non violenti, siete il futuro della terra; coraggio, alzati e getta via il mantello del lutto, tu che piangi; non lasciarti cadere le braccia, tu che produci amore. . …..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: La forza trasformativa delle beatitudini>>>

“Vedendo le folle, Gesù salì sul monte …” (Mt 5,1). La pagina delle beatitudini, testo evangelico che ogni anno ritorna nella festa di Tutti i Santi, presenta anzitutto lo sguardo di Gesù, sguardo che non solo vede l’invisibile, ma che vede diversamente ciò che gli altri vedono. Il suo sguardo, che trova eloquenza nelle beatitudini, riabilita condizioni ritenute indegne, umilianti, segnate da vergognosa debolezza, nella società del tempo. Sia l’umano che il divino sono visti da Gesù con un occhio particolare, che sconvolge gli sguardi abituali tanto sull’uomo quanto su Dio. Dirà Paolo, dopo aver conosciuto l’accecamento che lo renderà capace di vedere, dopo aver riconosciuto che la luce che lo guidava non era che tenebra e che il suo sguardo era inficiato da zelo cattivo: “Dio ha scelto ciò che è stolto per il mondo per confondere i sapienti; Dio ha scelto ciò che è debole per il mondo per confondere i forti; Dio ha scelto ciò che è ignobile e disprezzato per il mondo, ciò che è nulla, per ridurre al nulla le cose che sono” (1Cor 1,27-28). La logica della croce, della morte e resurrezione, ancora invisibile agli occhi dei più, è già operante nelle parole e nella vita di Gesù ed emerge nelle beatitudini. ….


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… Perchéil Cantico di Maria? … >>>

…Quelle che Gesùqui dice non sono cose da fare: sono un autoritratto, quello che fa lui, quello che fa Dio, quelloche fa il Figlio di Dio. In tutti questi capitoli vedremo il ritratto del Figlio che èil volto di Cristo, il volto del Figlio dell’Uomo che èil volto di ogni uomo. Èciòche Gesùèvenutoa donare con il suo spirito ad ogni uomo. .….

25 Ottobre 2020 – XXX Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 22, 34-40
In quel tempo34i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Fai agli altri quello che desideri per te stesso >>>  

Il comandamento grande si riassume in un verbo: amerai. Un verbo al futuro, a indicare una azione mai conclusa, che durerà quanto il tempo. Amare non è un dovere, ma una necessità per vivere. E vivere sempre. Con queste parole possiamo gettare uno sguardo sulla fede ultima di Gesù: lui crede nell’amore, si fida dell’amore, fonda il mondo su di esso. «La legge tutta è preceduta da un “sei amato” e seguita da un “amerai”. “Sei amato” è la fondazione della legge; “amerai”, il suo compimento. Chiunque astrae la legge da questo fondamento amerà il contrario della vita» (Paul Beauchamp). Amerà la morte. Cosa devo fare per essere veramente vivo? Tu amerai. Con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente. . …..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il tuo futuro è nell’amare  >>>

Riprendendo quanto scritto nella Torah, l’evangelo odierno pone al cuore del vivere del credente il comando dell’amore. Anzi, l’amore come comando. Ma questo sta all’interno della risposta che Gesù dà alla domanda che, seppure in sé legittima e corrente all’epoca, tuttavia è posta con intenzione perversa (Mt 22,35). La risposta di Gesù reagisce alla domanda su cosa sia centrale, essenziale, irrinunciabile nella vita di fede. Questa domanda il credente dovrebbe sempre porsela, perché il passare del tempo rischia di far perdere la misura delle cose, la giusta proporzione dei problemi, e di farci smarrire nei dettagli. E il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. La domanda rivolta a Gesù svela che c’è un ordine nel volere di Dio, così come esiste una gerarchia di valore nelle realtà che si vivono. C’è, nella nostra vita il bisogno di andare all’essenziale, di trovare un centro, un punto di sintesi, una realtà che dia unità e senso a ciò che facciamo e senza il quale il nostro vivere si dissipa, si perde in futilità fatte divenire motivi di vita. La domanda posta dal dottore della Legge è uno squarcio di lucidità anche per noi: che cosa, in mezzo alle tante cose che facciamo risalire alla volontà di Dio, alle cose sante, è davvero decisivo? ….


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… Amerai …

…La cosa più sorprendente è che Dio ci dà un solo comando, poi e ne dà un altro uguale al primo: il comandodi amare. Comandare vuol dire mandare insieme. Dio ci manda tutti insieme verso l’amore che è Lui. Èla destinazione dell’uomo e vuol dire mangiare dell’albero della vita. Per sé c’è un solo comando e un solo divieto: il comando è quello di amare, di essere figli e fratelli, il divieto è quello di non mangiare dell’albero che dà la morte, che è l’albero dell’egoismo, è l’albero di avere tutto in mano.….

18 Ottobre 2020 – XXIX Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 22,15-21
In quel tempo15i farisei tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Nessuno può avere potere sull’uomo È solo di Dio >>>  

….Rendete a Cesare. Ma chi è Cesare? Lo Stato, il potere politico, con il suo pantheon di facce molto note e poco amate? No, Cesare indica molto più di questo. Oso pensare che il vero nome di Cesare oggi, che la mia controparte sia non solo la società, ma il bene comune: terra e poveri, aria e acqua, clima e creature, l’unica arca di Noè su cui tutti siamo imbarcati, e non ce n’è un’altra di riserva. Il più serio problema del pianeta. Hai ricevuto molto, ora non depredare, non avvelenare, non mutilare madre terra, ma prenditene cura a tua volta.
Il secondo cambio di paradigma: Cesare non è Dio. Gesù toglie a Cesare la pretesa divina. Restituite a Dio quello che è di Dio: di Dio è l’uomo, fatto di poco inferiore agli angeli (Salmo 8) e al tempo stesso poco più che un alito di vento (Salmo 44), uno stoppino fumante, ma che tu non spegnerai. Sulla mia mano porto inciso: io appartengo al mio Signore (Isaia 44,5). …..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: A chi appartengo in verità? >>>

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Tertulliano scrive: “Quali saranno le cose di Dio che siano simili al denaro di Cesare? Si intende l’immagine e la somiglianza con lui. Egli comanda quindi di rendere l’uomo al creatore, nella cui immagine e nella cui somiglianza era stato effigiato” (Contro Marcione IV,38,1). Se il tema dell’immagine rinvia naturalmente all’uomo creato da Dio e capax Dei, il tema dell’iscrizione la si ritrova in un passo isaiano in cui designa l’appartenenza dell’uomo a Dio. I convertiti alla fede nel Dio d’Israele porteranno sulla mano l’iscrizione “Del Signore” e diranno: “Io appartengo al Signore” (Is 44,5). Le parole di Gesù spingono così anche noi a porci la domanda: a chi appartengo? Chi è il mio Signore?

Ecco dunque che gli avversari di Gesù, udita la sua risposta, restarono meravigliati e se ne andarono (Mt 22,22). Ma dopo la meraviglia, che è momento spontaneo e incoativo, occorre una scelta, un’elaborazione, per far divenire la meraviglia conversione e ritrovamento di verità. E questo è anche il lavoro del lettore di questa pagina evangelica.


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Ciò che è di Cesare a Cesare e ciò che di Dio a Dio …

…Il brano riguarda proprio il potere.Prendiamo la parola potere,nella sua radice vuol dire possibilità, quindinon va demonizzatala possibilità di fare qualcosa. Ora questa possibilità può essere indirizzatada uno spirito di dominio, di violenza possessivae di morte. Èquello che di fatto si fa.O questa possibilità può essere indirizzata come servizio, come liberazione, come libertà, come relazione di amore, comemitezza,come dono della vita ed è quello che il vangelo propone. Di fatti, però, la società da Caino,in poi si struttura sempre sulla violenza del più forte. Èlui che detta legge. La città è fondata sul cadavere del fratello più debole ucciso, e chi ha ucciso detta legge.Ora non si può più uccidere, mafa delle leggi e domina mediante le leggi dopo avere stabilito il potere con la violenza. Quindi il poterecostituito ha sempre all’origine le armi: un potere di qualcuno su altri.….

11 Ottobre 2020 – XXVIII Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 22, 1-14

In quel tempo1 Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Omelia di don Mario Testa, sabato 10 Ottobre >>>


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: L’abito nuziale? Veste il cuore non la pelle >>>  

…I servi partono con un ordine illogico e favoloso: tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. Tutti, senza badare a meriti o a formalità. Non chiede niente, dona tutto. È bello questo Dio che, quando è rifiutato, anziché abbassare le attese, le innalza: chiamate tutti! Lui apre, allarga, gioca al rilancio, va più lontano. E dai molti invitati passa a tutti invitati, dalle persone importanti della città passa agli ultimi della fila: fateli entrare tutti, cattivi e buoni. Addirittura prima i cattivi e poi i buoni… Sala piena, scandalo per il mio cuore fariseo. E quando scende nella calca festosa della sala, è l’immagine di un Dio che entra nel cuore della vita. Noi lo pensiamo lontano, separato, assiso sul suo trono di giudice, e invece è dentro questa sala del mondo, qui con noi, come uno cui sta a cuore la mia gioia, e se ne prende cura. Ed ecco il secondo snodo del racconto: un invitato non indossa l’abito delle nozze. E lo fa buttare fuori. Che pretesa! Ha invitato mendicanti e straccioni e si meraviglia che uno sia messo male. Ma l’abito nuziale non è quello indossato sulla pelle, è un vestito nel cuore. …


Luciano Manicardi, monastero di BoseRivestire Cristo ogni giorno >>>

.. La prima risposta che la chiamata riceve è il rifiuto della volontà: “gli invitati alle nozze non volevano venire” (v. 3). C’è una volontà negativa. Quella che qualcuno chiama “nolontà”. L’atto di volontà non riguarda poi soltanto il momento iniziale della risposta, ma tutto il tempo in cui tale risposta deve durare, e dunque tutta la vita. L’atto di grazia mette in moto l’atto di volontà in chi vi risponde. Occorre non solo voler rispondere, ma voler continuare a rispondere ogni giorno alla chiamata, ovvero, dare memoria e continuità alla volontà. Senza volontà la vocazione a cui si è risposto un tempo diviene un lasciarsi andare, un lasciarsi vivere. La volontà dona libertà, porta ciascuno a dire dei “sì” e a opporre dei “no”. Essa chiede interiorità: la volontà la si decide in noi stessi. È la capacità di essere al tempo stesso chi comanda e chi obbedisce perché volere è rendersi obbediente a ciò che si comanda a se stessi. E richiede fatica e sforzo. Certo, la volontà deve poggiare su un desiderio, su una passione, su una convinzione radicata e radicale, che coinvolge tutta la persona, soprattutto la sua dimensione emotiva, altrimenti presto o tardi fallirà, o condurrà la persona nella malattia psichica attraverso le strettoie e le violenze autoimposte del volontarismo. Lo sforzo buono, sorretto e motivato da un fine da perseguire, mostra la dimensione positiva di una dimensione spesso temuta e rimossa come la fatica. C’è un soffrire buono e necessario perché finalizzato, orientato. Maurice Béjart ha scritto: “L’arte vive di obblighi, che solo l’artista può e deve infliggersi; la libertà è illusione a un livello primario, la disciplina è indispensabile per trovare al termine di un percorso di ascesi, la vera libertà”. E la psicanalista Françoise Dolto afferma: “Noi abbiamo bisogno di piacere, ma è la sofferenza, non il piacere che ci plasma”.!…


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Amico, come entrasti senza veste nuziale? …

…sono infinite le vie di Dio. Quasi a maggior ragione sono infinite le proposte da parte di Dio. Per cui nelle due parabole citate al capitolo 21, Dio invita nella vigna a lavorare con lui nella sua vigna. Sono le due parabole dei due figli quello che non va e che va poi, ed è anche la parabola cosiddetta dei vignaioli omicidi. Qui invece il Signore invita a mangiare. Prima invitava alavorare, le due parabole,qui invita a mangiare con lui nella sua grande,grandissima sala da pranzo, grande da starci il mondo….

4 Ottobre 2020 – XXVII Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 21,33-43

In quel tempo Gesù disse ai suoi dispepoli «33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?

43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Nella vigna del Signore il bene revoca il male >>>  

Gesù amava le vigne: le ha raccontate, per sei volte, come parabole del regno; vi ha letto un simbolo forte e dolce (io sono la vite e voi i tralci, Gv 15,5); al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (io sono la vite vera e il Padre è l’agricoltore, Gv 15,1). Ma oggi il Vangelo racconta di una vendemmia di sangue. Una parabola dura, che vorremmo non aver ascoltato, cupa, con personaggi cattivi, feroci quasi, e questo perché la realtà attorno a Gesù si è fatta cattiva: sta parlando a chi prepara la sua morte. L’orizzonte di amarezza e violenza verso cui cammina la parabola è già evidente nelle parole dei vignaioli, insensate e brutali: Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità! …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il tempo rivela il cuore >>>

Gesù amava le vigne: le ha raccontate, per sei volte, come parabole del regno; vi ha letto un simbolo forte e dolce (io sono la vite e voi i tralci, Gv 15,5); al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (io sono la vite vera e il Padre è l’agricoltore, Gv 15,1). Ma oggi il Vangelo racconta di una vendemmia di sangue. Una parabola dura, che vorremmo non aver ascoltato, cupa, con personaggi cattivi, feroci quasi, e questo perché la realtà attorno a Gesù si è fatta cattiva: sta parlando a chi prepara la sua morte. L’orizzonte di amarezza e violenza verso cui cammina la parabola è già evidente nelle parole dei vignaioli, insensate e brutali: Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!…


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

La pietra che i costruttori hanno scartato,questa è diventata testata d’angolo

La parabola dei vignaioli omicidi è un’allegoria della storia, sintesi della storia di salvezza, quindi sintesi dell’infedeltà dell’uomo e della fedeltà di Dio. Per cui noti come un crescendo di resistenza e di violenza da parte nostra e un crescendo della bontà da parte sua. Un crescendo della nostra volontà di rapire l’eredità, cioè la vita stessa di Dio e la volontà di Dio di dare la sua eredità, cioè la sua stessa vita.