25 Ottobre 2020 – XXX Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 22, 34-40
In quel tempo34i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Fai agli altri quello che desideri per te stesso >>>  

Il comandamento grande si riassume in un verbo: amerai. Un verbo al futuro, a indicare una azione mai conclusa, che durerà quanto il tempo. Amare non è un dovere, ma una necessità per vivere. E vivere sempre. Con queste parole possiamo gettare uno sguardo sulla fede ultima di Gesù: lui crede nell’amore, si fida dell’amore, fonda il mondo su di esso. «La legge tutta è preceduta da un “sei amato” e seguita da un “amerai”. “Sei amato” è la fondazione della legge; “amerai”, il suo compimento. Chiunque astrae la legge da questo fondamento amerà il contrario della vita» (Paul Beauchamp). Amerà la morte. Cosa devo fare per essere veramente vivo? Tu amerai. Con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente. . …..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il tuo futuro è nell’amare  >>>

Riprendendo quanto scritto nella Torah, l’evangelo odierno pone al cuore del vivere del credente il comando dell’amore. Anzi, l’amore come comando. Ma questo sta all’interno della risposta che Gesù dà alla domanda che, seppure in sé legittima e corrente all’epoca, tuttavia è posta con intenzione perversa (Mt 22,35). La risposta di Gesù reagisce alla domanda su cosa sia centrale, essenziale, irrinunciabile nella vita di fede. Questa domanda il credente dovrebbe sempre porsela, perché il passare del tempo rischia di far perdere la misura delle cose, la giusta proporzione dei problemi, e di farci smarrire nei dettagli. E il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. La domanda rivolta a Gesù svela che c’è un ordine nel volere di Dio, così come esiste una gerarchia di valore nelle realtà che si vivono. C’è, nella nostra vita il bisogno di andare all’essenziale, di trovare un centro, un punto di sintesi, una realtà che dia unità e senso a ciò che facciamo e senza il quale il nostro vivere si dissipa, si perde in futilità fatte divenire motivi di vita. La domanda posta dal dottore della Legge è uno squarcio di lucidità anche per noi: che cosa, in mezzo alle tante cose che facciamo risalire alla volontà di Dio, alle cose sante, è davvero decisivo? ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Amerai …

…La cosa più sorprendente è che Dio ci dà un solo comando, poi e ne dà un altro uguale al primo: il comandodi amare. Comandare vuol dire mandare insieme. Dio ci manda tutti insieme verso l’amore che è Lui. Èla destinazione dell’uomo e vuol dire mangiare dell’albero della vita. Per sé c’è un solo comando e un solo divieto: il comando è quello di amare, di essere figli e fratelli, il divieto è quello di non mangiare dell’albero che dà la morte, che è l’albero dell’egoismo, è l’albero di avere tutto in mano.….

18 Ottobre 2020 – XXIX Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 22,15-21
In quel tempo15i farisei tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Nessuno può avere potere sull’uomo È solo di Dio >>>  

….Rendete a Cesare. Ma chi è Cesare? Lo Stato, il potere politico, con il suo pantheon di facce molto note e poco amate? No, Cesare indica molto più di questo. Oso pensare che il vero nome di Cesare oggi, che la mia controparte sia non solo la società, ma il bene comune: terra e poveri, aria e acqua, clima e creature, l’unica arca di Noè su cui tutti siamo imbarcati, e non ce n’è un’altra di riserva. Il più serio problema del pianeta. Hai ricevuto molto, ora non depredare, non avvelenare, non mutilare madre terra, ma prenditene cura a tua volta.
Il secondo cambio di paradigma: Cesare non è Dio. Gesù toglie a Cesare la pretesa divina. Restituite a Dio quello che è di Dio: di Dio è l’uomo, fatto di poco inferiore agli angeli (Salmo 8) e al tempo stesso poco più che un alito di vento (Salmo 44), uno stoppino fumante, ma che tu non spegnerai. Sulla mia mano porto inciso: io appartengo al mio Signore (Isaia 44,5). …..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: A chi appartengo in verità? >>>

..

Tertulliano scrive: “Quali saranno le cose di Dio che siano simili al denaro di Cesare? Si intende l’immagine e la somiglianza con lui. Egli comanda quindi di rendere l’uomo al creatore, nella cui immagine e nella cui somiglianza era stato effigiato” (Contro Marcione IV,38,1). Se il tema dell’immagine rinvia naturalmente all’uomo creato da Dio e capax Dei, il tema dell’iscrizione la si ritrova in un passo isaiano in cui designa l’appartenenza dell’uomo a Dio. I convertiti alla fede nel Dio d’Israele porteranno sulla mano l’iscrizione “Del Signore” e diranno: “Io appartengo al Signore” (Is 44,5). Le parole di Gesù spingono così anche noi a porci la domanda: a chi appartengo? Chi è il mio Signore?

Ecco dunque che gli avversari di Gesù, udita la sua risposta, restarono meravigliati e se ne andarono (Mt 22,22). Ma dopo la meraviglia, che è momento spontaneo e incoativo, occorre una scelta, un’elaborazione, per far divenire la meraviglia conversione e ritrovamento di verità. E questo è anche il lavoro del lettore di questa pagina evangelica.


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… Ciò che è di Cesare a Cesare e ciò che di Dio a Dio …

…Il brano riguarda proprio il potere.Prendiamo la parola potere,nella sua radice vuol dire possibilità, quindinon va demonizzatala possibilità di fare qualcosa. Ora questa possibilità può essere indirizzatada uno spirito di dominio, di violenza possessivae di morte. Èquello che di fatto si fa.O questa possibilità può essere indirizzata come servizio, come liberazione, come libertà, come relazione di amore, comemitezza,come dono della vita ed è quello che il vangelo propone. Di fatti, però, la società da Caino,in poi si struttura sempre sulla violenza del più forte. Èlui che detta legge. La città è fondata sul cadavere del fratello più debole ucciso, e chi ha ucciso detta legge.Ora non si può più uccidere, mafa delle leggi e domina mediante le leggi dopo avere stabilito il potere con la violenza. Quindi il poterecostituito ha sempre all’origine le armi: un potere di qualcuno su altri.….

11 Ottobre 2020 – XXVIII Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 22, 1-14

In quel tempo1 Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Omelia di don Mario Testa, sabato 10 Ottobre >>>


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: L’abito nuziale? Veste il cuore non la pelle >>>  

…I servi partono con un ordine illogico e favoloso: tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. Tutti, senza badare a meriti o a formalità. Non chiede niente, dona tutto. È bello questo Dio che, quando è rifiutato, anziché abbassare le attese, le innalza: chiamate tutti! Lui apre, allarga, gioca al rilancio, va più lontano. E dai molti invitati passa a tutti invitati, dalle persone importanti della città passa agli ultimi della fila: fateli entrare tutti, cattivi e buoni. Addirittura prima i cattivi e poi i buoni… Sala piena, scandalo per il mio cuore fariseo. E quando scende nella calca festosa della sala, è l’immagine di un Dio che entra nel cuore della vita. Noi lo pensiamo lontano, separato, assiso sul suo trono di giudice, e invece è dentro questa sala del mondo, qui con noi, come uno cui sta a cuore la mia gioia, e se ne prende cura. Ed ecco il secondo snodo del racconto: un invitato non indossa l’abito delle nozze. E lo fa buttare fuori. Che pretesa! Ha invitato mendicanti e straccioni e si meraviglia che uno sia messo male. Ma l’abito nuziale non è quello indossato sulla pelle, è un vestito nel cuore. …


Luciano Manicardi, monastero di BoseRivestire Cristo ogni giorno >>>

.. La prima risposta che la chiamata riceve è il rifiuto della volontà: “gli invitati alle nozze non volevano venire” (v. 3). C’è una volontà negativa. Quella che qualcuno chiama “nolontà”. L’atto di volontà non riguarda poi soltanto il momento iniziale della risposta, ma tutto il tempo in cui tale risposta deve durare, e dunque tutta la vita. L’atto di grazia mette in moto l’atto di volontà in chi vi risponde. Occorre non solo voler rispondere, ma voler continuare a rispondere ogni giorno alla chiamata, ovvero, dare memoria e continuità alla volontà. Senza volontà la vocazione a cui si è risposto un tempo diviene un lasciarsi andare, un lasciarsi vivere. La volontà dona libertà, porta ciascuno a dire dei “sì” e a opporre dei “no”. Essa chiede interiorità: la volontà la si decide in noi stessi. È la capacità di essere al tempo stesso chi comanda e chi obbedisce perché volere è rendersi obbediente a ciò che si comanda a se stessi. E richiede fatica e sforzo. Certo, la volontà deve poggiare su un desiderio, su una passione, su una convinzione radicata e radicale, che coinvolge tutta la persona, soprattutto la sua dimensione emotiva, altrimenti presto o tardi fallirà, o condurrà la persona nella malattia psichica attraverso le strettoie e le violenze autoimposte del volontarismo. Lo sforzo buono, sorretto e motivato da un fine da perseguire, mostra la dimensione positiva di una dimensione spesso temuta e rimossa come la fatica. C’è un soffrire buono e necessario perché finalizzato, orientato. Maurice Béjart ha scritto: “L’arte vive di obblighi, che solo l’artista può e deve infliggersi; la libertà è illusione a un livello primario, la disciplina è indispensabile per trovare al termine di un percorso di ascesi, la vera libertà”. E la psicanalista Françoise Dolto afferma: “Noi abbiamo bisogno di piacere, ma è la sofferenza, non il piacere che ci plasma”.!…


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… Amico, come entrasti senza veste nuziale? …

…sono infinite le vie di Dio. Quasi a maggior ragione sono infinite le proposte da parte di Dio. Per cui nelle due parabole citate al capitolo 21, Dio invita nella vigna a lavorare con lui nella sua vigna. Sono le due parabole dei due figli quello che non va e che va poi, ed è anche la parabola cosiddetta dei vignaioli omicidi. Qui invece il Signore invita a mangiare. Prima invitava alavorare, le due parabole,qui invita a mangiare con lui nella sua grande,grandissima sala da pranzo, grande da starci il mondo….

4 Ottobre 2020 – XXVII Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 21,33-43

In quel tempo Gesù disse ai suoi dispepoli «33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?

43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Nella vigna del Signore il bene revoca il male >>>  

Gesù amava le vigne: le ha raccontate, per sei volte, come parabole del regno; vi ha letto un simbolo forte e dolce (io sono la vite e voi i tralci, Gv 15,5); al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (io sono la vite vera e il Padre è l’agricoltore, Gv 15,1). Ma oggi il Vangelo racconta di una vendemmia di sangue. Una parabola dura, che vorremmo non aver ascoltato, cupa, con personaggi cattivi, feroci quasi, e questo perché la realtà attorno a Gesù si è fatta cattiva: sta parlando a chi prepara la sua morte. L’orizzonte di amarezza e violenza verso cui cammina la parabola è già evidente nelle parole dei vignaioli, insensate e brutali: Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità! …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il tempo rivela il cuore >>>

Gesù amava le vigne: le ha raccontate, per sei volte, come parabole del regno; vi ha letto un simbolo forte e dolce (io sono la vite e voi i tralci, Gv 15,5); al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (io sono la vite vera e il Padre è l’agricoltore, Gv 15,1). Ma oggi il Vangelo racconta di una vendemmia di sangue. Una parabola dura, che vorremmo non aver ascoltato, cupa, con personaggi cattivi, feroci quasi, e questo perché la realtà attorno a Gesù si è fatta cattiva: sta parlando a chi prepara la sua morte. L’orizzonte di amarezza e violenza verso cui cammina la parabola è già evidente nelle parole dei vignaioli, insensate e brutali: Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!…


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

La pietra che i costruttori hanno scartato,questa è diventata testata d’angolo

La parabola dei vignaioli omicidi è un’allegoria della storia, sintesi della storia di salvezza, quindi sintesi dell’infedeltà dell’uomo e della fedeltà di Dio. Per cui noti come un crescendo di resistenza e di violenza da parte nostra e un crescendo della bontà da parte sua. Un crescendo della nostra volontà di rapire l’eredità, cioè la vita stessa di Dio e la volontà di Dio di dare la sua eredità, cioè la sua stessa vita.

27 Settembre 2020 – XXVI Domenica del T.O.

Omelia don Mario Testa_26_09_2020_ 25° Roberta e Giuseppe >>>

Omelia_don Mario Testa_XXVI TO_27_09_2020 >>>

Vangelo

Mt 21,28-32

In quel tempo Gesù disse ai suoi dispepoli 28«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». 29Ed egli rispose: «Non ne ho voglia». Ma poi si pentì e vi andò. 30Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: «Sì, signore». Ma non vi andò. 31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Malgrado errori e ritardi Dio crede sempre in noi >>>  

La morale evangelica non è quella dell’obbedienza, ma quella della fecondità, dei frutti buoni, dei grappoli gonfi di mosto: volontà del Padre è che voi portiate molto frutto e il vostro frutto rimanga…
A conclusione: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti. Dura frase, rivolta a noi, che a parole diciamo “sì”, che ci vantiamo credenti, ma siamo sterili di opere buone, cristiani di facciata e non di sostanza. Ma anche consolante, perché in Dio non c’è condanna, ma la promessa di una vita buona, per gli uni e per gli altri.
Dio ha fiducia sempre, in ogni uomo, nelle prostitute e anche in noi, nonostante i nostri errori e ritardi nel dire sì. Dio crede in noi, sempre. Allora posso anch’io cominciare la mia conversione verso un Dio che non è dovere, ma amore e libertà. Con lui matureremo grappoli, dolci di terra e di sole.


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il ricredersi del credente >>>

Il testo evangelico è composto dalla parabola vera e propria (vv. 28-30) e da un’applicazione (vv. 31-32). Entrambe le parti sono introdotte da una domanda: “Che ve ne pare?” (v. 28); “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?” (v. 31). La domanda, frequente nel parlare di Gesù, appare come invocazione e come offerta. Invocazione e offerta di verità, di coinvolgimento, di relazione autentica. Al centro di entrambe le domande vi è la parabola: la prima chiede attenzione e la seconda, una presa di posizione. Così, la parabola stessa appare come domanda che agisce come terzo tra Gesù e i suoi interlocutori e cerca di condurli alla verità in modo rispettoso e delicato. La parabola diviene narrazione che parla di Giovanni Battista (“Giovanni venne a voi …”) sia in riferimento a prostitute e pubblicani che gli hanno creduto (“i pubblicani e le prostitute …”) sia ai suoi interlocutori che non gli hanno creduto (“voi invece …”). Il rovesciamento descritto nella parabola per cui chi ha risposto di sì al comando del padre in realtà non gli obbedisce e chi gli ha risposto di no alla fine gli obbedisce, diviene specchio della situazione esistenziale di emarginati e pubblici peccatori che scavalcano, “precedono” nel Regno coloro che sembravano gli obbedienti e i fedeli. Coloro cioè che tutto indicava avessero risposto di sì alla volontà di Dio Padre.


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Voi, pur avendo visto, neppure vi pentiste per credergli …

… Una piccola nota circa le parabole come tali e questa in particolare: rispetto a un ragionamento, magari anche logico, filato, che può evidenziare la situazione, la parabola pedagogicamente, didatticamente ha un vantaggio, perchéè come un messaggio che viene confezionato in modo adeguato, stabile e resta lì. Un ragionamento passa, se ha ottenuto effettibene, se no scade. La parabola invece è come un qualche cosa che a tempo e luogo, a un certo momento scarterai, guarderai  – scartare nel senso di aprire – e ti parlerà. …

l’illuminazione cristiana non consiste nell’avere luci particolari, vibrazioni straordinarie o altro, consiste nel conoscere la realtà e la prima realtà è che dico no e che sono lontano dalla mia verità e che mi resta molto cammino. È la distanza tra ciò che nel profondo sono come figlio di Dio e ciò che realizzo con le mie azioni.

È sostanzialmente il fallimento della mia impostazione delle mie azioni, che non corrisponde a ciò che sono.

Questa è la illuminazione: la coscienza del peccato che mi permette di camminare e scoprire la misericordia di Dio, l’amore gratuito e la mia verità più profonda e la verità più profonda di Dio.

Non è che uno è illuminato perché è così bravo da sentirsi tutto luce. Invece uno è sempre più vero, scopre sempre più la distanza e allora scopre la luce che è la sua distanza colmata dall’amore gratuito.

Questa è la luce: me amato infinitamente e gratuitamente.

E il passaggio è proprio questo no. … >>> pa.13

20 Settembre 2020 – XXV Domenica del T.O.

Vangelo

Mt 20,1-16
In quel tempo Gesù disse ai suoi dispepoli questa parabola:” 1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Quel «dono» che mette l’uomo prima del mercato >>>  

La vigna è il campo più amato, quello in cui l’agricoltore investe più lavoro e passione, fatica e poesia. Senza poesia, infatti, anche il sorso di vino è sterile. Vigna di Dio siamo noi, sua coltivazione che non ha prezzo. Lo racconta la parabola del proprietario terriero che esce di casa all’alba, che già dalla prima luce del giorno gira per il villaggio in cerca di braccianti. E vi ritornerà per altre quattro volte, ogni due ore, fino a che c’è luce.
A questo punto però qualcosa non torna: che senso ha per un imprenditore reclutare dei giornalieri quando manca un’ora soltanto al tramonto? Il tempo di arrivare alla vigna, di prendere gli ordini dal fattore, e sarà subito sera. Allora nasce il sospetto che ci sia dell’altro, che quel cercatore di braccia perdute si interessi più degli uomini, e della loro dignità, che della sua vigna, più delle persone che del profitto. Ma arriviamo al cuore della parabola, la paga…


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Li hai fatti uguali a noi! >>>

Il testo evangelico di questa domenica è costituito da una parabola presente solamente nel primo vangelo e che urta la nostra sensibilità e per certi aspetti si presenta come irricevibile. La reazione che chiunque sente nascere spontaneamente in sé alla lettura di questa parabola è: “No, non è giusto”. Non è giusto che lavoratori che hanno faticato un’intera giornata sotto il caldo ricevano la stessa paga di chi ha lavorato un’ora sola, e per giunta la più fresca. Non è giusto che operai che hanno lavorato per tempi diversi impegnati nello stesso lavoro, ricevano la medesima retribuzione. Cerchiamo dunque di introdurci nella comprensione del testo. …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?.…

È il dramma del giusto. È quel dramma che ha vissuto Paolo, che era irreprensibile nell’osservanza della legge e ha capito che tutto questo che per lui era un guadagno, era una perdita, perché c’è qualcos’altro. Cioè: la retribuzione che Dio ci dà è se stesso, che è Amore e Grazia.E i giusti si arrabbiano che Dio dia se stesso per amore e per grazia: vorrebbero il salario del loro sudore. Ma qualunque salario del nostro sudore sarà un po’ di sudore, non sarà Dio. Dio non è oggetto di guadagno o di perdita. E i giusti si incattiviscono perché Dio è Grazia, Amore e Perdono.Quindi questi giusti fanno l’unico peccato vero contro Dio. È l’uomo religioso che non accetta che Dio sia misericordia. È l’uomo buono che non accetta che il cattivo sia graziato da Dio. Si indurisce. …

18 Settembre 2020 – 26° anniversario della Consacrazione dell’Altare

DALL’ALTARE AL CUORE DEL MONDO

Carl Rahner *

Il teologo tedesco, nato nel 1904, ci spiega come Dio entra nella nostra vita umana mediante il ministero sacerdotale, che testimonia la presenza trasfigurante del Signore nel mondo: il sacerdote attualizza il mistero di Cristo per mezzo dei sacramenti, l’Eucaristia soprattutto, e attraverso la proclamazione della Parola, che insieme prepara e sviluppa la parola sacramentale.

Il sacerdote scende dall’altare, si immerge nel mondo, annunzia il messaggio a tempo e contro tempo, opera e lotta per il Regno di Dio, cercando di sottomettere la terra al dominio di Dio. Al principio e al termine del suo agire c’è l’attualizzazione del mistero di Cristo nell’offerta del sacrificio e nell’amministrazione dei sacramenti; al principio e al termine della sua parola c’è la parola sacramentale. Ma è proprio per questo che egli ha l’obbligo di dire qualche altra cosa oltre la parola sacramentale. Quando non è in senso stretto «forma» del sacramento, la proclamazione del mistero cristiano, cioè la parola cristiana, in sé non è altro che la preparazione e lo sviluppo della parola propriamente sacramentale. Essa resta sempre subordinata a quest’ultima; costituisce l’insegnamento che preparerà i popoli alla recezione del battesimo; mentre, per quelli che l’hanno ricevuto, rappresenta l’insegnamento dei comandamenti di Dio, affinché la vita battesimale rimanga attiva in essi e porti i frutti dello Spirito.

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6 Settembre 2020 – XXIII Doenica del T.O.

Vangelo

Mt 18,15-20

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:” 15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Se amiamo siamo capaci di correggere senza ferire >>>  

..Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro. In mezzo a loro, come collante delle vite. Essere riuniti nel suo nome è parola che scavalca la liturgia, sconfina nella vita, Quando due o tre si guardano con verità, lì c’è Dio. Quando gli amanti si dichiarano: tu sei la mia vita, osso delle mie ossa, lì c’è Dio, nodo dell’amore, legame saldo e incandescente. Quando l’amico paga all’amico il debito dell’affetto, lì c’è Cristo, uomo perfetto, fine ultimo della storia, energia per ripartire verso il fratello, che se commette una colpa, tu vai, esci, prendi il sentiero e bussi alla sua porta. Forte della tua pienezza. . …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Ascolto, correzione, perdono >>>

…Subito dopo aver narrato questa breve parabola, Gesù parla del comportamento intracomunitario nei confronti del fratello che pecca. Troviamo qui l’eco di una pratica disciplinare che cercava di regolare e risolvere situazioni comunitarie ferite da peccati avvenuti all’interno della comunità. I vv. 15-17 si presentano come una sorta di indicazione di percorso, di regola di comportamento nei confronti del peccatore. Si tratta di indicazioni che manifestano la loro origine nell’esperienza vissuta, in situazioni che sono insorte e che hanno interrogato i responsabili delle comunità e hanno condotto all’elaborazione di un processo disciplinare ispirato a gradualità, a discrezione e a rispetto. Ma anche a fermezza. Il ricorrere per cinque volte in tre versetti di proposizioni condizionali (“se tuo fratello … se ti ascolterà … se non ascolterà … se non ascolterà costoro … se non ascolterà neanche l’assemblea”) esprime la riflessione ecclesiale su casi che si sono verificati e che hanno impegnato le comunità a dotarsi di regole, di limiti, di procedure per arginare comportamenti che, qualora fossero degenerati o divenuti consuetudine, avrebbero rovinato la comunità rendendo impossibile la vita ecclesiale. Sì, perché anche una comunità ecclesiale ha dei limiti, delle possibilità limitate, delle debolezze e non è onnipotente. Di fronte ai casi che possono verificarsi, troviamo poi indicazioni precise di comportamento che, di nuovo, riflettono l’esperienza maturata nelle comunità ecclesiali: “va’ e ammoniscilo fra te e lui solo … prendi con te una o due persone … dillo alla comunità … sia per te come il pagano e il pubblicano”.….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Avrai guadagnato il tuo fratello.…

… Questa sera siamo al puntopiù delicato del discorso sulla comunità, del discorso sullo stare insieme. Il fondamento è sempre l’accettazione incondizionata dell’altro, il fare la verità nella carità, far verità ma con amore. Il pericolo è di dimenticare però la verità in nome dell’amore e allora non è amore dimenticare la verità, perché fa male all’altro la menzogna.

Questa sera vedremo la cosiddetta correzione fraternache certamente è l’arte piùdifficile dello stare insieme.Stavo pensando che correzione fraternaimplica proprio forse questo binomio inscindibile anche se sta in termini un poco dialettici. Correzione fa pensare a qualcosa che sa di verità ma magari di durezza, ma c’è fraternache vuol dire quell’accoglienza, quell’accettazione, quel dato di amore che consente di fare la verità nella carità e di esercitare come servizio di amore e di carità anche qualcosa che aiuta uno a camminare, ad arrivare alla verità, ad una verità maggiore. . …

30 Agosto 2020 – XXII Doenica del T.O.

Se il Signore è il pastore allora non è che lo si debba precedere ma seguire.

Vangelo

Mt 16,21-27


In quel tempo 21Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». 24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire:Quell’invito impegnativo di Gesù a seguirlo >>>  

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Vivere una storia con lui, ha un avvio così leggero e liberante: se qualcuno vuole. Se vuoi. Tu andrai o non andrai con Lui, scegli, nessuna imposizione; con lui «maestro degli uomini liberi», «fonte di libere vite» (D.M. Turoldo), se vuoi. Ma le condizioni sono da vertigine. La prima: rinnegare se stessi. Un verbo pericoloso se capito male. Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi, mortificare quelle cose che ti fanno unico. Vuol dire: smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno. Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi. Martin Buber riassume così il cammino dell’uomo: «a partire da te, ma non per te». …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Volontà di Dio e libertà >>>

…Ma le parole di Gesù suscitano la reazione indignata di Pietro. Reazione verbale ma anche fisica. Pietro “prende con sé” Gesù, lo “trae a sé”, e accompagna questo gesto con le parole scandalizzate e di rimprovero: “(Dio) ti preservi, Signore, questo non ti accadrà mai!” (Mt 16,22). Per Pietro, ciò che Gesù ha detto è semplicemente irricevibile. L’idea di Messia che Pietro ha in mente è assolutamente inconciliabile con il destino di sofferenza e di morte. Ma Pietro sta proiettando su Gesù i propri desiderata, la propria immagine del Messia. Già il profeta Isaia avvertiva che i pensieri degli uomini non sono i pensieri di Dio: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” (Is 55,8), ora Gesù rivolge lui questo rimprovero a Pietro: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”, o forse anche: “Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma di quelle degli uomini” (Mt 16,23). E Gesù reagisce anche con un gesto: Gesù “si sottrae”, “si volta” e rispedisce Pietro dietro a sé, nella posizione del discepolo che segue il maestro. E Gesù non lesina le parole dure a Pietro: il beneficiario della rivelazione del Padre ora è apostrofato come “satana”, il destinatario della beatitudine è ora motivo di scandalo, la roccia è ora pietra d’inciampo. In Pietro queste dimensioni contraddittorie convivono, come convivono in ogni credente possibilità di fede e di non-fede, di comprensione e di ignoranza, di fedeltà e di abbandono, di umiltà e di supponenza. In particolare, di fede e di sufficienza, di adesione al Signore e di presunzione di sé….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html )

… Se il Signore è il pastore allora non è che lo si debba precedere ma seguire.…

… Chi sono io per te? È il momento in cui si finisce di interrogare il Signore e si accetta di essere interrogati da lui. E Pietro dà la risposta piena di gioia, piena di amore: ha scoperto chi è Gesù. Gesù è il suo Signore, è il Cristo, è colui che realizza tutte le sue speranze, è il Figlio di Dio. Dopo questa scoperta, Gesù comincia a mostrarsi apertamente. Prima voleva che i discepoli lo riconoscessero, gli volessero bene, gli fossero attaccati. E dopo che i discepoli gli vogliono bene, allora Lui comincia a rivelarsi. E il brano di questa sera è particolarmente importante, perché in modo molto concentrato contiene tutta la rivelazione di Gesù, la rivelazione cristiana circa Gesù stesso e circa anche la nostra vita di discepoli. …