3 Aprile 2022 – V DOMENICA DI QUARESIMA

Omelia di S.E. Mons. Luigi Vari – Arcivescovo di Gaeta – S. Messa ore 18.00 >>>

Vangelo

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».


 

27 Marzo 2022 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

Vangelo

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Un Padre che intorno vuole figli non servi >>>

 


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Il lungo respiro dell’amore >>>

 


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Gioite con me!
Gesù ha appena detto quanto è difficile essere suo discepolo.
Allora tutti i pubblicani e i peccatori vanno da lui, mentre i
farisei e gli scribi – i giusti e i sapienti! – brontolano contro di
lui. Per convertirli alla misericordia, Gesù racconta loro questa
parabola in tre parti. Il ritornello è la gioia alla quale Dio invita
tutti quando trova il figlio perduto. Chi non accetta come
fratello il peccatore, non accetta l’amore «gratuito» del Padre
e non è figlio. E’ come il fratello maggiore: si arrabbia e non
riconosce né il padre né il fratello. Resta fuori dal banchetto
dell’amore, affogato nella sua giustizia. Questa parabola è «il
vangelo nel vangelo»: Dio ci ama non perché siamo buoni, ma
perché siamo suoi figli. Per questo, da cattivi, possiamo
diventare buoni

Lc 15,11-32 

20 Marzo 2022 – III DOMENICA DI QUARESIMA

Vangelo

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13,1-9

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».


 

 

13 Marzo 2022 – II DOMENICA DI QUARESIMA

 Omelia di don Bernard Tondé – S. Messa 13 marzo 2022 ore 18.00   >>>

Vangelo

Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Il vivere la bellezza è liberare la luce in noi >>>

Molte chiese orientali custodiscono sulle pareti un percorso di fede per immagini, alla fine del quale campeggia, o dipinta sulla cupola centrale nel punto più alto, o raffigurata come mosaico dorato a riempire di luce l’abside dietro l’altare, vertice e traguardo dell’itinerario, l’immagine della Trasfigurazione di Gesù sul Tabor, con i tre discepoli a terra, vittime di stupore e di bellezza. Un episodio dove in Gesù, volto alto e puro dell’uomo, è riassunto il cammino del credente: la nostra meta è custodita in una parola che in Occidente non osiamo neppure più pronunciare, e che i mistici e i Padri d’Oriente non temono di chiamare “theosis”, letteralmente “essere come Dio”, la divinizzazione. Qualche poeta osa: Dante inventa un verbo bellissimo “l’indiarsi” dell’uomo, in parallelo all’incarnarsi di Dio; oppure: “io non sono/ancora e mai/ il Cristo/ ma io sono questa/infinita possibilità”. (D.M.Turoldo)…..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Preghiera e silenzio >>>

Le prime due domeniche di Quaresima, in tutte le annate liturgiche, presentano quella successione tra il racconto delle tentazioni di Gesù e la narrazione della sua trasfigurazione che è simbolo del cammino quaresimale fino al suo compimento pasquale. Ma vi troviamo anche un’immagine della nostra quotidianità. Questo è particolarmente vero nell’annata C perché la polarità tentazione – trasfigurazione si declina come polarità tentazione di Gesù – preghiera di Gesù, dunque tentazione – preghiera nostre. È infatti un tratto peculiare della redazione di Luca l’aver inserito la narrazione della trasfigurazione nel contesto della preghiera di Gesù: “Gesù salì sul monte per pregare e mentre pregava l’aspetto del suo volto divenne altro e il suo abito bianco, sfolgorante” (Lc 9,28-29). Luca crea un parallelo spirituale suggestivo tra tentazioni, in cui Gesù si oppone al divisore con la parola della Scrittura (Lc 4,1-13), e trasfigurazione, in cui Gesù è reso partecipe della luminosità di Dio attraverso la parola della Scrittura simbolizzata da Mosè ed Elia, la legge e i Profeti, con cui sta conversando (Lc 9,28-36). Questa polarità è anche descrizione della situazione in cui noi stessi siamo immersi quotidianamente. Quotidiana è per noi la possibilità del male. Ma altrettanto quotidiana è la possibilità della lotta, della resistenza alla seduzione del male, dunque della preghiera e dell’ascolto della parola del Signore nelle Scritture. …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Questi è il mio Figlio, l’eletto. Ascoltate Lui!
Come già nel battesimo, il Padre conferma di nuovo il
cammino del Figlio: la sua solidarietà con i fratelli fino
alla croce è l’unico trionfo sul male. Il Padre ci dice di
ascoltare lui, che ci ha detto di seguirlo nel cammino
dalla croce alla gloria. Allora la bellezza del suo volto di
Figlio risplende anche sul nostro volto.
La trasfigurazione ci fa vedere la meta del nostro
cammino: diventare come Dio.

Lc 9,28-36

 

 

 

 

 

6 Marzo 2022 – I DOMENICA DI QUARESIMA

Omelia di don Mario Testa, Santa Messa del 6 Marzo 2022, ore 18.00 >>>

Vangelo

Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 4,1-13

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: La libertà di scegliere è chiamata alla vita >>>

Le tentazioni e le scelte di Gesù nel deserto ridisegnano il mondo delle relazioni umane: il rapporto con me stesso e con le cose (pietre o pane), con Dio e con gli altri (tutto sarà tuo). Dì a questa pietra che diventi pane! Non di solo pane, l’essere umano vive anche della contemplazione delle pietre del mondo, e allora vede che “nel cuore della pietra Dio sogna il suo sogno e di vita la pietra si riveste” (G. Vannucci). Perfino le pietre sono “sillabe del discorso di Dio. Il divino e l’umano si incontrano nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino nell’ultimo granello di polvere del nostro pianeta” (Laudato Si’ 9). Il pane è un bene, un valore indubitabile, ma Gesù non ha mai cercato il pane a suo vantaggio, si è fatto pane a vantaggio di tutti. E risponde giocando al rialzo, offrendo più vita: Non di solo pane vivrà l’uomo…..


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Sì, sì. No, no >>>

La Scrittura, anzitutto, a cui Gesù obbedisce, che ascolta e legge fino a farla divenire parola sua, suo eloquio, sua parola vivente, orale, nel dialogo con il tentatore; quindi, la libertà, che appare in questa pagina come capacità di dire di no, di resistere, di restare ancorato a un sì e di negare e, ovviamente anche, di negarsi, possibilità altre. La tentazione è un possibile praticabile che si affaccia al nostro cuore. La fede di Gesù è tutta nel pronunciato verso Dio, il Padre e nel no opposto al tentatore. In Lc 10,21, la professione di fede di Gesù è nient’altro che un atto di amore che sigilla una vita: “Sì, o Padre”; amare è dire di sì incondizionatamente a una persona. Da quel sì di Gesù discendono anche i no. La vita di fede di Gesù è infatti anche e contemporaneamente nel no opposto al tentatore, al diabolos, come lo chiama Luca, il “divisore”. Ma ciò che colpisce è che il no che Gesù dice è sempre un sì a Dio, è cioè interno al sì che motiva e fonda il suo vivere: nel testo evangelico odierno Gesù per tre volte cita la Scrittura, ripetendo il suo sì a Dio, e questo diviene il no al diavolo. Mi pare si possa dire che la reazione di Gesù esemplifica e mette in atto ciò che Gesù stesso esprime ai destinatari del discorso sulla montagna: “Il vostro parlare sia: ‘Sì, sì’, ‘No, no’, il di più viene dal Maligno” (Mt 5,37). Gesù denuncia un superfluo diabolico. La tentazione è questo “di più” che il diavolo gli prospetta. Il parlare di Gesù è un “no” netto a Satana e un “sì” ancor più radicale a Dio. …

Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Era tentato: se sei Figlio di Dio…
Gesù continua per tutta la vita, fino alla morte, la scelta fatta
nel battesimo: è il Figlio, che tutto riceve dal Padre e tutto
condivide con i fratelli. Questa è la vita di Cristo e del cristiano.
In questo modo vince le tentazioni di satana: la brama di
possedere cose, persone e Dio stesso, origine di tutti i mali
dell’uomo. Il fine delle tentazioni è sempre buono (“se sei Figlio
di Dio!): sono i mezzi che non sono buoni

Lc 4,1-13  

27 Febbraio 2022 – VIII Domenica del T.O.

Omelia di don Mario Testa, Santa Messa del 27 Febbraio ore 18.00 >>>

Omelia di don Mario Testa, Santa Messa del 26 Febbraio ore 18.00 >>>

Vangelo

La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Chi non ama vede solo il male attorno a sé >>>

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello? Notiamo la precisione del verbo: perché “guardi”, e non semplicemente “vedi”; perché osservi, fissi lo sguardo su pagliuzze, sciocchezze, piccole cose storte, scruti l’ombra anziché la luce di quell’occhio? Con una sorta di piacere maligno a ricercare ed evidenziare il punto debole dell’altro, a godere dei suoi difetti. Quasi a giustificare i tuoi. Un motivo c’è: chi non vuole bene a se stesso, vede solo male attorno a sé; chi non sta bene con sé, sta male anche con gli altri. Invece colui che è riconciliato con il suo profondo, guarda l’altro con benedizione. Con sguardo benedicente. Dio guardò e vide che tutto era cosa molto buona (Gen 1,31). Il Dio biblico è un Dio felice, che non solo vede il bene, ma lo emana, perché ha un cuore di luce e il suo occhio buono è come una lampada, dove si posa diffonde luce (Mt 6,22). Un occhio cattivo invece emana oscurità, moltiplica pagliuzze, diffonde amore per l’ombra. Alza una trave davanti al sole. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Vedi come parli >>>

L’odierna pagina evangelica (Lc 6,39-45) contiene parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli: i destinatari del suo parlare sono ancora i “voi che ascoltate” di Lc 6,27. Luca riunisce qui detti e parole di Gesù che nel vangelo secondo Matteo hanno collocazioni diverse e rivestono anche significati differenti. Il detto proverbiale riguardante i ciechi che guidano altri ciechi lo troviamo in Mt 15,14 riferito ai farisei (cf. Mt 15,12-14). In Luca (6,39) il discorso si rivolge all’interno della comunità cristiana. Il detto sul discepolo e il suo maestro si trova anche in Matteo, ma inserito all’interno del discorso missionario (Mt 10,24-25) e riflette l’idea giudaica che un discepolo non è chiamato a “superare” il maestro, ma ad assomigliargli attraverso l’acquisizione dell’insegnamento da lui trasmesso. In Luca (6,40), la sottolineatura sulla necessaria “formazione” del discepolo apre uno spiraglio sulla vita di una comunità cristiana all’epoca dell’evangelista Luca e sull’attività catechetica che vi si svolgeva. …


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Diventate misericordiosi come il Padre vostro
Gesù ci propone di diventare ciò che siamo: figli di Dio, nostro
Padre. La sua qualità fondamentale è quella di essere
misericordioso (= uterino) come la madre, che sempre accoglie
i suoi figli. Leggo con cura ogni parola: è l’autobiografia di
Gesù: dice ciò che lui fa per me, perché anch’io possa farlo con
gli altri. I vv. 27-35 parlano dell’amore per i nemici.

 

Lc 6,27-35  

 

20 Febbraio 2022 – VII Domenica del T.O.

Omelia di don Mario Testa, Santa Messa del 20 Febbraio ore 18.00 >>>

Vangelo

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso .
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”.


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Dare e avere. I conti di Dio non sono come i nostri >>>

Domenica scorsa Gesù aveva proiettato nel cielo della pianura umana un sogno: beati voi poveri, guai a voi ricchi; oggi sgrana un rosario di verbi esplosivi. Amate è il primo; e poi fate del bene, benedite, pregate. E noi pensiamo: fin qui va bene, sono cose buone, ci sta. Ma quello che mi scarnifica, i quattro chiodi della crocifissione, è l’elenco dei destinatari: amate i vostri nemici, i vostri odiatori, gli infamanti, gli sparlatori. Gli inamabili. Poi Gesù, per sgombrare il campo da ogni equivoco, mi guarda negli occhi, si rivolge a me, dice al singolare: “tu”, dopo il “voi” generico. E sono altre quattro cicatrici da togliere il fiato: porgi l’altra guancia, non rifiutare, dà, non chiedere indietro. …


Luciano Manicardi, monastero di Bose: Mentre eravamo nemici >>>

Dopo aver pronunciato i “guai” rivolti a ricchi e gaudenti (Lc 6,24-26), Gesù imprime una brusca sterzata al suo discorso rivolgendosi a folle e discepoli che lo stanno ascoltando e indicando loro la “via altra”, che è anche la “via alta”, sublime e difficile, di chi è chiamato a essere “misericordioso come il Padre è misericordioso” (Lc 6,36). L’avversativa forte posta all’inizio del v. 27 (“Ma a voi che ascoltate io dico”, eco in realtà ben più forte del “ma io vi dico” del discorso della montagna di Matteo) dice l’alterità che il cristiano è chiamato a narrare nella sua vita. Questa alterità è la santità contenuta nella vocazione cristiana. Al cuore di tale santità-alterità vi è l’amore per il nemico: “Amate i vostri nemici” (Lc 6.27.35) è il comando che contiene in inclusione l’intero passo di Lc 6,27-35). Questo amore è di per sé un’avversativa mite e potentissima nei confronti del sentire e pensare mondano. Il nemico è specificato come colui che odia, maledice, maltratta ed esprime la sua inimicizia con la violenza fisica, con il furto, con la richiesta e la pretesa. Ovviamente l’inimicizia trova infiniti altri modi di esprimersi, ma l’indicazione che emerge dalle parole di Gesù è: si risponda facendo non-violenza. Non semplicemente con una risposta che non sia violenta, che dunque si sottragga alla specularità ripetitiva del gesto violento subito, ma con un’azione positiva di segno opposto. Così ci si mostra più forti della violenza subita e si passa dalla reazione all’azione: come si comporterà colui che odia e maltratta, che calunnia e pretende, al gesto positivo dell’offeso? Come reagirà di fronte a chi non lo riduce al suo gesto violento, non lo considera odio personificato, ma lo considera una persona e, in obbedienza alla regola d’oro (“Come volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”: Lc 6,31), gli fa il bene? Amando il nemico gli offro la libertà di essere una persona migliore, di emendarsi dalla violenza: gli dico che può amarsi. ….


Gesuiti Villapizzone, Milano ( http://www.gesuiti-villapizzone.it/sito/lectio/vangeli.html

Diventate misericordiosi come il Padre vostro
Gesù ci propone di diventare ciò che siamo: figli di Dio, nostro
Padre. La sua qualità fondamentale è quella di essere
misericordioso (= uterino) come la madre, che sempre accoglie
i suoi figli. Leggo con cura ogni parola: è l’autobiografia di
Gesù: dice ciò che lui fa per me, perché anch’io possa farlo con
gli altri. I vv. 27-35 parlano dell’amore per i nemici

Lc 6,27-35  

13 Febbraio 2022 – VI Domenica del T.O.

Omelia di don Bernard Tondé, Santa Messa del 13 Febbraio ore 18.00 >>>

Vangelo

Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,17.20-26

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate,
perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.
Allo stesso modo infatti agivano
i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».


Ermes Maria Ronchi, su Avvenire: Dio regala gioia a chi costruisce la pace >>>

…. Se Gesù avesse detto che la povertà è ingiusta, e quindi semplicemente da rimuovere, il suo sarebbe stato l’insegnamento di un uomo saggio attento alle dinamiche sociali (R. Virgili). Ma quell’oracolo profetico, anzi più-che-profetico, quel “beati” che contiene pienezza, felicità, completezza, grazia, incollato a persone affamate e in lacrime, a poveracci, disgraziati, ai bastonati dalla vita, si oppone alla logica, ribalta il mondo, ci obbliga a guardare la storia con gli occhi dei poveri, non dei ricchi, altrimenti non cambierà mai niente.
E ci saremmo aspettati: beati voi perché ci sarà un capovolgimento, un’alternanza, diventerete ricchi. No. Il progetto di Dio è più profondo. Il mondo non sarà reso migliore da coloro che hanno accumulato più denaro. «Il vero problema del mondo non è la povertà, è la ricchezza!

….
Beati voi… Il Vangelo più alternativo che si possa pensare. Manifesto stravolgente e contromano; e, al tempo stesso, vangelo amico. Perché le beatitudini non sono un decreto, un comando da osservare, ma il cuore dell’annuncio di Gesù: sono la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, Dio regala gioia a chi costruisce pace.
In esse è l’inizio della guarigione del cuore, perché il cuore guarito sia l’inizio della guarigione del mondo.
(Letture: Geremia 17,5-8; Salmo 1; 1 Corinzi 15, 12.16-20; Luca 6, 17.20-26)


Luciano Manicardi, monastero di Bose: I sazi e gli affamati >>>

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È subito dopo aver costituito il gruppo dei Dodici (Lc 6,12-16) che Gesù pronuncia queste parole che dunque assumono un valore particolarmente significativo nei confronti del gruppo e della vita di quei Dodici “ai quali diede il nome di apostoli” (Lc 6,13). E certo, i Dodici sono destinatari immediati e privilegiati di queste parole (“Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva”: Lc 6,20); tuttavia, è una folla numerosa che ascolta questo discorso, folla formata da ebrei e anche da persone provenienti da zone non ebraiche, come le città fenicie di Tiro e di Sidone (Lc 6,17). È evidente che Luca non intende solo mostrare che la fama di Gesù si è estesa al di fuori dei confini di Israele, ma vuole anche prefigurare l’estensione post-pasquale al mondo non ebraico dei gentili del messaggio di salvezza di Gesù. Inoltre, poste immediatamente dopo l’annotazione che la folla “cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti” (Lc 6,19), le parole di Gesù che propongono beatitudini e guai, intendono far uscire la fede di chi lo segue e lo cerca dalla dimensione magica e interessata. Riportano le folle sulla terra, e dunque sul piano delle scelte e delle responsabilità, dei sì e dei no da dire, dunque degli inevitabili conflitti. Colpisce poi che questo parlare in pubblico di Gesù – tratto caratterizzante la sua attività kerygmatica e pedagogica – non ha il tono di una conferenza ma di una testimonianza e trasmissione di vita. Come già evidenziato nell’episodio dell’omelia di Gesù nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,22-30), la parola e la persona di Gesù chiedono un’opzione, uno schierarsi, uno scegliere: e l’adesione a Gesù il Messia suscita una divisione tra gli uditori svelando i pensieri del cuore (cf. Lc 2,34-35). Possiamo dire che la pagina evangelica che mette a diretto confronto, in un brutale vis-à-vis poveri e ricchi, affamati e sazi, afflitti e gaudenti, perseguitati e gente ammirata, lodata e stimata, implica una necessaria scelta di campo, un’opzione che in definitiva è tra l’autosufficienza e la fiducia nel Signore, ovvero tra l’idolatria e la fede. …


Beati i poveri, perché vostro è il regno di Dio

Noi, ascoltando queste parole, “tocchiamo” Gesù e “guariamo”
dalla radice dei nostri mali. Gesù infatti è venuto a portare
l’amore e la vita, che vince l’egoismo e la morte. L’egoista
cerca ricchezze e prende tutto, per dominare sugli altri ed
essere superiore a tutti; chi ama dà tutto, fino a dare se stesso,
e serve gli altri con umiltà…

 

Lc 6,20-26